Comunicazione importante

Considerato il protrarsi della situazione di emergenza epidemiologica causata dal diffondersi del "Covid 19", rimanendo in linea con le indicazioni nazionali adottate quale misura preventiva, le attività associative in presenza sono momentaneamente sospese. Continueremo ad incontrarci in modalità remota sulla piattaforma

meet.jit.si/adsetsoci

Eventi 2021

Giovedì 11 marzo
Ore 17.00
Aula Virtuale: meet.jit.si/adsetsoci
 

Abstract 

La Sicilia e lo Stretto di Messina, situati al centro del Mediterraneo, costituiscono un elemento di separazione geografica tra le acque dei bacini orientale ed occidentale. Lo Stretto, in particolare per le correnti e per la struttura morfologica dei suoi fondali, porta alla formazione di una vasta provincia oceanografica, da alcuni denominata addirittura ecosistema, i cui parametri ambientali consentono la sopravvivenza di una elevata quantità di specie animali sia vertebrati che invertebrati. Infatti la presenza di moti di marea armonici fra Ionio e Tirreno inducono la formazione di un punto anfidromico nello Stretto. I vortici causati dalla risalita di acque fredde e ricche di nutrienti dello Ionio, rimescolano le acque calde e superficiali del Tirreno. Queste, a loro volta, riversandosi nello Ionio ne mitigano le condizioni, originando fasce intermedie che con il loro riflusso verso sud lungo la costa siciliana fino al Canale di Sicilia, si incontrano con i fronti freddi delle acque atlantiche che si dirigono verso oriente fino al Mediterraneo centrale. A nord dello Stretto, le correnti con il loro moto vorticoso, fanno sentire la loro azione su un’ampia fascia tirrenica che si spinge fino a Capo Vaticano ed al Golfo di Policastro verso nord, appunto, ed a ovest fino a Palermo, per cui il bacino del basso Tirreno è “invaso” da masse d’acqua più fredda e con potenzialità produttive maggiori rispetto a quelle che avrebbe, il Tirreno stesso, senza i suddetti rimescolamenti. Anche la situazione dell’acqua levantina presenta caratteristiche particolari poiché le acque calde (con caratteristiche ormai subtropicali) si spingono fino alle coste orientali della Sicilia e trovano ostacolo per la loro diffusione, nella posizione geografica dell’isola e nei fronti freddi di provenienza atlantica. Quindi si viene a formare una vasta regione di acque miste che condiziona la diffusione e la dispersione degli organismi viventi. Tutto questo dimostra la rilevanza della posizione geografica, al centro del Mediterraneo, della Sicilia e dello Stretto di Messina che contribuiscono alla costituzione di una “provincia” con caratteristiche ambientali miste in cui è garantita la sopravvivenza di specie animali del bacino occidentale (con caratteristiche atlantiche) e di quello orientale (con caratteristiche indo-pacifiche).

La forma dello Stretto è ad imbuto con l’apertura verso lo Ionio ed il “collo” verso il Tirreno. La profondità del mar Ionio aumenta rapidamente lungo la direzione nord-sud raggiungendo quasi a Catania l’isobata dei 2000 metri. Nel Tirreno il pendio decresce più dolcemente raggiungendo addirittura a Milazzo, l’isobata dei 1000 metri. Quindi il fondo prende la configurazione di un monte la cui vetta che si trova lungo la congiungente Punta Pezzo – Ganzirri, arriva fino alla batimetria di 72 metri, quota più bassa dell’intero sistema, inoltre la curvatura verso est dello Stretto è data dal regime di erosione delle correnti lungo il litorale Pace – S. Agata e di un conseguente interrimento nel tratto calabro antistante Punta Pezzo stessa. Questa digressione geomorfologica serve solo a dimostrare quanto sia imponente il regime idrodinamico delle correnti di marea che percorrono lo Stretto. Questa forma ad imbuto e la natura del fondo accidentata fanno si che la corrente non abbia decorsi regolari, ma che si vengano a formare delle controcorrenti litorali, “refoli” e vortici. Così mentre nella parte centrale dello Stretto la corrente decorre ne più ne meno come un fiume cambiando periodicamente (ogni sei ore) direzione nell’epoca sizigiale, le zone della costa sono interessate da correnti di altra natura.

Oltre alla forma geomorfologica ad imbuto descritta che fa in modo che lo Stretto ed il suo regime diventino una trappola per gli organismi marini, la corrente gioca un ruolo fondamentale poiché li cattura e li trasporta in pochissimo tempo da profondità notevoli fino alla superficie. Tale trasporto provoca in essi choc pressori di ogni genere uccidendoli. Sarà in seguito il moto ondoso e la risacca a gettarli sul litorale.

Sono diversi i fattori che influenzano il regime idrodinamico e conseguentemente lo spiaggiamento.

Sicuramente il formarsi di condizioni di bassa pressione atmosferica sullo Ionio e alta sul Tirreno o viceversa; i periodi semimensuali (ogni mezza lunazione): durante le sizigie le maree sono più ampie e quindi le correnti più veloci, mentre durante le quadrature il fenomeno è meno evidente data la scarsa ampiezza delle maree. La continua variazione della distanza terra – luna e terra – sole, nonché le loro mutevoli declinazioni sono fenomeni di sicuro interesse per lo spiaggiamento. Se infatti le maree di perigeo si sommassero a quelle sizigiali si avrebbero correnti più veloci (ciò avviene circa ogni 4 anni fino a raggiungere il massimo di intensità ogni 1600 anni).

Le migrazioni nictimerali favoriscono lo spiaggiamento poiché molte specie, soprattutto planctofaghe, durante le ore notturne risalgono verso la superficie in concomitanza del plancton, per cui, “catturati” dalla corrente affiorano e non potendo più contrastare l’azione delle correnti stesse, anche per fenomeni di stress osmotici, vengono gettate relitte sulla spiaggia. Sono da citare anche il moto ondoso ed il regime termico che si instaura in zone limitrofe allo Stretto soprattutto durante l’estate, periodo in cui la stratificazione termica è marcata ed impedisce alle specie di spostarsi verso la superficie. Tuttavia, nell’area propria dello Stretto, a causa del costante moto vorticoso delle acque, tale barriera termica è più facile da superare.

Comunque durante i mesi estivi, in cui l’illuminazione è più intensa ed il moto ondoso limitato, il fenomeno si verifica meno intensamente.

Lungo il litorale siciliano, lo scirocco è da considerare un vento decisamente favorevole; la sua azione, soprattutto durante le ore notturne, è potenziata dal corrispondente senso della corrente. Il periodo ottimale per spiaggiare è quello iniziale e finale, cioè quando le forze dei venti non sono al massimo (probabilmente perché le risalite degli animali non sono favorite dalle burrasche).

Anche, comunque con venti da ovest e da nord-ovest si possono avere spiaggiamenti in accordo con una tradizione popolare secondo cui alcuni organismi “sentono il vento di terra”.

La metodica di raccolta comporta un’esplorazione sistematica lungo i cordoni di relitti costituiti da sabbia e da materiale organico vario che segnano i limiti raggiunti dal moto ondoso, dai flutti montanti o dai passaggi delle correnti e controcorrenti di marea. È possibile distinguere le diverse linee di spiaggiamento; le più esterne (ovvero quelle verso monte) sono caratterizzate dalla presenza di pomice su cui possono essere fissati Cirripedi o Anellidi tubicoli.

Gli organismi batifili sono distribuiti in una seconda linea di spiaggiamento che si prolunga parallela alla costa a pochi metri dalla battigia.

Le raccolte presentano livelli ottimali quando in esse c’è la presenza di tipici pesci batifili (Argyropelecus hemigymnus) facilmente riscontrabili.

Lo spiaggiamento non deve essere comunque considerato come un fenomeno costante dettato da regole precise, bensì deve considerarsi come la risultante di fattori biologici, idrodinamici, meteorologici, ecc. Pochi sono i fattori costanti ed uno tra tutti è sicuramente il periodo in cui lo spiaggiamento si verifica con più frequenza. Tale periodo presenta il picco di massima incidenza durante i mesi invernali e primaverili (da ottobre fino a maggio) con punte minime nei mesi estivi. Presumibilmente è lo stato di omotermia invernale che favorendo la massima circolazione nella colonna d’acqua facilita i movimenti attivi verso la superficie.

Martedì 23 Febbraio
Ore 17.00
Aula Virtuale: meet.jit.si/adsetsoci
 

Un unicum nel panorama regionale e non solo.

Le lunghe e complesse vicende geologiche e tettoniche, la morfologia, la flora e la fauna, l’architettura civile e militare, l’economia e l’organizzazione sociale presentano in questo ambiente aspetti non riscontrabili in altre parti della Sicilia e con scarse affinità anche in campo nazionale.

In essi è dato trovare il più vasto ed eterogeneo campionario delle rocce reperibili in Italia, comprese quelle in assoluto più rare e antiche, quali le rocce magmatiche e metamorfiche. Condizione, questa, alla base di una serie di situazioni conseguenti altrettanto originali, tra cui basta ricordare: la formazione di giacimenti minerali, oggetto di sfruttamento fino agli anni ’60 del secolo scorso; l’estrema accidentalità del territorio che si manifesta nella successione ininterrotta di creste, di valli e di un reticolo intricatissimo di torrenti; la presenza pressoché illimitata di habitat per piante, animali e forme di vegetazione rare; il particolare tipo di insediamento umano e l’esercizio delle attività economiche prevalenti; perfino il corso di alcuni eventi storici. 

Martedì 9 Febbraio
Ore 16,30
Aula Virtuale: meet.jit.si/adsetsoci
 

Quella dei Peloritani è una catena montuosa unica, antica e allo stesso tempo ancora giovane, profondamente solcata sui due versanti alluvionali, con un'interminabile successione di picchi, crinali e burroni. Rocce dalle forme suggestive e letti morbidi di felci lungo profonde fiumare; bellissime foreste situate in luoghi remoti; zampilli d'acqua che d'inverno fluiscono verso mare; aree attrezzate dove alloggiare vivendo in armonia con la "natura".

Parleremo dei Peloritani e di alcuni dei numerosi percorsi trekking che si possono effettuare per conoscerne la straordinaria biodiversità, le bellezze paesaggistiche e storiche. I vari itinerari presentati nella guida consentono di scoprire siti e percorsi nuovi e poco conosciuti anche agli escursionisti più esperti. Meritano di essere divulgati, soprattutto ai giovani affinché possano custodire questi territori e valorizzarli, tramite il talento, la professionalità e la sensibilità naturalistica che è in essi innata per “restarci” e “viverci”

Martedì 2 Febbraio
Ore 16,30
Aula Virtuale: meet.jit.si/adsetsoci
 

Viene presentato, in tre sezioni, un progetto di studio relativo all’arte dei “mastri marmurari” e “mastri lignari” del territorio nebroideo. Comprende, allo stato, la devozione mariana in questo territorio attraverso le statue in marmo della bottega dei Gagini, di cui sono conservati gli atti di committenza e/o delle informazioni che ne garantiscono l’autenticità, le statue in legno della bottega dei Li Volsi “mastri lignari” e alcuni dipinti di un pittore caravaggesco Giuseppe Tomasi di Tortorici. Lo studio viene introdotto dalla cappella del Rosario di Naso, poco nota ma di grande pregio e di notevole importanza per le peculiarità che presenta, è , inoltre, arricchito da qualche scultura fuori dallo schema ordinario, come imput per eventuali ulteriori ricerche.

Prossimi Eventi

  • 11 Marzo 2021 17:00
    Streaming | meet.jit.si/adsetsoci
    Gli Incontri ai tempi del corona virus
    Dettagli Evento