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Tricholoma equestre (L.) P. Kumm 1871

L’Agarico dei cavalieri, come comunemente viene conosciuto il protagonista di questa nostra “Riflessione Micologica”, ha attirato, da sempre, l’attenzione mangereccia dei ricercatori-micofagi per le sue - erroneamente ritenute - ottime qualità organolettiche che lo posizionavano tra i primi posti nella classifica dei funghi commestibili, si è reso protagonista, in tempi ormai lontani, di una serie di ricoveri ospedalieri con alcuni esiti mortali che hanno modificato integralmente la sua fama di ottimo commestibile.

Nell’autunno del 2001 la rivista scientifica “The New England Journal of Medicine” (NEJM) pubblica un dettagliato studio condotto da un gruppo di ricercatori francesi collegato a numerosi casi di grave rabdomiolisi (1) registrati in Francia tra l’anno 1992 e il 2000. Nel particolare si evidenziava che ben 12 pazienti, 7 donne e 5 uomini di diversa età, venivano ricoverati circa una settimana dopo aver consumato funghi raccolti nei boschi. Tutti i pazienti, come appurato, avevano mangiato funghi appartenenti alla specie Tricholoma equestre per almeno tre pasti abbondanti e consecutivi. La sintomatologia, comune a tutti i pazienti, veniva caratterizzata da fatica e debolezza accompagnata da mialgia soprattutto nella parte superiore delle gambe, che si manifestava 24 – 72 ore dopo l’ultimo consumo dei funghi. Ben tre dei pazienti, nonostante le cure ricevute, non riuscirono a superare gli effetti dell’intossicazione concludendo l’evoluzione della patologia con il decesso (Bedry R. e altri 2001).

Hortus Animae Evento

Nel suo ultimo libro, Storia linguistica dell’Italia repubblicana, Tullio De Mauro evidenziava come, nel secondo Novecento, contrariamente alle previsioni, i dialetti non siano affatto scomparsi nel Belpaese e che anzi si siano evoluti, secondo la prassi abituale delle lingue (perennemente in movimento sotto l’urgenza delle novità politiche, sociali e culturali), tanto che si è addirittura intensificata nello Stivale la diglossia dei parlanti (la parlata simultanea di una lingua e di una variante dialettale), tipica delle italiche contrade.

Il dialetto conserva, insomma, o incrementa addirittura, la sua funzione espressivo-comunicativa. E se non riuscirà mai a diventare la lingua della scienza e della filosofia, come sottolineava Sciascia, poco manca (e poco importa).

= Baorangia emileorum (Barbier) Vizzini, Simonini & Gerlardi (2015)

 

Abbiamo più volte inteso evidenziare, in precedenti “Riflessioni Micologiche”, come il vasto ed esteso territorio boschivo della provincia di Messina e della Sicilia tutta, grazie alle numerose e varie culture arboree che lo ricoprono, ben si presta alla crescita di specie fungine rare e poco diffuse sul territorio nazionale. Ancora una volta “Madre Natura” ha inteso mostrare la sua generosità, ripagando l’impegno dei ricercatori, consentendo il ritrovamento di altra specie poco conosciuta e poco descritta in letteratura. L’attuale nuovo ritrovamento (estate 2016) effettuato sui Monti Nebrodi in Località Galati Mamertino (ME) Bosco di Magalaviti, ci fornisce lo spunto per questa nuova “Riflessione Micologica”: Boletus emilei = Baorangia emileorum. 

Si tratta di una specie ritenuta rara, della quale si hanno poche segnalazioni di ritrovamenti limitate ad alcune regioni d’Italia. Si riproduce, in simbiosi ectomicorrizica (quando le ife fungine si attorcigliano alle radichette degli alberi formando un vero e proprio manicotto attorno a queste ultime) in boschi di latifoglie, specialmente querce e castagni, ove fa la propria apparizione fin dall’estate, protraendola fino al tardo autunno.

Il ponte sullo stretto di Messina è una infrastruttura assolutamente prioritaria, poiché senza di essa sarebbe assurdo costruire le autostrade, le superstrade, le linee ferrate a doppio binario, i piccoli porti turistici e commerciali, l’aeroporto intercontinentale con collegamenti diretti con tutto il mondo (al centro dell’isola in modo da servire anche tutti i Paesi del Bacino Mediterraneo), ecc. ecc., né potrebbero sorgere piccole o grandi attività agricole, industriali, turistiche, commerciali di respiro nazionale ed internazionale.

Inoltre a realizzazione avvenuta il ponte sullo Stretto di Messina sarà una delle sette meraviglie del mondo moderno, con tutto quello che economicamente ne consegue e non solo per le due regioni italiane contermini, ma anche per l’Italia, per l’Europa ed ancora oltre per tutto il Bacino Mediterraneo.

Per inciso nel 2010 i Paesi mediterranei e l’Europa hanno costituito un mercato unico e noi Siciliani (senza poter mettere a disposizione moderne infrastrutture) siamo rimasti solamente a guardare e a lamentarci, ma continuiamo a considerarci (a parole) i migliori del mondo.

Siamo ancora affetti, noi sicilianuzzi di Messina, da un certo provincialismo mentale: veniamo giustamente attratti dalle bellezze naturali e artistiche dei paesi europei o extraeuropei (che magari esaltiamo più del dovuto), ma poco o nulla ci curiamo delle bellezze di casa nostra.

Non è un difetto enorme – anche Leopardi stravedeva per le grandi città e mal sopportava (disprezzava addirittura) la dolce Recanati – ma un difetto comunque.

Sambuca, Mazzara del Vallo, San Vito Lo Capo, Aidone, Erice, Donnafugata, Scicli, Portopalo, Marzamemi, Marina di Ragusa, Modica, Sciacca, Castelvetrano, Palma di Montechiaro, Vendicari, Polizzi Generosa: ddddoove?

Si è svolto nella giornata di domenica 18 giugno, a Villafranca (Messina), l’incontro annuale di poeti nonché di artisti della pittura e della fotografia – più di cento persone, invero – intervenuti per la celebrazione della “Decima Edizione Artincentro”, fondata e diretta da Rosario Fodale nell’ambito delle attività promosse dall’Associazione Culturale “Messinaweb.eu”, di cui Fodale stesso è presidente. L’evento è stato coordinato e presentato da due madrine eccezionali: l’avvocato Patrizia Causarano e la dottoressa Silvana Foti.

E viene fatto di considerare come nella società civile, a Messina, semplici, privati cittadini, animati dal desiderio di contribuire al risveglio culturale della città, riescano gratuitamente, senza alcuno scopo di lucro, nel loro nobile intento, laddove non sempre enti e istituzioni pubbliche (a ciò preposte) conseguono, con tanta luminosità e prontezza, lo stesso obiettivo.

È comunque un conforto, per chi ci crede, vedere un centinaio di persone, affratellate dall’amore dell’arte, della cultura e della democrazia, che discutono, scherzano, fanno progetti, a Messina, nella stessa serena, entusiastica cornice.

Auricularia auricula-judae, ovvero “Orecchio di Giuda”, come nel linguaggio popolare viene comunemente conosciuto, deve la sua denominazione alla leggenda tramandata attraverso i secoli che vuole che questo curioso basidiocarpo sia cresciuto, assumendo la sua particolare forma, sull’albero dove l’apostolo traditore si impiccò pentito per il suo tradimento.

Si tratta di piccolo fungo dall’aspetto gelatinoso e simile, nella sua conformazione morfologica, per le particolari venature e la forma lobata che lo caratterizzano, ad un orecchio umano, derivandone, per tale motivo, la sua denominazione.

Il costrutto alla napoletana “Camilleri mi è padre, a me!” (memento ‘Miseria e nobiltà’) nulla toglie, ed anzi rende in immediatezza, alla forte caratterizzazione di ‘sicilitudine’ che Camilleri ha voluto imprimere al suo personaggio come ha magistralmente teso a dimostrare Giuseppe Rando, qui  e ‘ad hoc’ invitato all’uopo da quello che sempre più si sta rivelando quale ‘topo di biblioteca’, e suggeritore di ‘imput’, il presidente di ADSeT Angelo Miceli, una ‘macchina da libri’ offerti alla attenzione dei Soci del Sodalizio.

In merito all’Intrattenitore sulla odierna disquisizione culturale, tengo di mio ad evidenziare un tratto importante della sua personalità: Egli, pur consapevole del suo merito intellettivo, ama non invadere la scena con la Sua persona e si ritrae da istrionismi e protagonismi da cui rifugge; e dunque per questo dono della Sua modestia, che gli è insito, abbiamo potuto godere i Presenti di un incontro che si rivelerà gradevole non solo per la qualità del Relatore, ma non secondariamente per quella atmosfera gioiosa, da lui richiamata - sapientemente inserita in ogni suo giallo dall’autore-  e che Lui riconosce ai lavori del Camilleri ed al suo, ai suoi, personaggi tutti azzeccati in simpatia nei ruoli del cartaceo e della riduzione televisiva.

Ancora una volta la nostra “Curiosità Micologica” viene attratta e sollecitata da un fungo dalle caratteristiche particolari, stranamente ritrovato all’interno di un bidone metallico che, in considerazione delle peculiarità morfologiche risulta, per quanti abbiano una buona base di conoscenze micologiche, facilmente riconoscibile: Battarrea phalloides.

Si tratta di un macromicete che pur presentandosi, ad una prima sommaria osservazione, come un fungo dall’aspetto classico, ovvero munito di gambo e cappello, presenta particolari caratteristiche che lo rendono molto diverso.

E’ stato per lungo tempo inserito nel gruppo informale dei Gasteromiceti: raggruppamento artificiale nel quale trovano posto numerose specie fungine accomunate, tra loro, per la particolare forma di crescita che le vede, almeno nella fase iniziale della loro formazione, racchiuse in un involucro esterno, chiamato peridio, che conferisce ai singoli esemplari, un aspetto generale con forma arrotondato-globosa, tendente, a maturazione, a modificarsi con mutazioni ben precise e diversificate tra una specie e l’altra.

Tracce di marcata intelligenza

Nato il 26 dicembre 1956 a Crema (Cremona) è sposato con Ortensia Marazzi e insieme hanno un figlio: Antonio (1992).  Beppe o meglio Giuseppe appartiene alla buona borghesia lombarda, condizione che gli offre l’opportunità di poter viaggiare e di ampliare il proprio campo di coscienza sin da piccolo. Questo privilegio si innesta su una  bravura innata nel trasformare i suoni e i pensieri in tracce grafiche  e parole scritte che egli sa fare  con rara e sottile maestria. Chi lo ha conosciuto a quei tempi lo descrive come un giovanotto benpensante-bennato-beneducato, con le movenze da timido con le ragazze, ma al tempo stesso anche un tipo sveglio e rassicurante.  Negli anni Severgnini non è cambiato.

Andar per mummie con A.D.S.e.T.

Mummie non fa rima con morte, bensì fa assonanza con maieutica: ovvero veicolazione di vita.

Ben sappiamo tra noi uomini di scuola come l’incommensurabile Socrate scoprisse la maieutica, e con essa la strada che porta alla verità; e ci insegnò quel Grande che la verità risiede e deve emergere dall’interno dell’uomo e che nessuno può ‘costruirgliela addosso’! Non per nulla, in ulteriore ma diversa ottica ne riprese il pensiero S. Agostino: “Dove vai?.. Ritorna in te stesso, ecc. ecc.”                                                                                                                                                                                                                                                                                                        

          Ancora Sigmund Freud in altra ulteriore e ben diversa ottica attingeva a quell’antica sapienza col suo “Acheronta movebo”, quando scatenò l’inconscio del singolo postulando che da lui dovesse emergere il suo problema e che mai dovesse diagnosticarglielo l’analista, a cui spettava solo il compito di agevolarne un     auto-ripescaggio che definirei maieutico: col transfert.

Una nuova specie siciliana, nel ricordo di Andrea Buda

 

Il suo primo ritrovamento risale al mese di novembre 2003, nel bosco di Santa Maria, nel Comune di Buccheri (SR) e porta la firma del noto micologo siciliano Andrea Buda.(1) Il luogo del ritrovamento, inserito in una vasta area boschiva con vegetazione arborea mista di aghifoglie e latifoglie, con prevalenza di specie appartenenti al Genere Quercus, (Quercia), si posiziona a circa 900 m. s.l.m. ed è caratterizzato da una preponderanza arborea costituita da Quercus cerris (Cerro) ed è, pertanto, ricoperto da numerosi cascami fogliari di tale essenza, sui quali il protagonista della nostra nuova “Riflessione Micologica” trova il proprio habitat naturale dove si riproduce abbondantemente con tipica nutrizione saprofitica.

15 Maggio 2016: settantesimo anniversario del riconoscimento della autonomia alla Sicilia con la concessione dello Statuto della Regione Siciliana, approvato con R. D. Lgs. n.455 del 15 Maggio 1946 da Umberto II, re di Italia. Lo Statuto nella sua formulazione era stato originato da un accordo tra lo Stato e l’Isola, rappresentata da una  Consulta regionale all’uopo costituita in cui erano presenti i rappresentanti delle categorie, i partiti e i ceti produttivi della Sicilia che materialmente contribuirono in chiave paritetica alla stesura e alla formulazione dello stesso.

Esso avrebbe dovuto consentire nelle intenzioni del legislatore di dare le risposte che l’Isola attendeva da anni in merito alle esigenze di sviluppo per fare uscire i Siciliani dalle condizioni di minorità socio- economica in cui versavano dal momento in cui fu realizzatal’Unità. Fu ideato pertanto come volano di crescita e strumento di affermazione della specificità siciliana, come teorizzato dalle   correnti di pensiero che anche prima della parentesi fascista avevano caratterizzato il dibattito politico promuovendo soluzioni autonomistiche e regionalistiche per dare risposte adeguate alle necessità locali delle singole regioni, soprattutto meridionali. 

Amanita vittadinii

Il suo primo ritrovamento risale al 1826, in località Monticelli, frazione del Comune di San Donato Milanese (MI), ad opera di Carlo Vittadini (San Donato Milanese, 11 giugno 1800 - Milano, 20 novembre 1865), la sua prima descrizione porta la firma del Prof. Giuseppe Moretti  (Roncaro, 30 novembre 1782 - Pavia, 2 dicembre 1853), all’epoca titolare della cattedra di botanica presso l’Università di Pavia il quale, ritenendo, a ragione, che l’esemplare fungino “non sia stato peranco descritto da nessun botanico, ne parla in un proprio articolo pubblicato sul “Giornale di fisica, chimica, storia naturale e arti” precisando che “la raccolta avvenne ad opera del signor Vittadini presso Monticelli, a circa sei miglia da Milano..... ho imposto ad esso il nome specifico di questo giovane, che ci dà le più fondate speranze di diventare uno dei più distinti micologi

“Porca l’oca”, sono trascorsi tre anni!
Alla mia età (nello ‘status’ di venerando invecchiamento naturale) non è cosa da poco se, come dice Totò, è la somma che dà il totale!!!
Ma tant’è!
“Deo gratias”, comunque, non solo perché Iddio ci conserva: Deo gratias soprattutto perché questo bel Sodalizio (ADSeT) è cresciuto col vento in poppa, e soprattutto è cresciuto qualitativamente nella sua vocazione culturale e nella sua non comune capacità di aggregazione.
     Ma non si cresce “ad usum boletorum”, ovvero spontaneamente come i funghi (tanto cari al nostro Angelo Miceli dal punto di vista micologico, non meno cari a tanti altri di noi dal punto di …’gusto’ mangereccio), infatti un sodalizio cresce solo su propulsione ‘certosina’, pedante (nel senso migliore e positivo del termine) e scrupolosa di Qualcuno; questo qualcuno nella fattispecie è stato Angelo Miceli, Angelo che - per sua ammissione - è stato supportato e coadiuvato generosamente dai Soci tutti, dai soci Fondatori e dal Direttivo emerito, e certamente non si è trattato di un apporto secondario, ma tuttavia senza lo zelo, l’insistenza, il sollecito continuo nella ricerca degli uomini e delle situazioni di Angelo non si sarebbe arrivati a quegli invidiabili risultati a cui l’Associazione  è pervenuta nei tre anni.