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Comunemente conosciuto con la denominazione volgare di “Agarico dalla chioma rossa”, in considerazione del meraviglioso colore rosso-prugna che lo caratterizza, è solito fare la sua apparizione, quale fungo saprofita, sui ceppi marcescenti nei boschi di conifere, già dall’inizio dell’estate protraendo la propria crescita, in rapporto alla tipologia climatica delle stazioni di crescita, fino ad autunno inoltrato. E’ caratterizzato dalla grande variabilità cromatica che va dai colori aranciati a quelli violacei con sfumature di colore prugna-lampone. Incontrarlo nei boschi, per chi come noi predilige la raccolta a fini scientifici e non gastronomici, costituisce particolare soddisfazione che induce a soffermarci su una nuova “Riflessione Micologica”.

Le molteplici sfaccettature del bosco, unitamente alla variabilità dei suoi colori che da una stagione all’altra ne modificano radicalmente l’aspetto presentandolo in una meravigliosa e sempre diversa cornice, ci invitano, anche nella fredda stagione invernale, spinti dalla sempre costante “febbre del fungo”, ad effettuare lunghe e salutari passeggiate che spesso ci portano a piacevoli incontri con specie fungine interessanti, rare, dall’aspetto particolare o, come recentemente avvenuto (febbraio 2018), dalle dimensioni eccezionali: Phellinus torulosus, una comune poliporacea a larga diffusione territoriale che a volte, come nel caso specifico, raggiunge dimensioni apprezzabili, ci fa gioire per il fortuito ritrovamento divenendo, al contempo, protagonista della nostra “Riflessione Micologica”.

Premessa

Siamo pienamente convinti che una diversa denominazione volgare, quale “arbiter elegantiarum”, con espresso riferimento all’eleganza che il suo portamento gli conferisce, sarebbe ben appropriata ed alla stessa stregua di quella con la quale, per la sua caratteristica deliquescenza che lo porta, a maturità, a secernere un liquido nerastro molto simile all’inchiostro, lo fa identificare, ormai da sempre, appunto, quale “fungo dell’inchiostro”, denominazione, tra l’altro, perfettamente calzante e pienamente identificativa delle sue ben note caratteristiche.

Coprinus comatus vuole essere un’altra delle meravigliose specie fungine che fa la propria apparizione, unitamente a Calocybe gambosa, Hygrophorus marzuolus, Marasmius oreades, le numerose specie del genere Morchella ed altre, nel periodo primaverile prolungandola sino ad autunno inoltrato.

Lo si incontra con facilità, spesso in gruppi di numerosi esemplari, stante la sua notevole diffusione territoriale, ai margini delle strade, dei sentieri, delle radure, dei prati specialmente su terreni concimati, a qualunque altitudine, dalla pianura all’alta montagna, assumendo, per la particolarità del suo sistema nutrizionale, la conformazione di fungo saprofita (quando si nutre di sostanze organiche morte).

Premessa

E’ considerato il fungo primaverile per eccellenza ed ha il privilegio di essere il primo a porgere il suo saluto alla primavera, è molto ricercato ed apprezzato per le sue qualità organolettiche e gastronomiche tanto che gli estimatori attendono con ansia la stagione propizia alla sua fruttificazione per riversarsi nei boschi alla sua ricerca.

Unitamente ad altre specie del genere Morchella e di altri generi affini, fa parte di un gruppo di funghi ricercati e conosciuti sia dai micologi, sia da quanti altri, pur non avendo competenze micologiche specifiche, si dedicano alla raccolta dei funghi per uso alimentare [Ferrari, 1991].

Appartiene alla classe Ascomycetes (1) che raggruppa funghi che sviluppano le spore all’interno di “sacche, astucci” normalmente di forma allungata, similari al baccello di un pisello, chiamati aschi (dal greco askòs, piccolo sacco, otre) [Miceli, 2018].

Calocybe gambosa

Articolo pubblicato su “Passione Funghi & Tartufi” n. 81 Maggio 2018

 

Premessa

Comunemente noto, a quanti, conoscendolo, lo apprezzano per le sue ottime qualità gastronomiche, con la denominazione volgare di Fungo di San Giorgio, derivante dalla tipicità del periodo di crescita che lo lega alla ricorrenza della festività del Santo, è solito fare la sua apparizione nei boschi nel periodo primaverile, facendo sì che la sua ricerca sia appannaggio di pochi estimatori che lo cercano, nel periodo di fruttificazione, in maniera costante sempre nelle medesime stazioni di crescita, ove in forma gregaria, si riproduce in numerosi esemplari.

Volteggiando tra le note’: Serata danzante con cena sociale, è la indovinata denominazione con cui Angelo Miceli ha definito l’evento di sabato 21 aprile, svoltosi presso il Royal Hotel della nostra città, con esito decisamente felice grazie all’indefesso impegno del presidente di ADSeT.

Non solo ballo, come si potrebbe equivocare ad una frettolosa lettura di questa denominazione, bensì danza, ovvero l’esibizione magistrale di due ballerini di primordine, dal curriculum internazionale: Chiara Consulo e Benedetto Sanò, che, incuranti delle limitazioni osteoarticolari umane, quasi volando a disfida della gravità, hanno volteggiato superbamente sulle note di ogni tipo di danza non solo di quelle diffusamente in voga nelle sale da ballo, ma pure nello scorrere dei tempi.

 

Il motto latino che suona come “l’arte per l’arte”, ovvero l’arte fine a se stessa: la bellezza per la bellezza, è forse rimasta una delle poche cose pulite della nostra epoca, per lo meno quando la si fruisce ben lontani dai mercanti d’arte!

E così la offre e la gode ADSeT; ieri, 6 marzo 2018, se ne è avuta la ‘cartina di tornasole’: rubo, parafrasandoli, i versi del mio amato Carducci “alta, solenne (nel suono e nella voce), vestita di nero (nell’abito da cerimonia), riguardo a ciascuna delle due Maestre, ha echeggiato la voce di Emy Spadaro sull’onda del magistrale accompagnamento musicale di Grazia Maria Spuria nella cornice ineguagliabile del sacro edificio di S. Maria di Porto Salvo - degno di una valorizzazione che la nostra città, a torto, non dà alla sua imponenza architettonica - e lì si è celebrata, come si è detto, l’arte per se stessa sulle note eterne di Mozart, Durante, Franck, Caggini, Bach, Rossini, Stradella, Verdi, Cilea, Gounod, Vivaldi.

Articolo pubblicato su “Passione Funghi & Tartufi” n. 80 Marzo 2018

Un piccolo ascomicete dalla forma particolare e dai meravigliosi colori che, ancora una volta, confermando la nostra teoria che vuole accomunare, limitatamente alla forma ed alle numerose sfumature cromatiche che li caratterizzano, i nostri “amici del bosco” ai fiori, ai quali, riteniamo, i primi possono essere paragonati senza minimamente sfigurare, ci fornisce lo spunto per questa nuova “Riflessione Micologica”.

Associazione Dirigenti Scolastici e Territorio ed Accademia Culturale Zanclea, ovvero A.D.S.e.T. ed A.C.Z., in ossequio alle proprie finalità istitutive, hanno sentita viva l’esigenza di offrire al Mondo del culto della cultura e dell’identità civica l’esperienza valoriale che donava alla loro attenzione Colui che sul sito di Accademia Culturale Zanclea il sottoscritto ha denominato come il preside dei “Due Mondi”.

Di due mondi, di fatto, ha porto testimonianza Carlo Davoli nel suo ‘Un respiro lungo otto anni’, che, su preghiera dei due Sodalizi, lo ha visto intrattenere, nel finalmente mite pomeriggio di questo 16 marzo 2018, i Presenti su una tematica valoriale dal punto di vista umano (il suo) e dal punto di vista sociale (il mondo nel quale viviamo).

L’ultima gita dell’Associazione Culturale “Archimede” ha toccato, nella giornata di domenica 25 febbraio, due centri rinomati della geografia verghiana: Vizzini, dove il genio catanese nacque il 2 settembre (o il 31 agosto) del 1840, forse nella contrada di Tebidi, e Mineo, città natale di Luigi Capuana, non molto distante da Vizzini. Impeccabile, come al solito, la regia del professore Pietro Cavallaro.

A Vizzini siamo arrivati alle 10,30 di una mattinata piovigginosa (ma meno di quanto si temeva), accolti da due splendide guide che, muovendo dalla policroma scalinata in maiolica, ci hanno subito illustrato, con assoluta competenza, storia, personaggi e luoghi significativi della cittadina.

Inonotus hispidus

Accade spesso, come altre volte abbiamo avuto modo di affermare, che una salutare passeggiata nel centro cittadino possa essere motivo di simpatici incontri con specie fungine interessanti: Inonotus hispidus, ha attirato la nostra attenzione mettendosi piacevolmente in mostra sui pioppi che popolano i viali, purtroppo degradati, della storica Villa Dante nella città di Messina.

Amanita muscaria

Articolo pubblicato su MicoPonte n. 10 - 2017

Introduzione

E’ il “fungo delle fiabe” che con il suo meraviglioso cappello rosso vivo, rosso-scarlatto, ricoperto da numerosi fiocchetti bianchi, vivacizza i colori del bosco nel periodo autunnale. Deve la sua notorietà, senza ombra di dubbio, alla simbologia fiabesca, fumettistica e cinematografica che ha senz’altro contribuito a consolidare la sua fama di fungo malefico e velenoso per antonomasia, spingendosi oltre i confini della realtà ed esaltando in maniera eccessiva la sua effettiva pericolosità. In effetti, in considerazione delle sostanze chimiche che contiene, si tratta di un fungo tossico che provoca intossicazioni anche di una certa entità generalmente risolvibili con un pronto intervento medico ma non è mortale come nell’immaginario collettivo viene considerato.

Collegio S. Ignazio

Chi si trova a passare per Piazza Cairoli nota sul marciapiede lato destro del palazzo dei magazzini OVS, su un espositore, l’immagine fotografica di un bell’edificio di antica architettura corredata dal seguente  breve commento  esplicativo: “In questo sito al posto dell’intero attuale edificio nel 1925 i Padri Gesuiti fecero erigere il complesso ‘Collegio S. Ignazio’, progettato dall’architetto Antonio Zanca (che progettò anche il Palazzo Municipale)…Nel 1933 fu anche realizzata l’annessa chiesa di S. Maria della Scala sempre nello stesso stile a tre navate, due torri campanarie e tre cupole… L’attività scolastica comprendeva: scuole elementari,medie, ginnasio, liceo classico e scientifico per un complessivo di circa 450 alunni. L’intero edificio fu demolito nel 1975.”

Piace ai Convenuti ed agli Assenti cogliere un ‘fior da fiore’ del concerto di giorno 22 dicembre 2017 presso la Basilica Cattedrale di Messina, e se pure non è possibile trascrivere i suoni melodiosi e i virtuosismi di alto livello della prestazione artistica degli Esecutori, il richiamo ai messaggi verbali - di taglio religioso, e non secondariamente laico per tutti includere -  conforta quella aspirazione alla pace invocata a motto della serata: “È natale per tutti: abbracciamo la pace nel mondo sulle ali della musica”.

Per questo, dunque, è qui piaciuto richiamare in lingua italiana solo il fior da fiore estratto dai detti messaggi (non è infatti una traduzione dalla lingua straniera in cui i prestigiosi brani si offrono, né un riassunto!): messaggi universali prodotti nel tempo e nello spazio, in tutte le loquele europee.

Va qui in contesto doverosamente enfatizzata la prestazione di grandissima qualità degli Artisti: Agnese Carruba, Cecilia Foti, e Federica D’Andrea, parallelamente quella di Melo Mafali, Giovanni Alibrandi, Giuseppe Corpina, Antonio Cicero, Pierangelo La Spada, Flavio Gullotta e Alessandro Blanco, in forza i primi quali solisti del ‘Glorius Vocal Quartet’ ed i secondi come Orchestra da Camera ‘Sinfonietta’,  e per nulla non di meno quella del Gruppo Corale ‘Liceo Maurolico’, oggi in voluta continuità grazie alla dirigente scolastica Giovanna De Francesco; ma non va sottaciuto il poderoso impegno organizzativo di Angelo Miceli, presidente di ADSeT.