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Specie molto comune che è solita fruttificare tra il periodo primaverile e l’autunno inoltrato nei pascoli e nei terreni incolti. Inizialmente inserita nel Genere Volvariella(1) con la denominazione specifica di Volvariella gloiocephala, è stata riposizionata, a seguito indagini di natura filogenetico-molecolare che hanno evidenziato una maggiore affinità di caratteri con le specie appartenenti al Genere Pluteus (2), nel Genere Volvopluteus, appositamente creato in epoca relativamente recente.

 

Sono iniziate da oltre un mese le vacanze estive per gli 8,3 milioni (dati MIUR) di studenti italiani. Una normale pausa estiva che arriva dopo un altro anno scolastico caratterizzato per molti dalla DAD, la didattica a distanza. 

Una sosta estiva, lunga circa tre mesi, in cui anche il dibattito sulle tante condizioni di inadeguatezza delle scuole si spegne. Salvo riaprirsi, in fretta e furia, poco prima del rientro di bambini e ragazzi nelle aule. Una routine organizzativa che, già prima della pandemia da Covid-19, costringe ogni anno la comunità scolastica, per settimane, ad iniziare la didattica con carenza di insegnanti nelle classi, anche nel ruolo di sostegno a studenti disabili. Un debole dibattito sull’adeguamento delle aule, sulla loro vivibilità per studenti e docenti, sulla sicurezza degli spazi che sono spazi comuni, di condivisione, che con l’emergenza sanitaria resta arenato sulla partenza. 

Ritorniano, ancora una volta, nel meraviglioso ed intricante mondo dei funghi lignicoli, ovvero quelli che sono soliti crescere in associazione a colture arboree vive o in fase di degradazione. Daedalea quercina, protagonista della nostra nuova “Riflessione Micolgica” è un fungo dalla conformazione imeniale particolare che è possibile, considerata la sua forma di crescita pluriannuale, trovare nel bosco, associato a colture arboree di Quercus s.l., ma non solo, durante tutto l’arco dell’anno. Tipica specie fungina a doppia forma nutrizionale: parassitica e saprotrofica, risulta facilmente identificabile, anche da parte dei meno esperti, per la particolare conformazione labirintiforme (1) della sua superficie fertile. Viene inserita nel gruppo informale dei Polipori. 

Amanita verna

E’ una delle numerose specie fungine che si affaccia, al tepore della primavera, tra i cascami fogliari nei boschi di latifoglie dove si fa facilmente notare per la sua particolare, candida bellezza dietro la quale, purtroppo, nasconde, in maniera subdola, numerose e pericolosissime tossine che la posizionano tra le specie fungine più velenose e, per l’uomo, in caso di ingestione, ad effetto mortale.

Di Angelo Miceli e Carmelo Di Vincenzo

E’ un dato di fatto, anzi una certezza assoluta, che la grandiosità del Creato e la bellezza della natura esercitano su di noi, cultori della micologia e girovaghi dei boschi per pura curiosità e per motivi scientifici, un forte fascino ed una grande attrazione verso ogni minima manifestazione di vita che, specialmente nel grande ed immenso Regno dei Funghi, si manifesta nella maniera e nelle forme più diversificate e curiose, tanto che siamo facilmente attratti ed estasiati da una distesa di piccoli carpofori a forma campanulata che nell’insieme assumono la conformazione di un meraviglioso “tappeto” in un angolo del “salotto buono” nel bosco. Coprinellus disseminatus specie fungina di piccole dimensioni a nutrizione saprotrofica, é solita fruttificare a gruppi di numerosissimi esemplari, spesso centinaia o, a volte, anche migliaia [Herman, 1979; AMINT, 2021], su elementi vegetali in fase di decomposizione raggiungendo la piena maturazione ed una completa degradazione in un tempo brevissimo, di solito pochi giorni. La specie, inizialmente inserita nello storico Genere Coprinus(1), seguendo l’evoluzione degli studi tassonomico-nomenclaturali legati alle nuove conoscenze di natura filogenetico-molecolare, è stata riposizionata, in tempi relativamente recenti, nel Genere Coprinellus.

Articolo pubblicato su MicoPonte – Bollettino del Gruppo Micologico “Massimiliano Danesi” – Ponte a Moriano (LU), Anno 2021 n. 13: 29-38

Premessa

Ricercata, rara e caratteristica specie fungina dell’ambiente siciliano, tipica della catena montuosa dei Nebrodi, delle Madonie e del massiccio dell’Etna. La sua prima descrizione porta la firma del micologo siciliano Giuseppe Inzenga (1) il quale nella sua opera “Funghi siciliani” afferma: “E’ questo il più delizioso fungo mangiativo che conoscesi in Sicilia, e privo da qualunque sospetto di veneficio, tanto pei suoi caratteri che lo distinguono da qualunque siasi altra specie sospetta, quanto per le località ove nasce e per le piante alle quali conoscesi essere parassito. Nasce nella sommità dei monti più alti di Sicilia, in luoghi boscosi, e con particolarità nelle Nebrodi o Madonie, al liquefarsi delle nevi da aprile a tutto maggio” [Inzenza G., 1865:12]. Pleurotus nebrodensis, protagonista della nostra “Riflessione Micologica”, viene inserito nel gruppo dei funghi leucosporei (quelli le cui spore in massa sono di colore bianco-biancastro) legandosi da saprotrofo (cioè si nutre di sostanze morte) alle radici di Cachrys ferulacea,(2) pianta appartenente alla famiglia delle Umbelliferae(3)

La Divina Commedia, epica narrazione in versi dell’ascesa dell’Uomo redento al Paradiso, dopo un arduo viaggio nei tre regni oltremondani, è l’opera più grandiosa – sublime, quant’altre mai, sul piano estetico – che sia stata concepita e realizzata da mente umana. Perciò, il suo autore; Dante Alighieri, è non solo il più grande dei poeti di tutti i tempi, ma anche il sommo poeta cristiano.

I papi del secolo scorso e quelli di questi primi decenni del Terzo Millennio ne hanno giustamente ratificato l’esemplare conformità ai principi e ai testi della religione cristiana.

Già Benedetto XV, il 30 aprile 1921, dedicò al Sommo Poeta un enciclica (In praeclara summorum), in cui esortava i fedeli a riconoscere che un «poderoso slancio d’ispirazione egli [Dante] trasse dalla fede divina». L’argomento fu ripreso, il 7 dicembre 1965, da Paolo VI che, nella lettera apostolica Altissimi cantus, scritta in occasione della celebrazione dei 700 anni dalla nascita del grande Fiorentino, esclamava radioso: «Nostro è Dante! Nostro, vogliamo dire, della fede cattolica». Lo stesso Joseph Ratzinger, prima di divenire Benedetto XVI, nella sua opera più famosa, Introduzione al cristianesimo, aveva utilizzato un passo dell’ultimo canto del poema dantesco per evidenziare il cardine fondamentale della teologia, cioè la perfetta somiglianza, quasi identitaria, dell’uomo liberato dal peccato con Dio: «Dentro da sé del suo colore stesso, / mi parve pinta de la nostra effige, / per che ’l mio viso in lei tutto era messo» (Paradiso XXXIII, 130-132). 

La peste invade la città

Iniziando il mese di giugno, è ormai per tutti evidente che in città corre la peste. Tra il popolo scoppia il panico, chi può va in campagna e fa provviste di ogni bene alimentare svuotando negozi e magazzini, per chi non ha mezzi economici inizia un tempo di fame e carestia. Il Grande ospedale è convertito in lazzaretto, agli abitanti è imposto di restare in casa se vi è un ammalato nella loro famiglia, per l’appestato che vive in case anguste o affollate si prospetta il triste destino del suo trasporto forzato nel Convento di S. Maria di Gesù ora destinato agli infetti. 

Russula virescens	Foto Nicolò Parrino

Vogliamo trasportarci, con questa nuova “Riflessione Micologica”, unitamente ai nostri ormai numerosi lettori, nell’affascinante, meraviglioso ed intricato “Mondo delle Russule” che, senz’altro, nell’immensità del “Regno dei Funghi”, con le circa 250 specie segnalate nel territorio italiano, intende mettere alla prova la capacità di determinazione dei micologi più esperti che spesso sono costretti a ricorrere, per un corretto riconoscimento della specie, alle reazioni chimiche e, ancor più spesso, all’esame dei caratteri microscopici. 

Il 25 marzo del 1744 il vicerè Bartolomeo Corsini1, dà incarico al Canonico D. Francesco Testa vescovo di Siracusa e deputato al Parlamento del Regno di Sicilia di scrivere ”…una relacion historica general, veridica,y distinta, de todo lo que ha accurrido en el Contagio de Mecina”2,per lasciare una testimonianza scritta dell’impegno con cui il suo Governo aveva affrontato e risolto l’epidemia di peste che aveva sconvolto quella città nell’anno 1743.

Amylosporus campbellii Foto Angelo Miceli

Primo ritrovamento nel territorio messinese

 

Angelo Miceli & Carmelo Di Vincenzo

(Centro di Cuntura Micologica – Messina)

 

Articolo Pubblicato su RMR (Rivista di Micologia Romana)

Bollettino Amer (Associazione Micologia Ecologica Romana) 

n. 111 Anno XXXVI, 2020 (3): 135-141

 

Premessa

Ancora una volta il territorio messinese regala un ritrovamento fungino di tutto rispetto che vuole identificarsi con una specie a tipica crescita extraeuropea la quale da qualche anno a questa parte fa registrare la propria presenza anche nel territorio europeo e, in particolare, stante i ritrovamenti segnalati e dei quali siamo venuti a conoscenza, in alcune località della Sicilia. 

Trattasi di Amylosporus campbellii, specie fungina posizionata nel gruppo informale dei polipori ed attualmente inserita nell’ordine Russulales. Essa sconfina dalle naturali e tipiche zone di crescita localizzate nelle aree tropicali e subtropicali dell'Africa, del Nord America meridionale, dell'America centrale e meridionale e del Sud-est asiatico [Verma et al., 2016; Campi et al., 2017; Bernicchia et al., 2017; Bernicchia et al., 2020] e torna a fruttificare, ancora una volta, in Sicilia nel territorio metropolitano di Messina, in località Rometta marea.

Rubroboletus satanas

Premessa

Da sempre posizionato nella sistematica fungina nel genere Boletus (1) e conosciuto universalmente con l’originario epiteto specifico di Boletus satanas, è stato recentemente, a seguito approfonditi studi di natura filogenetico-molecolare, riposizionato nel nuovo genere Rubroboletus che ospita, in atto, numerose altre specie appartenute al genere Boletus, mantenendo, in ogni caso, il “satanico” identificativo di specie che invita l’immaginario collettivo ed i micofagi tutti ad evitare il consumo di questa meravigliosa specie fungina, dalle grandi dimensioni e dai colori contrastanti tra il bianco del cappello ed il rosso del gambo e dei pori, che è ritenuta, come confermato dai numerosi studi di micotossicologia, altamente tossica e causa di sindrome gastroenterica (2) di una certa entità.

E’ una delle numerose specie fungine che generalmente, considerate le sue piccole dimensioni e quindi la mancanza di attrazione verso i numerosi “funciari” in cerca di emozioni mico-gastronomiche, rimane, anche se non sempre, ignorata nel proprio habitat di crescita in attesa di compiere indisturbata il suo ciclo biologico. Lepiota cristata, specie fungina dalle piccole dimensioni, è una specie tossica a larga diffusione territoriale che causa sindrome gastrointestinale(1).

(nel 97° anniversario della nascita, 12 ottobre 1923)

 

Quella del messinese (di Galati Mamertino) Nino Ferraù è, senza meno, una delle voci poetiche più autentiche del secondo Novecento, ma la sterminata produzione dello stesso, nonostante abbia goduto del consenso di grandi critici (Benedetto Croce, Francesco Flora e Giacinto Spagnoletti in primis, per non dire dei conterranei Giuseppe Amoroso, Luciano Armeli Iapichino, Antonio Baglio, Anna Maria Crisafulli Sartori, Cosimo Cucinotta, Lucrezia Lorenzini e Maria Pina Natale), rischia di non oltrepassare i confini regionali, per la difficoltà oggettiva del lettore di poterla conoscere nella sua interezza (data anche la difficile reperibilità dei testi) – la ristampa delle poesie edite e la pubblicazione delle inedite in due distinti volumi compresi in un cofanetto da un editore lungimirante, di levatura nazionale, andrebbe sicuramente nel giusto senso – e per il pregiudizio, operativo anche in ambienti colti della città dello Stretto, di una improbabile dimensione familiare, sentimentale, regionalistica e, alla fine, premoderna del suo respiro.

Premessa

Tra le numerose specie fungine che durante il corso dell’anno, in corrispondenza del proprio ed individuale periodo di fruttificazione, sono solite attirare le attenzioni dei numerosi cercatori che, come ormai siamo abituati a vedere, sciamano nei boschi spesso con poco rispetto per l’ambiente, un posto di particolare rilievo deve essere riservato ad Agrocybe aegerita, protagonista della nostra “Riflessione Micologica”, conosciuto su tutto il territorio nazionale con la denominazione volgare di “Piopparello” che, senz’altro, trova derivazione dalla sua particolare propensione a legarsi, quale fungo parassita-saprofita, a colture arboree appartenenti al Genere Populus (Pioppo) L. (1753) non disdegnando, in ogni caso, ad associarsi anche ad altre latifoglie appartenenti a generi diversi.