Giuseppe Rando

Secondo le acquisizioni più recenti della neuropsichiatria e dell’antropologia (F. Facchini, Evoluzione, uomo e ambiente, Torino 1988), sarebbe in atto, da alcuni decenni, a partire della seconda metà del secolo scorso, un’effettiva «mutazione antropologica» nel mondo occidentale, e soprattutto in Italia, causata dalla diffusione capillare della televisione e quindi dell’informatica (computer, smartphone ecc.), nonché dalla contestuale, e direttamente proporzionale, atrofizzazione dei tradizionali canali  della comunicazione scritta  (libri, giornali ecc.).

Non si tratta tanto della funzione diseducativa della televisione (affrontata da Pasolini, nei primi anni Settanta del secolo scorso e sempre attuale tuttavia), quanto di un evento di portata straordinaria che rischia di travolgere la nostra vita e i modelli culturali vigenti, compreso quelli della democrazia, della libertà, della dignità della personalità umana ecc.

Si è svolta, con crescente entusiasmo e notevole partecipazione di pubblico, nei giorni di sabato 28 e domenica 29 ottobre 2017, la quarta edizione della “Festa delle cascate Ritrovate” nell’antico casale di Catarratti di Messina, ideata e gestita con lungimirante sagacia dal professor Piero Chillé, con il concorso del Movimento “Cià era – Uniti per la nostra vallata”, della Parrocchia S. Maria Annunziata e S. Giuseppe in Bisconte-Cataratti, dell’Associazione Socio-Culturale Ctg “Città di Messina” e di non poche personalità politiche, imprenditoriali e culturali, particolarmente sensibili alla causa della conservazione dei beni culturali e del loro giusto impiego, in una sana prospettiva di sviluppo turistico-economico della città dello Stretto e del suo ricchissimo entroterra. Hanno, in ispecie, collaborato: il Dipartimento Regionale di Protezione Civile della Sicilia Nord Orientale, l’Assessorato Comunale Protezione Civile di Messina, l’ing. Antonino Rizzo, Esperto del Sindaco di Messina, i dottori Rubino, Monaco e De Naro, geologi esperti del territorio, i Volontari dell’Associazione “Puliamo Messina” e della “Comunità FARO”, il dott. Davide Lupica dell’Associazione Fotografi Naturalisti Italiani di Messina.

Punti di forza della Festa del 2017, oltre al solito, gradevole corredo di sfilate, giochi, danze e degustazioni di pietanze tradizionali, sono stati: i laboratori didattici su “Buone pratiche di protezione civile”, cui hanno partecipato gli alunni di alcuni Istituti Comprensivi della città; i giochi popolari della tradizione locale organizzati dal dott. Lillo Alessandro; l’estemporanea di pittura con i Murales realizzati dagli allievi dell’Istituto “Basile” di Messina; la sagra delle castagne, delle noci e dei dolci tipici a cura delle famiglie del borgo; il concerto del Coro Polifonico “S. Maria dei Miracoli” di Sperone (ME), diretto dal maestro Giacomo Arena; lo spettacolo di musiche popolari, eseguite con gli antichi strumenti musicali, a cura dell’antropologo Mario Sarica; la commemorazione della poetessa messinese Maria Costa.

È toccato a me, intervistato, nell’occasione, dalla professoressa Letizia Lucca, giornalista della “Gazzetta del Sud”, di ricordare l’appassionata partecipazione della compianta poetessa (che ha inaugurato la prima edizione della “Festa delle Cascate Ritrovate 2014”) a questa e tutte le altre iniziative che mirano a tenere viva la tradizione culturale di Messina, non già come vuoto rimpianto del passato, ma come stimolo per la rinascita dei luoghi, spesso abbandonati alla marginalità, e dei giovani, soprattutto, che non devono più essere costretti ad abbandonare il loro mondo per cercar pane altrove.

Ho, nel contempo, rilevato che la scoperta delle radici e il radicamento profondo nella ricchezza culturale del proprio mondo non devono costituire un intralcio né tampoco un complesso d’inferiorità per alcuno; costituiscono, al contrario, il miglior viatico per trovare la propria strada nella complessa età della globalizzazione e resistere alle inevitabili tempeste della vita: mentre scopriamo che non veniamo dal nulla, che abbiamo valori, arti e mestieri  da contrapporre alla corruzione dilagante, più decisamente lottiamo per liberare i nostri borghi dalle inadempienze delle amministrazioni comunali (la via d’accesso a Bisconte e Cataratti non può più essere l’angusta trazzera che fiancheggia il torrente, impedendo di fatto scambi e commerci) e per la nascita (finalmente!) di uno spirito cooperativistico che ci permetta, in unione con altre realtà contadine della vasta provincia di Messina, di valorizzare le mille, produttive forme dell’artigianato siciliano, anche ai fini di una rinascita economica che non può più essere rinviata.

Alcuni amici, nell’osservare, su Facebook, la mia pagina di copertina in cui figuro sorridente accanto a Maria Costa, mi chiedono di parlare ancora della grande poetessa dello Stretto, da poco scomparsa.

Epperò, dirò subito che Maria Costa era certamente messinese, ma, in ispecie, cittadina della Riviera Nord di Messina (che non è un mondo a sé né un paradiso terrestre, ma una realtà socio-culturale ben definita): veniva dalle barche, non – con rispetto parlando – dai salotti; conosceva bene, lo «sciroccu», il «ventu cavaleri», il «maistrali», la «lupatina, la «tramuntana, il «livanti», la «scinnenti», la «muntanti»,  la «pignatedda» che «bugghiva patati», la «brogna»,  le «bracere», i «fumenti»,  le vecchie «chi filavanu la lana», i «rinninuni», il «piscispadu», il «luvarottu», la «ciciredda», la «ncioarina», i «peddisquatra», i «cavuliceddi», l’«aspareddu  ntô bucali», il «friddu chi vi tagghiava a facci», i «maistri di nassa»; mostrava, con quel suo busto eretto, la fierezza delle donne dei marinai; parlava la lingua diretta, senza sdolcinature, senza eufemismi e senza ipocrisie moralistiche, della gente di mare; aveva il dono dell’ironia leggera e sorridente che rende meno amara la vita alla gente di mare; gettava ponti, come la gente di mare, e non costruiva muri tra sé e gli altri; guardava avanti, come la gente di mare, anche quando rievocava volti, fatti, eventi del passato.

Cos’e pazz: vivo in una città dove non c’è intellettuale, professionista poeta, artista, giornalista, panettiere, negoziante, barbiere, salumaio che non si ritenga infallibile e non ostenti amore smodato di sé nonché disprezzo per i “concorrenti”; purtroppo, a me capita -  non spesso ma talvolta, sì - di mostrare la mia fralezza (poet.) d’uomo, ontologicamente limitato come tutti gli esseri umani, e di ammettere i miei errori:  per distrazione, disinformazione o altro, ma errori tuttavia. Devo prenderne atto: sono strano, in questa città di (presunti) giganti.

Ho creduto talvolta d’intravedere sintomi di miglioramento nella cultura, nella società e nella prassi politica della città dello Stretto, che da troppo tempo soggiace, invero, a una certa, diffusa atonia. Mi sono perciò proposto – da intellettuale democratico – di presentare, su questa libera testata, a scadenza settimanale, i protagonisti e gli eventi più significativi del rinnovamento in atto, senza obliterare ovviamente i non pochi fatti che purtroppo continuano a frenare lo sviluppo di questa bella e sventurata città.

La singolare fioritura, in questi ultimi tempi, a Messina, di associazioni culturali (quali che ne siano i limiti) nonché di poeti in lingua e in dialetto mi è parsa, per esempio, un efficace segno di un risveglio, dopo tanto sonno. E due sillogi poetiche, che ho avuto modo di leggere in questi giorni, mi sembrano particolarmente sintoniche a quello che potrebbe essere un piccolo, risicato Rinascimento messinese. Partiamo da qui.

Hortus Animae Evento

Nel suo ultimo libro, Storia linguistica dell’Italia repubblicana, Tullio De Mauro evidenziava come, nel secondo Novecento, contrariamente alle previsioni, i dialetti non siano affatto scomparsi nel Belpaese e che anzi si siano evoluti, secondo la prassi abituale delle lingue (perennemente in movimento sotto l’urgenza delle novità politiche, sociali e culturali), tanto che si è addirittura intensificata nello Stivale la diglossia dei parlanti (la parlata simultanea di una lingua e di una variante dialettale), tipica delle italiche contrade.

Il dialetto conserva, insomma, o incrementa addirittura, la sua funzione espressivo-comunicativa. E se non riuscirà mai a diventare la lingua della scienza e della filosofia, come sottolineava Sciascia, poco manca (e poco importa).

Siamo ancora affetti, noi sicilianuzzi di Messina, da un certo provincialismo mentale: veniamo giustamente attratti dalle bellezze naturali e artistiche dei paesi europei o extraeuropei (che magari esaltiamo più del dovuto), ma poco o nulla ci curiamo delle bellezze di casa nostra.

Non è un difetto enorme – anche Leopardi stravedeva per le grandi città e mal sopportava (disprezzava addirittura) la dolce Recanati – ma un difetto comunque.

Sambuca, Mazzara del Vallo, San Vito Lo Capo, Aidone, Erice, Donnafugata, Scicli, Portopalo, Marzamemi, Marina di Ragusa, Modica, Sciacca, Castelvetrano, Palma di Montechiaro, Vendicari, Polizzi Generosa: ddddoove?

Si è svolto nella giornata di domenica 18 giugno, a Villafranca (Messina), l’incontro annuale di poeti nonché di artisti della pittura e della fotografia – più di cento persone, invero – intervenuti per la celebrazione della “Decima Edizione Artincentro”, fondata e diretta da Rosario Fodale nell’ambito delle attività promosse dall’Associazione Culturale “Messinaweb.eu”, di cui Fodale stesso è presidente. L’evento è stato coordinato e presentato da due madrine eccezionali: l’avvocato Patrizia Causarano e la dottoressa Silvana Foti.

E viene fatto di considerare come nella società civile, a Messina, semplici, privati cittadini, animati dal desiderio di contribuire al risveglio culturale della città, riescano gratuitamente, senza alcuno scopo di lucro, nel loro nobile intento, laddove non sempre enti e istituzioni pubbliche (a ciò preposte) conseguono, con tanta luminosità e prontezza, lo stesso obiettivo.

È comunque un conforto, per chi ci crede, vedere un centinaio di persone, affratellate dall’amore dell’arte, della cultura e della democrazia, che discutono, scherzano, fanno progetti, a Messina, nella stessa serena, entusiastica cornice.