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Rubroboletus satanas

Premessa

Da sempre posizionato nella sistematica fungina nel genere Boletus (1) e conosciuto universalmente con l’originario epiteto specifico di Boletus satanas, è stato recentemente, a seguito approfonditi studi di natura filogenetico-molecolare, riposizionato nel nuovo genere Rubroboletus che ospita, in atto, numerose altre specie appartenute al genere Boletus, mantenendo, in ogni caso, il “satanico” identificativo di specie che invita l’immaginario collettivo ed i micofagi tutti ad evitare il consumo di questa meravigliosa specie fungina, dalle grandi dimensioni e dai colori contrastanti tra il bianco del cappello ed il rosso del gambo e dei pori, che è ritenuta, come confermato dai numerosi studi di micotossicologia, altamente tossica e causa di sindrome gastroenterica (2) di una certa entità.

E’ una delle numerose specie fungine che generalmente, considerate le sue piccole dimensioni e quindi la mancanza di attrazione verso i numerosi “funciari” in cerca di emozioni mico-gastronomiche, rimane, anche se non sempre, ignorata nel proprio habitat di crescita in attesa di compiere indisturbata il suo ciclo biologico. Lepiota cristata, specie fungina dalle piccole dimensioni, è una specie tossica a larga diffusione territoriale che causa sindrome gastrointestinale(1).

(nel 97° anniversario della nascita, 12 ottobre 1923)

 

Quella del messinese (di Galati Mamertino) Nino Ferraù è, senza meno, una delle voci poetiche più autentiche del secondo Novecento, ma la sterminata produzione dello stesso, nonostante abbia goduto del consenso di grandi critici (Benedetto Croce, Francesco Flora e Giacinto Spagnoletti in primis, per non dire dei conterranei Giuseppe Amoroso, Luciano Armeli Iapichino, Antonio Baglio, Anna Maria Crisafulli Sartori, Cosimo Cucinotta, Lucrezia Lorenzini e Maria Pina Natale), rischia di non oltrepassare i confini regionali, per la difficoltà oggettiva del lettore di poterla conoscere nella sua interezza (data anche la difficile reperibilità dei testi) – la ristampa delle poesie edite e la pubblicazione delle inedite in due distinti volumi compresi in un cofanetto da un editore lungimirante, di levatura nazionale, andrebbe sicuramente nel giusto senso – e per il pregiudizio, operativo anche in ambienti colti della città dello Stretto, di una improbabile dimensione familiare, sentimentale, regionalistica e, alla fine, premoderna del suo respiro.

Premessa

Tra le numerose specie fungine che durante il corso dell’anno, in corrispondenza del proprio ed individuale periodo di fruttificazione, sono solite attirare le attenzioni dei numerosi cercatori che, come ormai siamo abituati a vedere, sciamano nei boschi spesso con poco rispetto per l’ambiente, un posto di particolare rilievo deve essere riservato ad Agrocybe aegerita, protagonista della nostra “Riflessione Micologica”, conosciuto su tutto il territorio nazionale con la denominazione volgare di “Piopparello” che, senz’altro, trova derivazione dalla sua particolare propensione a legarsi, quale fungo parassita-saprofita, a colture arboree appartenenti al Genere Populus (Pioppo) L. (1753) non disdegnando, in ogni caso, ad associarsi anche ad altre latifoglie appartenenti a generi diversi. 

Comunemente conosciuto, fin dai tempi più antichi, dai popoli orientali come “Maitake”, ovvero “Fungo danzante” (in giapponese: mai = danza; take = fungo) in quanto - la leggenda tramanda - il fortunato ricercatore che si imbatteva nel suo ritrovamento, per la rarità dello stesso, per le sue riconosciute proprietà medicinali e per il suo valore materiale (era considerato merce di scambio), si metteva a danzare per l’immensa gioia provata.(1) Si tratta di specie non comune che raggiunge dimensioni e peso notevoli attraendo l’interesse dei micologi, dei micofili e dei numerosi micofagi che la utilizzano, specialmente conservata sott’olio, per usi alimentari: Grifola frondosa occupa un posto d’onore nel gruppo informale dei Polipori(2) divenendo, in questo contesto, protagonista della nostra “Riflessione Micologica”.

Fomitopsis iberica - Foto Angelo Miceli

Di

Angelo Miceli e Carmelo Di Vincenzo
Centro di Cultura micologica - Messina

Premessa

L’elenco delle numerose specie fungine censite nel territorio boschivo messinese si arricchisce, a seguito di un recente ed interessante ritrovamento avvenuto sui Monti Peloritani, in prossimità della città di Messina, di una nuova entità che sottoposta ad accertamenti di natura macro e microscopica è stata correttamente determinata quale Fomitopsis iberica, specie fungina a crescita lignicola inserita nel gruppo informale dei Polipori, ritenuta, dalla letteratura micologica, almeno fino a qualche anno fa, specie molto rara (1) [Bernicchia A., 2005].

Pleurotus eryngii – Foto Raffaele Mininno

 

Specie fungina a larga diffusione territoriale in special modo nelle regioni meridionali dove è comunemente conosciuta come Cardoncello, viene ricercata ed apprezzata per le sue caratteristiche organolettiche che la rendono molto versatile in cucina prestandosi bene alle diverse preparazioni ed anche alla conservazione sott’olio.

Caratteristiche, queste, sempre riconosciutele tanto che, nell’ormai lontano secolo XIX, Giuseppe Inzenga (Palermo, 1815 – 1887), padre della micologia siciliana, così, in merito, si esprimeva: “Questa specie di Agarico per le sue buone qualità mangiative è una delle specie più comuni che trovasi nei nostri mercati, e specialmente in Palermo; essa non può confondersi con nessuna specie velenosa tanto pei suoi caratteri botanici quanto per la tipicità ove suole raccogliersi” [Inzenga G., 1865].

Foto 01	Fistulina hepatica 		Foto Lorenzo Fruscalzo Foto 02	Fistulina hepatica		Foto Fabio Crisafulli Foto 03	Fistulina hepatica		Foto Fabio Crisafulli Foto 04	Fistulina hepatica		Foto Angelo Miceli Foto 05	Fistulina hepatica		Foto Angelo Miceli Foto 06	Fistulina hepatica		Foto Lorenzo Fruscalzo Foto 07	Fistulina hepatica Foto Lorenzo Fuscalzo

Generalmente nota, su tutto il territorio nazionale, con la denominazione volgare di “Lingua di bue”, opportunamente attribuitale per la particolare conformazione strutturale che riconduce, nelle linee generali, ad una quanto mai verosimile somiglianza con tale organo bovino, è una specie fungina con alto contenuto di vitamina C, ricercata ed apprezzata dagli estimatori per le sue qualità organolettiche che ne consentono il consumo anche da cruda senza alcuna controindicazione: Fistulina hepatica è solita fare la sua apparizione nei boschi nel periodo estivo-autunnale affacciandosi, in qualità di fungo parassita, dalla corteccia di alberi a foglia larga prediligendo, in particolare, Quercia e Castagno.

Strana primavera quella del 2020 che ci vede asserragliati tra le mura delle nostre case nello strenuo tentativo di difenderci dall’assedio di un nemico invisibile ma insidioso, pericoloso e pronto a colpire quando meno te lo aspetti che ci sta privando, speriamo per poco ancora, della quotidianità sociale e delle tanto attese passeggiate nei boschi che in questo periodo dell’anno lasciano sempre sperare in interessanti incontri con le prime specie fungine che cominciano a fare capolino tra l’erba del sottobosco. Tutto rimandato, quest’anno, ad un periodo più tranquillo, sperando che il prossimo autunno, o ancor prima, sia tutto finito ed il Covid 19 possa essere solo il ricordo di una drastica realtà. 

(Parte seconda)

 

La Galea 

 

Tra le “Machine” effimere più imponenti, che in quelle occasioni apparivano in città, vi era una Galea, cioè finta nave per dimensioni, materiali utilizzati e forma molto simili ad una vera galea.Per apprezzarne le dimensioni e la bellezza

Il bosco, nelle sue molteplici sfaccettature di colore e di forme che nelle varie stagioni dell’anno gli conferiscono un aspetto sempre diverso ma sempre accattivante ed interessante, invita gli amanti della natura e della micologia a vivere emozionanti avventure, specialmente nella stagione autunnale, alla ricerca di specie fungine che, esulando dal mero interesse gastronomico, meritano, per la loro bellezza, per la particolarità della conformazione morfologico-strutturale, per i colori meravigliosi con i quali si affacciano nel sottobosco, l’attenzione e la curiosità di quanti, come noi, amano passeggiare nel bosco per approfondire le proprie conoscenze nel campo della micologia. Amanita ovoidea comunemente noto con il nome volgare di “farinaccio”, per la bellezza, per la conformazione e la particolarità delle ornamentazioni che, bambagiose, pendono dal cappello, attira la nostra curiosità e ci spinge a renderlo protagonista della nostra nuova “Riflessione Micologica”. 

Messina tra seicento e settecento (1)

La città di Messina fin dal XII secolo aveva saputo conquistarsi una condizione di quasi indipendenza all’interno dei Regni di cui era stata parte. Con il fallimento della avventata, ma forse inevitabile ribellione degli anni 1674-78 contro la Spagna, di cui non si erano calcolate fino in fondo le possibili conseguenze, la città subisce una pesantissima repressione da parte della corona spagnola. Madrid decide di mettere fine con la forza alle frequenti e forse ormai anacronistiche pretese autonomistiche messinesi, dando così pure un monito anche alle altre città siciliane per prevenirne possibili future iniziative per sottrarsi al suo controllo. I provvedimenti messi in atto sono gravissimi, Messina, di conseguenza, subisce una grave involuzione politica, demografica ed economica non più pienamente superata negli anni successivi. La Spagna agisce sia sul sentimento dell’intera comunità per mortificarne l’orgoglio patriottico, sia, in particolare, sul ceto dirigente limitando la sua autonomia decisionale sul governo della città, ma pure riducendo i commerci e i traffici del porto, fonti principali del reddito, con nuove restrizioni fiscali per impoverire l’intera città e così ostacolare progetti di nuove pretese.

Hygrophorus marzuolus

Particolarmente apprezzato e ricercato per le sue qualità organolettiche che lo rendono molto versatile per l’utilizzo in cucina, è solito fare la sua apparizione nel periodo in cui l’inverno si lascia lentamente sostituire dalle belle giornate primaverili, nascondendosi, a volte anche in profondità, tra le zolle terrose e le foglie secche nei boschi misti o puri di latifoglie ed aghifoglie che, in tale specifico periodo dell’anno, sono ancora caratterizzati dalla presenza di numerose chiazze di neve che lentamente, giorno dopo giorno, vanno sciogliendosi al calore della imminente primavera. 

Omphalotus olearius – Foto Franco Mondello

Tra le meraviglie che il “Regno dei Funghi” è solito regalare a quanti, anche se con interessi diversi, si recano abitualmente nei boschi alla ricerca di esemplari fungini, riteniamo che un posto di primo piano debba essere riservato, senza ombra di dubbio, al protagonista della nostra nuova “Riflessione Micologica” che solitamente esercita una forte attrazione nei confronti di quanti incontrandolo restano affascinati dai suoi meravigliosi e sgargianti colori e dalla sua abbondante crescita su diverse essenze arbore: Omphalotus olearius, comunemente conosciuto come “Fungo dell’olivo”, specie tossica, è responsabile di numerosi ricoveri ospedalieri conseguenti al suo incauto consumo dovuto alla somiglianza, anche se, ad onore del vero, molto vaga, con il commestibile Cantharellus cibarius e le specie affini che, in ogni caso, presentano caratteristiche morfocromatiche molto differenti e possono essere confuse solo dai meno esperti e dai più “ingordi”.

Tricholoma portentosum – Foto Franco Mondello

Tricholoma portentosum (Fr. : Fr.) Quél. (1873)E’ il tipico fungo del periodo tardo autunnale che vuole ricordare con la propria presenza l’imminente chiusura della stagione micologica. Fa la sua apparizione nel bosco ad autunno inoltrato, praticamente nascosto tra i numerosi cascami fogliari ormai abbondanti per il rapido incedere della stagione, attirando numerosi cercatori che, conoscendolo, lo apprezzano per le ottime qualità organolettiche che lo rendono protagonista di numerose preparazioni mico-gastronomiche: Tricholoma portentosum, conosciuto e ricercato su tutto il territorio nazionale, è una specie fungina che si lega in associazione simbiotica a diverse colture arboree preferendo, in ogni caso, ma non solo, quelle a struttura fogliare aghiforme. La sua ricerca, visto che ama “giocare a nascondino” rifugiandosi sotto l’ormai spesso manto fogliare, richiede molta esperienza, pazienza e delicatezza per poterlo individuare e raccogliere senza che venga danneggiato, cosa molto probabile data la fragilità della sua carne. Viene posizionato, anche se in maniera informale con l’intento di fornire a quanti si avvicinano allo studio del Genere una chiave di determinazione facilitata, nel “Gruppo dei “Tricholoma grigi”.(1)