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Morchella esculenta

I rigori di quest’ultimo rigido e lungo inverno restano ormai alle nostre spalle e la bentornata primavera li spinge sempre più lontani con il tepore delle sue giornate. La natura torna a vivere in tutte le sue espressioni e, con il ritorno della primavera, ritorna, in quanti come noi amano la vita all’aria aperta, il desiderio di fare lunghe e salutari passeggiate nei boschi non disdegnando, all’occorrenza, incontri ben predisponenti nei confronti dei prodotti spontanei della natura, tra i quali, ovviamente, non possono mancare quei curiosi esserini che, posizionati in botanica nel “Regno dei Fungi”, incominciano a fare le loro prime apparizioni. Ed ecco che micologi, micofili o, ancor più, semplici micofagi, tirata fuori dal ripostiglio l’attrezzatura necessaria (scarponi, bastone e cestino), a suo tempo riposta per la diminuita fruttificazione fungina dovuta al periodo invernale, meno propizio alla raccolta, si riversano nei boschi nella consapevolezza che la fruttificazione primaverile sta per iniziare.

Amanita ponderosa

Abbiamo più volte affermato, nelle nostre precedenti “dissertazioni  micologiche”, che “l’Andar per Funghi” anche nel periodo invernale o nelle stagioni meno propizie alla raccolta, può essere, oltre che una sana e salutare passeggiata a contatto con la natura, anche fonte di piacevoli sorprese, specie per quanti, come noi, sono soliti recarsi nei boschi non per soddisfare desideri di natura gastronomica, ma per dedicarsi alla ricerca di macromiceti interessanti dal punto di vista micologico ed al fine di approfondire le proprie conoscenze nella determinazione delle varie specie fungine.

Tricholoma saponaceum

E’ profondamente radicata, anche tra quanti sono soliti fare uso dei funghi quali prelibatezze gastronomiche e tra quanti altri assumono come verità le tante credenze sui funghi che solitamente vengono tramandate da padre in figlio, la convinzione che questi prelibati e ricercati “abitanti dei boschi” facciano la loro apparizione esclusivamente nel periodo autunnale ed in coincidenza con l’aumento dell’umidità stagionale dovuta alle tipiche precipitazioni atmosferiche del periodo.

Riteniamo, in merito, di dover dissentire da tale errata e fuorviante convinzione in quanto i funghi sono soliti nascere, crescere e riprodursi durante l’intero anno solare privilegiando, a seconda delle varie specie, il riprodursi in una o in altra delle quattro stagioni; rimanendo, ovviamente, la stagione autunnale quella durante la quale, in considerazione delle più idonee condizioni atmosferiche, legate alla temperatura ed all’umidità ambientale, si ha la maggiore fruttificazione fungina con la crescita di numerose specie, molte delle quali, come gli ovoli ed i porcini, considerate specie di ottima commestibilità e, per tale motivo, ricercate dai numerosi cercatori stagionali.

Amanita caesarea

Conosciuto fin dall’antichità e particolarmente apprezzato per il suo sapore eccellente e per il delicato profumo, è uno dei funghi commestibili più ricercati dai numerosi raccoglitori che, purtroppo, raccogliendolo in maniera indiscriminata già dai primi stadi di crescita (ancora a forma di ovolo), con la presunzione di essere in grado di riconoscerlo e distinguerlo dalle specie velenose anche se non presenta ancora, in maniera netta, i suoi caratteri distintivi, causano un enorme danno all’ecologia boschiva  mettendo a rischio la sua riproduzione e, in caso di confusione con la velenosa e mortale Amanita phalloides (non di rado avvenuta nel caso di raccolta allo stadio di ovolo), anche la vita dei consumatori.

Boletus aestivalis

Puntuali, con l’arrivo dell’autunno e delle prime piogge, i “funciari” (cercatori di funghi), si riversano, fin dalle prime luci dell’alba, nei boschi alla ricerca di quei curiosi “esserini” che, in questo periodo, popolano le aree boschive.

Da sempre apprezzati in cucina per il loro particolare sapore, i funghi catturano l’attenzione di quanti vogliono coniugare il piacere di una sana e salutare passeggiata nei boschi con l’appagamento dei sensi del gusto.

Le prede più ambite, ovviamente, ovuli e porcini! Attenti però al loro corretto riconoscimento, la possibilità di fare confusione tra le innumerevoli specie esistenti è sempre in agguato e può riservare, per i meno esperti, spiacevoli sorprese anche con conseguenze drastiche ed irreversibili.

Una città, alla ricerca di se stessa, tende a riappropriarsi del proprio passato, quasi a voler esorcizzare la violenza di un “mostro”, sempre in agguato, che si cela nell’inconscio dei suoi abitanti. In quest’ottica è nato il concorso “ ’A Cona più bella- Il Natale di tradizione a Messina”, giunto già alla V edizione. Nata su iniziativa di Alessandro Fumia, appoggiata dall’ Associazione Amici del Museo di Messina, in collaborazione con il Museo “ Cultura e Musica popolare dei Peloritani” di Gesso e con il Centro Studi Cateriniani “Mons. Giuseppe De Maria”, la manifestazione tende a valorizzare e diffondere la “Cona”, un apparato natalizio, sia domestico che pubblico, tipico della tradizione messinese e peloritana in genere.

Nell’atmosfera sacrale della Basilica Cattedrale di Messina, il 19 Dicembre alle ore 19,00, per  festeggiare la ricorrenza del Santo Natale, Stefania  la Manna, organista e pianista messinese di chiara fama, si è esibita ,con la perizia che le è consueta, in un concerto sul grande organo Tamburini.

L’evento intitolato “Insieme verso il Natale “ è stato organizzato dall’Associazione Adset , presieduta dal Prof. A. Miceli e costituita da dirigenti scolastici, in quiescenza o ancora in servizio, che hanno deciso di consociarsi ,per far convergere capacità, energie, inclinazioni al fine di favorire, in modo esponenziale, la crescita culturale e sociale della comunità sociale della  città.

 

Nella città dei “Bamminiddhari” (bambinelli di cera plasmati dalle abili mani di illustri artisti), in cui l’arte del presepio era coltivata con grande perizia, tanto da essere apprezzata in  molte parti d’Italia e d’Europa, si colloca la mostra di presepi di Rosanna Marullo,  inaugurata Mercoledì , 10 Dicembre 2014,ore 18,00 e aperta fino al 20, presso la Galleria d’arte ”Il Gabbiano” corso Cavour 119. Artista sensibile già nota autrice di paesaggi, Rosanna, pur non alterando i simboli essenziali della Natività, rinnova gli schemi classici della composizione” presepiale” e intitola la mostra “La mia canzone per Natale”.

"Essere donna: una sfida che non annoia mai"

pubblicato su Moleskine gennaio 2015

Una scrittrice, una giornalista, un'attivista, ma soprattutto una donna con la "D" maiuscola. Ci ha lasciato nel 2006, a 77 anni, dopo una vita vissuta intensamente fino all'ultimo, nonostante una malattia, che da tempo la divorava lentamente. Ha scritto dodici libri e ha venduto venti milioni di copie in tutto il mondo. Molte sue frasi sono diventate celebri come vere e proprie perle di saggezza e di riflessione.

Pensando a lei, siamo portati a vederla come una combattente sempre in prima linea, sprezzante del pericolo, dotata di una straordinaria auto disciplina, di una determinazione e di una puntigliosità fuori dal comune. In realtà nel libro "Oriana una donna" (Rizzoli) prima e unica biografia autorizzata, scritta da Cristina De Stefano, scopriamo come la Fallaci sia stata nel privato, una donna delicata, fragile, dolce, romantica e allegra, con una personalità meno "monolitica", come dice l'autrice, rispetto all'immagine corrente.

Le letterine a Santa Claus ci raccontano i desideri e le preoccupazioni dei nostri bambini

Pubblicato su Moleskine Dicembre 2013

Se vogliamo conoscere e capire un bambino, non facciamogli domande, osserviamolo e impariamo a leggere i messaggi che egli ci invia, prestiamo attenzione a come si comporta da solo o in mezzo agli altri, seguiamolo con lo sguardo quando impugna uno strumento grafico, guardiamo le tracce che lascia sul foglio e i suoi disegni e impariamo a leggerli.

Nel disegno possiamo individuare le sue paure, i suoi desideri e le sue emozioni. I bambini sono acuti osservatori, testimoni attentissimi della realtà e dei rapporti familiari e sono capaci di provare una vastissima gamma di sentimenti spesso incomprensibili per gli adulti.

Pubblicato su Moleskine Anno 7 n. 10 ottobre 2014

L’espressione grafica caratterizza da sempre l’uomo. Numerosi sono stati nel corso dei secoli i sistemi grafici che hanno permesso agli uomini di comunicare fra loro, a partire dai segni e simboli primitivi fino ad arrivare alla nostra attuale scrittura latina, passando per la scrittura cinese, i geroglifici egiziani e i loro derivati, l’alfabeto semitico, la scrittura indiana, araba ecc e tutte queste scritture erano e sono altamente rappresentative delle civiltà delle diverse epoche, esprimono le “sensibilità” di questi popoli. Già dai tempi in cui viveva nelle caverne l’individuo ha sentito il bisogno di lasciare la propria traccia.

“…Quando davvero si è educatori! 

Quando Messina interagisce lo fa con sapienza, in modo particolare quando c’è di mezzo il 16° Istituto Comprensivo e la sua infaticabile dirigente Giovanna De Francesco, complice quella Daniela Bonanzinga, cacciatrice di ‘punta’ di talenti scrittorii, che offre in pasto alla Città vere eccellenze culturali.

Giorno 28 maggio 2014 gli astanti in ‘Sala Visconti’ hanno goduto della professionalità (la professionalità va oltre la sapienza, perché la contiene e la supporta di realismo pragmatico!) di un … messinese!

“Eschilo, Eschilo, che qui si Sofocle; attenzione alle scale, che sono Euripide!” : era la battutaccia colta che stava sulle bocche di noi liceali nei nostri verdi anni (per ovvi motivi ometto quelle ‘spinte’ - almeno tre - su un utilizzo strumentale del greco!); riportarla qui non avrebbe avuto valore, se non si volesse evidenziare come il giocare con la cultura era non solo un vezzo per quei giovani che fummo, bensì un supporto di riferimento per l’ironia; ed - attenzione ! - il vezzo non era sulle bocche dei ‘primini’ della classe (non si sarebbero mai permessi, con la loro rigidità spesso secchiona!); era invece sulle bocche di quelli che faticavamo per quel tanto in greco da riuscire non più che a spuntarla, nonostante il disappunto di un genitore grecista e latinista.

Noi di ADSeT siamo i “professori per sempre”, quale che sia stato il nostro ruolo nelle scuole; noi, felici di ciò che abbiamo donato - in eredità del messaggio senechiano - oggi, non è esatto dire che un po’ vi invidiamo, né che indulgiamo alla nostalgia, ma certamente amiamo avere il piacere di condividere in solidarietà con i colleghi dirigenti, professori, direttori amministrativi, esecutori amministrativi, tecnici e ausiliari l’alba di un nuovo giorno, il nuovo giorno per la eterna seduzione dell’educare: è il nuovo giorno d’inizio del nuovo anno scolastico, é la magia del ricominciare a lavorare sull’uomo, il privilegio di esercitare l’arte – perché arte è, e guai quando diventa mestiere! – che dall’esperienza trae la tecnica maieutica, mai deterministica, che ci conduce, noi “professori per sempre” ribadisco, educatori, a godere della professione più gratificante tra tutte, gratificante perché dà gioia, in quanto cura la formazione della persona umana, perché si alimenta dei valori che trasmette in funzione di una comprensione dell’uomo percepito come fratello, e perché non lavora su brutture, dolori e/o aspetti ‘meccanici’ né sconvolgenti, ma incide sull’essere liberi e sul rendere liberi: quale altro/a mestiere/professione – con tutto il rispetto – dà mai tanto a chi lo/a pratica?! 

Chi lo dice che Quiescenti è sinonimo di … omissis … “essere inattivo” (dal latino ‘Quiesco’: cfr. pag. 1211 di Castiglioni Mariotti, ‘Il Vocabolario della lingua latina’, c. e. Loescher, Roma 31.07.‘63/23.10‘65, stampa presso Officine Grafiche Fratelli Stianti, Sancasciano Val di Pesa - FI- Gennaio 1966)?

… Il nostro “quiescere” è, sì, riposo, ma è riposo dalle pastoie superfetate della burocrazia di stato che, quando non sia quella tuttora benemerita istituzione che chiamiamo didattica, sarebbe apparato-scuola, intesa come coacervo di norme di divieti e/o di concessioni che proprio sulla didattica vanno a incidere negativamente, laddove - di contro - la snellezza delle direttive tornerebbe a rendere feconda/a prescindere dalla burocrazia e non defatigante la detta didattica.

Bene! Noi Quiescenti giubilati ci siamo congedati da quel tipo di servizio attivo; non ci siamo congedati tuttavia dal rinnovato impegno volontario per la scuola, per l’educazione, per la cultura, per l’edificazione assiologica, per l’orgoglio della identità cittadina: è più forte di noi - è la nostra ragione di vita! -