Comunicazione importante

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Le suggestioni dello Stretto di Messina

Giovedì 11 marzo
Ore 17.00
Aula Virtuale: meet.jit.si/adsetsoci
 

Abstract 

La Sicilia e lo Stretto di Messina, situati al centro del Mediterraneo, costituiscono un elemento di separazione geografica tra le acque dei bacini orientale ed occidentale. Lo Stretto, in particolare per le correnti e per la struttura morfologica dei suoi fondali, porta alla formazione di una vasta provincia oceanografica, da alcuni denominata addirittura ecosistema, i cui parametri ambientali consentono la sopravvivenza di una elevata quantità di specie animali sia vertebrati che invertebrati. Infatti la presenza di moti di marea armonici fra Ionio e Tirreno inducono la formazione di un punto anfidromico nello Stretto. I vortici causati dalla risalita di acque fredde e ricche di nutrienti dello Ionio, rimescolano le acque calde e superficiali del Tirreno. Queste, a loro volta, riversandosi nello Ionio ne mitigano le condizioni, originando fasce intermedie che con il loro riflusso verso sud lungo la costa siciliana fino al Canale di Sicilia, si incontrano con i fronti freddi delle acque atlantiche che si dirigono verso oriente fino al Mediterraneo centrale. A nord dello Stretto, le correnti con il loro moto vorticoso, fanno sentire la loro azione su un’ampia fascia tirrenica che si spinge fino a Capo Vaticano ed al Golfo di Policastro verso nord, appunto, ed a ovest fino a Palermo, per cui il bacino del basso Tirreno è “invaso” da masse d’acqua più fredda e con potenzialità produttive maggiori rispetto a quelle che avrebbe, il Tirreno stesso, senza i suddetti rimescolamenti. Anche la situazione dell’acqua levantina presenta caratteristiche particolari poiché le acque calde (con caratteristiche ormai subtropicali) si spingono fino alle coste orientali della Sicilia e trovano ostacolo per la loro diffusione, nella posizione geografica dell’isola e nei fronti freddi di provenienza atlantica. Quindi si viene a formare una vasta regione di acque miste che condiziona la diffusione e la dispersione degli organismi viventi. Tutto questo dimostra la rilevanza della posizione geografica, al centro del Mediterraneo, della Sicilia e dello Stretto di Messina che contribuiscono alla costituzione di una “provincia” con caratteristiche ambientali miste in cui è garantita la sopravvivenza di specie animali del bacino occidentale (con caratteristiche atlantiche) e di quello orientale (con caratteristiche indo-pacifiche).

La forma dello Stretto è ad imbuto con l’apertura verso lo Ionio ed il “collo” verso il Tirreno. La profondità del mar Ionio aumenta rapidamente lungo la direzione nord-sud raggiungendo quasi a Catania l’isobata dei 2000 metri. Nel Tirreno il pendio decresce più dolcemente raggiungendo addirittura a Milazzo, l’isobata dei 1000 metri. Quindi il fondo prende la configurazione di un monte la cui vetta che si trova lungo la congiungente Punta Pezzo – Ganzirri, arriva fino alla batimetria di 72 metri, quota più bassa dell’intero sistema, inoltre la curvatura verso est dello Stretto è data dal regime di erosione delle correnti lungo il litorale Pace – S. Agata e di un conseguente interrimento nel tratto calabro antistante Punta Pezzo stessa. Questa digressione geomorfologica serve solo a dimostrare quanto sia imponente il regime idrodinamico delle correnti di marea che percorrono lo Stretto. Questa forma ad imbuto e la natura del fondo accidentata fanno si che la corrente non abbia decorsi regolari, ma che si vengano a formare delle controcorrenti litorali, “refoli” e vortici. Così mentre nella parte centrale dello Stretto la corrente decorre ne più ne meno come un fiume cambiando periodicamente (ogni sei ore) direzione nell’epoca sizigiale, le zone della costa sono interessate da correnti di altra natura.

Oltre alla forma geomorfologica ad imbuto descritta che fa in modo che lo Stretto ed il suo regime diventino una trappola per gli organismi marini, la corrente gioca un ruolo fondamentale poiché li cattura e li trasporta in pochissimo tempo da profondità notevoli fino alla superficie. Tale trasporto provoca in essi choc pressori di ogni genere uccidendoli. Sarà in seguito il moto ondoso e la risacca a gettarli sul litorale.

Sono diversi i fattori che influenzano il regime idrodinamico e conseguentemente lo spiaggiamento.

Sicuramente il formarsi di condizioni di bassa pressione atmosferica sullo Ionio e alta sul Tirreno o viceversa; i periodi semimensuali (ogni mezza lunazione): durante le sizigie le maree sono più ampie e quindi le correnti più veloci, mentre durante le quadrature il fenomeno è meno evidente data la scarsa ampiezza delle maree. La continua variazione della distanza terra – luna e terra – sole, nonché le loro mutevoli declinazioni sono fenomeni di sicuro interesse per lo spiaggiamento. Se infatti le maree di perigeo si sommassero a quelle sizigiali si avrebbero correnti più veloci (ciò avviene circa ogni 4 anni fino a raggiungere il massimo di intensità ogni 1600 anni).

Le migrazioni nictimerali favoriscono lo spiaggiamento poiché molte specie, soprattutto planctofaghe, durante le ore notturne risalgono verso la superficie in concomitanza del plancton, per cui, “catturati” dalla corrente affiorano e non potendo più contrastare l’azione delle correnti stesse, anche per fenomeni di stress osmotici, vengono gettate relitte sulla spiaggia. Sono da citare anche il moto ondoso ed il regime termico che si instaura in zone limitrofe allo Stretto soprattutto durante l’estate, periodo in cui la stratificazione termica è marcata ed impedisce alle specie di spostarsi verso la superficie. Tuttavia, nell’area propria dello Stretto, a causa del costante moto vorticoso delle acque, tale barriera termica è più facile da superare.

Comunque durante i mesi estivi, in cui l’illuminazione è più intensa ed il moto ondoso limitato, il fenomeno si verifica meno intensamente.

Lungo il litorale siciliano, lo scirocco è da considerare un vento decisamente favorevole; la sua azione, soprattutto durante le ore notturne, è potenziata dal corrispondente senso della corrente. Il periodo ottimale per spiaggiare è quello iniziale e finale, cioè quando le forze dei venti non sono al massimo (probabilmente perché le risalite degli animali non sono favorite dalle burrasche).

Anche, comunque con venti da ovest e da nord-ovest si possono avere spiaggiamenti in accordo con una tradizione popolare secondo cui alcuni organismi “sentono il vento di terra”.

La metodica di raccolta comporta un’esplorazione sistematica lungo i cordoni di relitti costituiti da sabbia e da materiale organico vario che segnano i limiti raggiunti dal moto ondoso, dai flutti montanti o dai passaggi delle correnti e controcorrenti di marea. È possibile distinguere le diverse linee di spiaggiamento; le più esterne (ovvero quelle verso monte) sono caratterizzate dalla presenza di pomice su cui possono essere fissati Cirripedi o Anellidi tubicoli.

Gli organismi batifili sono distribuiti in una seconda linea di spiaggiamento che si prolunga parallela alla costa a pochi metri dalla battigia.

Le raccolte presentano livelli ottimali quando in esse c’è la presenza di tipici pesci batifili (Argyropelecus hemigymnus) facilmente riscontrabili.

Lo spiaggiamento non deve essere comunque considerato come un fenomeno costante dettato da regole precise, bensì deve considerarsi come la risultante di fattori biologici, idrodinamici, meteorologici, ecc. Pochi sono i fattori costanti ed uno tra tutti è sicuramente il periodo in cui lo spiaggiamento si verifica con più frequenza. Tale periodo presenta il picco di massima incidenza durante i mesi invernali e primaverili (da ottobre fino a maggio) con punte minime nei mesi estivi. Presumibilmente è lo stato di omotermia invernale che favorendo la massima circolazione nella colonna d’acqua facilita i movimenti attivi verso la superficie.

 

Il Relatore: Mauro Cavallaro

 

Nato a Messina il 13/08/1971 si laurea in Scienze Biologiche nel 1994 presso l’Università degli Studi di Messina discutendo una tesi sperimentale su argomenti trattanti la biologia e la gestione delle risorse alieutiche della fascia costiera messinese. Nel 1996 si laurea in Scienze Naturali sempre presso l’Università degli Studi di Messina discutendo un’altra tesi sperimentale inerente tematiche sulla pesca e sulla gestione dei prodotti ittici. Nel 2001 consegue il titolo di Dottore di Ricerca in “Morfologia delle specie ittiche e degli uccelli” presso l’Istituto di Anatomia degli Animali Domestici della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Messina per studi di approfondimento sugli organi luminosi nei pesci mesopelagici presenti nello Stretto di Messina. Nel biennio 2002-2003 consegue una borsa di studio post – dottorato presso il Dipartimento di Morfologia, Biochimica, Fisiologia e Produzioni Animali dell’Università degli Studi di Messina approfondendo le proprie ricerche di morfologia sui vertebrati inferiori come modelli sperimentali.

Dal 2005 al 2009 ricopre l’insegnamento di genetica e miglioramento genetico presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Messina. 

Nel 2013 si laurea in Biologia ed Ecologia dell’Ambiente Marino Costiero affrontando, nella tesi sperimentale, argomenti inerenti le parassitosi di alcuni importanti stock ittici commerciali. 

Dal 2014 al 2019 ricopre l’incarico di professore di Zoologia nel corso di laurea magistrale in Medicina Veterinaria presso il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università degli Studi di Messina.

Nel 2017 ha conseguito un secondo Dottorato di Ricerca per l’approfondimento degli studi sulla biologia abissale degli organismi presenti nello Stretto di Messina. 

È conservatore della sezione faune marine del Museo della Fauna del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Messina grazie al quale svolge una fervente attività divulgativa su temi ambientali e naturalistici.

Collabora con enti pubblici e privati quale consulente esperto in biologia marina. 

La sua attività di ricerca in campo ambientale marino è focalizzata soprattutto sullo studio dei fenomeni naturali peculiari dello Stretto di Messina e sugli aspetti della biologia di specie mesopelagiche che in esso vivono. 

È autore di oltre 60 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali ed internazionali. E di tre monografie inerenti lo studio del mare.

Ad oggi ricopre il ruolo di funzionario responsabile dell’Unità Didattica del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università degli Studi di Messina

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