Siracusa Supplici

Teatro Antico di Siracusa – Rapprentanzioni Classiche
“Le Supplici” di Eschilo per la  regia di Moni Ovadia
Mercoledì 17 giugno 2015
 
Soci ADSeT, familiari ed amici hanno assistito alla presentazione della tragedia “Le Supplici” tenuta nell’ambito delle rappresentazioni classiche di Siracusa.

I partecipanti, ben 50 persone, sono stati intrattenuti sull’argomento dalla Prof.ssa Pina D’Alatri:
 
Dalle Supplici di Eschilo alle Supplici di Moni Ovadia e di Mario Incudine

Le Supplici di Eschilo sono il primo dramma della Trilogia delle Danaidi , composto con buona probabilità dopo la Trilogia Tebana. Il personaggio principale è il coro delle cinquanta figlie di Danao che sono fuggite, guidate dal padre, per sottrarsi alle nozze con i cugini, i figli di Egitto e che ora cercano protezione ad Argo. Lo scenario é costituito da un altare collettivo, posto sicuramente fuori da Argo, con i simboli o le statue di più dèi. A questo si avvicina il coro delle Danaidi che, cantando, chiedono al re Pelasgo di accoglierle e di proteggerle, mentre il re, in forma recitativa, esprime le sue esitazioni e le sue riflessioni, secondo un procedimento detto epirrematico (alternanza di canto e recitazione).

Per il re si pone il problema, tipicamente eschileo, dell’agire umano. Accogliere le fanciulle vuol dire guerra con i persecutori egiziani e distruzione della città, respingerle è un delitto agli occhi di Zeus che protegge gli ospiti. Poiché il re esita a prendere una decisione, le fanciulle minacciano di impiccarsi alle statue degli dei, attirando sulla città una maledizione incancellabile.

Il re è disposto a cedere solo se la cittadinanza sarà disposta ad accogliere le supplici. La situazione ,tra i canti di benedizioni delle Danaidi, sembra risolta quando il re vede che le navi degli Egizi stanno attraccando. Arriva ,dopo poco tempo l’araldo egiziano  con i suoi sgherri che vuole strappare  le fanciulle dagli altari e condurle agli Egizi. Il re respinge l’araldo e fa entrare le fanciulle, accompagnate dalle loro ancelle , in città. Nel canto che si sviluppa tra il coro delle ancelle e quello delle fanciulle si presagisce la conclusione della vicenda che ha un seguito nei due drammi successivi: gli” Egizi “di cui nulla rimane, le “Danaidi” di cui avanzano scarsissimi frammenti. Negli “Egizi” si raccontava, probabilmente, l’arrivo ad Argo dei giovani che costringevano le fanciulle alle nozze e la decisione delle medesime di uccidere i mariti durante la prima notte di nozze, nelle “Danaidi”, invece la vicenda di Ipermestra, l’unica tra le figlie di Danao che , innamoratasi del marito Linceo , ubbidendo alla dea Afrodite, risparmiava il giovane.

Il testo presentato a Siracusa per la regia di Moni Ovadia, mostra varie innovazioni tecniche ma lascia immutato il messaggio universale di accoglienza e salvaguardia del diritto-dovere d’ospitalità. Mario Incudine, drammaturgo e compositore musicale siciliano, che ha collaborato con Moni Ovadia per l’allestimento, interpreta il cantastorie, cioè colui che ,secondo la tradizione popolare, semplifica e”volgarizza” (linguisticamente parlando) le storie. Egli rappresenta la voce del popolo che avverte gli spettatori che le Danaidi (alias,oggi, i migranti africani) devono essere accolte perché “bisognose”. E’ il dio che lo vuole e il tempo ritorna ciclicamente. La storia non cambia, l’uomo si trasforma nell’esteriorità ma nell’essenza, non muta.

Nella scena enormi mezzobusti africani, innalzati su alti pali, sostituiscono le statue degli dei greci; la lingua siciliana, antichissima lingua letteraria e non linguaggio vernacolare, si associa al greco moderno, in un contrasto dialettico che ha un profondo valore simbolico: la lingua siciliana come linguaggio della libertà, il greco come linguaggio della costrizione. La musica fa da cornice al testo e non si ferma mai, è un “recitar cantando” tra ritmi maghrebini, melopea greca e folk, dimetri greci e metrica siciliana in ottava rima.

Tra tutti i musicisti di valore che animano lo spettacolo mi piace citare una giovane promessa che ci fa onore perché appartiene alla nostra provincia: Antonio Vasta, abile strumentista e soprattutto sensibile e esperto “zampognaro”. Antonio che conosco personalmente, ha girato il mondo, diffondendo, attraverso il suo strumento,le note della nostra terra.

Le “Supplici” di Euripide si rifanno al ciclo tebano e raccontano la vicenda di Teseo, re di Atene, che ascoltando le suppliche delle madri di sette giovani morti a Tebe e lasciati insepolti, muove guerra a Tebe e restituisce i corpi alle madri.

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