Recensioni

La vera poesia si caratterizza, da sempre, per la musicalità delle parole e per la profondità del messaggio trasmesso. La poesia di Nino Ferraù, trova un’interprete sensibilissima nella scrittrice e poetessa, Francesca Spadaro che, con grande maestria e competenza, riesce a ripercorrere l’itinerario umano ed artistico del poeta. Sempre attenta e puntuale, la Spadaro ha ricostruito lo scenario storico, antropologico e letterario in cui egli si è mosso e, con coerenza, lo ha interpretato, offrendo ai lettori importanti approfondimenti sulla figura e l’opera del poeta galatese (Francesca Spadaro, “Il Poeta e la Bambina”, Armando Siciliano Editore, Messina 2021, pg 198). L’incipit del romanzo biografico prende avvio nel 1933 (Anno XI dell’Era Fascista), quando Nino frequenta la V elementare nel suo paese di Galati Mamertino (Me) e si conclude con la morte, avvenuta a Messina nel 1984.

ll settimo colpo (Catarsi di un eroe dei nostri tempi)

Un testo intenso di grande spessore morale, ricco di pathos, cosparso del sale della saggezza, illuminato dalla “ Parola” di Cristo che risuona in eterno ( “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi”), la recente opera dello scrittore e avvocato, Michele Barbera (“Nessun uomo è luce a se stesso”, Il martirio di Rosario Angelo Livatino in odium fidei et iustitiae, Gianmarco Aulino Editore, Sciacca 2020 pg 142).

Michele Barbera, noto avvocato e scrittore poliedrico di Marsala, appassionato studioso di filosofia e di teologia, ripercorre in questo saggio la vicenda umana del giudice-ragazzino, Rosario Angelo Livatino , ucciso barbaramente il 21 Settembre del 1990, mentre si recava negli uffici del Tribunale di Agrigento, da quattro sicari assoldati dalla “Stidda”(associazione mafiosa agrigentina).

Come si sopravvive ad una perdita? Ognuno attua strategie consolatorie del tutto personali; non c’è un antidoto universalmente valido. E cosa succede se a scomparire è l’Amore della propria vita? Ce lo racconta Marisa Bulgheroni nel suo romanzo “Stella nera” - Frammenti di una vita a due, in cui ci offre una delicata testimonianza di vita e di morte.

L’impressione è quella di frugare tra le pagine di un diario che custodisce riflessioni personali che l’autrice rivolge a sé stessa; considerazioni esistenziali, nel tentativo di resistere al distacco. Lungo la narrazione, il diario assume spesso i contorni di una lettera rivolta all’amato scomparso; si rammentano episodi di vita vissuta insieme, si riallacciano i nodi con le esperienze materiali ed emotive condivise. Infine, quasi inavvertitamente, la forma epistolare lascia spesso spazio a quella dialogica, che, in quanto tale, presuppone una risposta da chi non è più in grado di darla; non nelle forme canoniche, almeno.

Poliedrico, ambizioso, determinato, talvolta feroce, Federico II si rivela ,anche, un antesignano del culto, oggi diremmo mass-mediatico dell’ immagine. Il saggio di Valentina Certo( “Il Tesoro  di Federico II, Potere e Cultura a Corte, Ed. Giambra 2019 Terme Vigliatore pag. 200) persegue questa linea interpretativa, facendo risaltare le capacità intuitive,la forza del carattere e la ferrea volontà di dominio dello Svevo. L’ autrice illustra l’ascesa del regnante come un progetto di dominio assoluto, supportato dalla ricerca del consenso dei popoli soggetti, attraverso una sapiente pubblicità iconografica, tendente al culto dell’immagine, quasi un ritorno all’apoteosi imperiale romana.

Si riapre, tra lo storico Carlo Ruta e l’archeologo Sebastiano Tusa, un dialogo serrato e intenso che  ritorna come elemento caratterizzante la collana “ Mediterraneo e Storia “. Secondo un formula collaudata con successo nei volumi precedenti, i due autori, dialogando tra di loro, coinvolgono il lettore in un dibattito ricco di riferimenti culturali afferenti il piano della storia, della letteratura e dell’archeologia. “Viaggio nella Grecia antica da Oriente a Occidente”(Ragusa 2017, Edizioni di storia e di studi sociali, pg . 157)  è un cammino che dalla Grecia continentale si dirama, da un lato,  verso la regione mediterranea e dall’altro, verso alcune importanti aree dell’Asia Minore.

Temo di andar contro le regole giornalistiche, nel momento in cui, presa dall’emozione e dai ricordi mi accingo a scrivere una recensione del bel volume di Cristina D’Arrigo “Antonio Saitta OSPE: la scocca della cultura” attraverso i ricordi di Nazareno Saitta (Messina 2016 di nicolò edizioni pg 183). Da studentessa universitaria prima e da giovane insegnante poi, solevo frequentare la libreria OSPE, ma molto intimidita dal contesto (erano gli anni dei miei rossori) vi entravo in punta di piedi e sostavo il tempo giusto che mi occorreva per comprare un libro. Il mio referente era un collaboratore della libreria, il signor Villari, padre compianto di una mia cara amica. Così leggere questo testo mi ha aiutato a capire quel mondo che mi intimidiva allora, facendomi sentire inadeguata, e a riviverlo, con l’esperienza di oggi, non senza rimpianto di ciò che è irrimediabilmente perduto. Di famiglia modesta, Antonio Saitta frequenta fino al terzo anno dell’Istituto Tecnico “Jaci”, poi, nei 1917, viene avviato al lavoro, come garzone, nella libreria di Vincenzo Ferrara che, in seguito, dirige.

Copertina La acellerata setta

Intrighi e delitti nella Messina postunitaria

L'opera ultima di Gerardo Rizzo "La scellerata setta" (Di Nicolò Edizioni, Messina 2016 pagg.181) non si colloca facilmente in un genere letterario univoco. E' un documento storico che talvolta assume lo sviluppo narrativo di un romanzo, è un pamphlet di appassionata difesa dei valori repubblicani, è una cronaca giudiziaria, è una periegesi di un luogo che non c'è più. Lo scrittore rigorosamente celato dietro lo sviluppo dei fatti, si palesa, larvatamente, negli attori principali della vicenda, animandoli. Ecco il questore Sborni, analitico osservatore di un mondo che non comprende e desideroso di ritornare nelle sue terre, ecco il magistrato trapanese Attilio Sacco pronto ad espletare l'ultima sua fatica prima della pensione e ancora l'ardente patriota Emanuele Pancaldo, fino all'appassionato avvocato messinese Giuseppe Oliva.

Lombardo   edizioni   Milazzo 2016  euro 17,00

Caro papà ti scrivo  perché..” è la seconda esperienza letteraria e autobiografica di Patrizia Itri, nasce dal desiderio di non dimenticare, ma di rendere viva l’eredità di valori ed affetti  che sostanziano la vita dell’autrice e che costituiscono la preziosa eredità che  il padre  le ha trasmesso.
Nella rievocazione, Patrizia ha sentito il bisogno di cogliere il senso stesso della propria umanità e  di esprimere la profonda  sensibilità di cui è dotata , di interrogarsi sui perché della vita,  sugli  affetti traditi, di affermare il suo  legame forte , percepito come una ancora di salvezza, con la famiglia e in particolare con il padre, nonostante qualche volta conflittuale, sostegno affettivo e di riferimento, sin da quando era  piccola, poi da adolescente e  da adulta. E lo   ha fatto affidandosi alla scrittura come la modalità più consona per esternare il suo bisogno di dire, di fissare i momenti, le emozioni, i ricordi  e le dinamiche della sua vita con gli alti e  bassi che accompagnano l’esistenza di ciascuno di noi esseri umani.

“In viaggio tra Mediterraneo e storia” (2017 Ragusa, edizioni di storia e di studi sociali) è un saggio di carattere geografico-etnologico, basato su riferimenti archeologici, storico-politici e letterari, che nasce dalla collaborazione tra due studiosi di chiara fama: Carlo Ruta e Sebastiano Tusa. L’opera presenta una tessitura a mosaico e offre la suggestione di un dialogo tra due interlocutori che, con apporti culturali diversi ma mai divergenti, conducono una trattazione intensa e molto documentata.

L’opera si pone quindi come disamina attenta e meditata nel tempo e nello spazio di quello che, forse arditamente, si potrebbe definire un subcontinente: il bacino del Mediterraneo.  Braudel lo definisce una “pianura liquida” che è in grado di congiungere popolazioni, mescolare culture e stili di vita, creare relazioni civili anche nelle peggiori condizioni”. L’archeologia che parla attraverso il linguaggio delle cose, dà un notevole contributo alla definizione dei dati storici e consente anche di poterli concretizzare, attraverso i reperti.

Copertina libro un popolo in fuga di Fabio Lo Bono

“L’opera umana più bella è di essere utili al prossimo”

(Sofocle)

 

La legge 30 marzo 2004  n° 92, promulgata dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, riconosce il 10 Febbraio quale “Giorno del Ricordo”, per fissare nel tempo eterno della Storia l’esodo massiccio, avvenuto nel secondo dopoguerra, degli Italiani istriani, fiumani e dalmati dalle loro terre e il martirio di tutte le vittime delle foibe ad opera delle truppe iugoslave. A mo’ di esempio di grande coraggio di fronte all’efferatezza dei Titini, la vicenda di Norma Crosetto, studentessa istriana, allieva a Padova di un grande siciliano, il noto latinista Concetto Marchese. Prelevata nel ’43 da una volante rossa e sollecitata vanamente alla collaborazione, non cedette ma forse memore di come” l’uom s’etterna”  fu capace di resistere alle più atroci sevizie, fino ad essere infoibata.

Giovane Pietro bembo - Raffaello

Il “De Aetna” di Pietro Bembo, a cura di Ferdinando Raffaele, con traduzione di Salvatore Cammisuli ( 2016 Ragusa, Edizioni di storia e studi sociali pg 124) è un trattato giovanile , molto interessante, sia per i riferimenti storici e culturali che lumeggiano il periodo umanistico-rinascimentale,  sia per la diretta  e attenta disamina dei fenomeni connessi con l’attività del Vulcano. Consente, inoltre, ai Messinesi di ripercorrere il passato glorioso di una città, in cui la scuola di greco del Lascaris brillava come faro di cultura del Mediterraneo.

Cartoline di una Gorgone, 2013, Roma, Sovera Edizioni pg 141

Mariastella Ruvolo è una ragazza di venticinque anni, spigliata, elegante, coinvolgente, come capita di incontrarne tante nelle nostre attività giornaliere. In più, però,  è una scrittrice di rango che unisce la spontaneità del narrare a una consumata abilità stilistica. Sabato 10 Agosto, nella cornice elegante del Lido di Naxos viene presentata la sua opera prima. Interessante la vicenda editoriale del libro: Mariastella lavora per la casa editoriale Sovera e ha un sogno nel cassetto: scrivere un libro di ricordi.

 Mohnblume, Storia vera di una donna eccezionale ovvero Storia eccezionale di una donna vera, Roma, 2013 Tipografia Grasso

In una cornice elegante e raffinata , qual è quella di un noto locale giardinese, si  è svolta, il 21 Luglio,  la presentazione del libro di Aldo Piccarreta  (Mohnblume, Storia vera di una donna eccezionale ovvero Storia eccezionale di una donna vera, Roma, 2013 Tipografia Grasso  pag.243). Colpisce innanzitutto, in un’epoca in cui tutto è in vendita e fagocitato dalla smania del consumo, che questo romanzo non abbia un prezzo. Aldo Piccarreta,  narratore e protagonista ha voluto fare un ultimo dono alla donna della sua vita, Rosemarie, offrendo agli altri la storia del loro amore che travalica la morte e  l’oblio. L’autore oppone ,al cinismo e al materialismo  imperanti  nei nostri tempi, una  vicenda in cui  dà spazio ai moti dell’anima , senza  timore di risultare “démodé”.

No esti na zannella

No’esti  na  zannella”, 2014 Bagnara Calabra, Disoblio Edizioni

Nel  1992, il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha approvato la Carta Europea delle lingue regionali e minoritarie che prevede l’istituzione di fondi da utilizzare per tutelare il dialetto( o meglio le lingue regionali ) sia  rafforzandone la conoscenza, sia favorendone l’apprendimento. Il dialetto fa parte integrante del patrimonio culturale di un popolo e ne rappresenta la continuità e la specificità.  Rocco Nassi,  nella sua silloge che comprende trentacinque poesie ( “No’esti  na  zannella”, 2014 Bagnara Calabra,Disoblio Edizioni pg. 76), utilizza il dialetto di Bagnara, suo luogo d’origine, consapevole del fascino e della musicalità di un idioma che, nonostante il trascorrere dei secoli, conserva l’immediatezza e la plasticità del linguaggio antico, senza scadere nel conformismo di una lingua paludata come l’Italiano. Il titolo rappresenta appunto l’impegno del poeta nel voler dare dignità di lingua al dialetto:”U nostro dialettu/chi nc’è nta sta terra, /è na cosa seria:/no’ esti na zannella “( uno scherzo).

Il fiore più alto del ciliegio

Il fiore più alto del ciliegio, 2013 Patti,

Sembra opportuno per introdurre il romanzo di Nino Casamento(“Il fiore più alto del ciliegio”, 2013 Patti, C.E. Kimerik  pp 202) far riferimento ai “Memorabili” di Socrate, riportati da Senofonte, suo  discepolo. A Carneide che esita a intraprendere il governo di Atene, Socrate dice “Conosci te stesso… e non volerti ritenere esente dall’impegno politico, se solo sei consapevole che, grazie al tuo contributo, la Repubblica potrebbe migliorare le sue condizioni”. Antonio, il protagonista del romanzo, impegna tutta la sua vita nel miglioramento degli altri siano essi gli alunni, i compagni o i suoi concittadini.