Visita guidata del Museo Regionale di Messina

“Domenica al Museo”
 
Visita guidata del Museo Regionale di Messina
 
Domenica 30 aprile 2017
Ore 9,30
 
Attività organizzata in collaborazione con
Associazione Italiana Insegnanti di Geografia – Sezione di Messina
 

Domenica al Museo

di Gabriella Inzodda

 

Curiosità ed interesse culturale oggi, nell'ultima domenica di aprile, per la visita al Museo Regionale di Messina organizzata dall'ADSet in collaborazione con AIIG (Associazione Italiana Insegnanti di Geografia). Gli intervenuti sono stati accolti dalla Dirigente Dott.ssa Caterina di Giacomo, coadiuvata dalle Dott.sse Tania Scipilliti e Anna Sapienza, che hanno guidato il percorso dei visitatori nelle sale.

 

La struttura imponente accoglie all'esterno pezzi provenienti dalla Messina pre-terremoto, tra cui due delle quattro fontane, i mensoloni di Palazzo Grano e i due portali ricostruiti delle chiese antiche di San Giovanni e di Sant'Agostino.

 

Nella I sala situata nell'area nord sono conservate le opere dello scultore Antonello Gagini, figlio di Domenico, appartenente ad una delle famiglie più importanti della scultura siciliana, in un periodo compreso fra il '400 e il '500.

Si scorge “La Madonna degli Angeli”, detta “della Rosa” (dal nome del suo committente), elegante nel volto e nel panneggio morbido che  avvolge il corpo: è un esempio di scultura rinascimentale.

Nella II sala, fra l'altro, è affissa “L'Ultima Cena” di Stefano Giordano, allievo messinese di Caravaggio.

Nella Piazza Manierista si ammirano le opere di Montorsoli e di Rinaldo Bonanno. Lì è presente “Il Nettuno”, ieratico nella sua imponenza, che troneggia insieme a Scilla: sono pezzi originali della fontana, appoggiati su una base antisismica.

Tra i monumenti funebri, invece, ce n'è uno di marmo di proprietà dei Marchesi Barresi, realizzato da Rinaldo Bonanno, ma progettato da Andrea Calamech, autore della statua di Don Giovanni d'Austria, ubicata nell'attuale omonima piazza messinese.

L'altro, il Lanza-Cibo, è realizzato in bronzo e rame dorato, finemente lavorato a sbalzo e cesello. È un'opera di oreficeria secentesca, originariamente ornata con gemme preziose, incastonate nei fori attualmente visibili. È stato commissionato dal  Lanza per la moglie quindicenne Francesca Cibo, morta di parto, di cui è presente il ritratto a coronamento del monumento.

Nella sala Caravaggio sono presenti opere realizzate nell'ultima fase della sua vita:

   “La Resurrezione di Lazzaro”, proveniente dalla Chiesa dei Padri Crociferi e commissionata dal mercante genovese Giovan Battista de Lazzari.

   “L'Adorazione dei Pastori”, proveniente dalla Chiesa dei Padri Cappuccini, richiesta dal Senato messinese.

Molto raffinate sono anche le opere di Alonzo Rodriguez e Mario Minniti.

Nell'ultima sala è presente un bancone secentesco di gusto barocco della farmacia del Grande Ospedale, che si trovava nell'attuale zona retrostante il Tribunale.

In un espositore, che fa bella mostra si sé, vi è una parte della collezione delle maioliche della farmacia del Grande Ospedale, in cui venivano contenute le erbe aromatiche e i medicinali destinati alla vendita, mentre in basso vi sono i resti di un pavimento intarsiato proveniente dalla chiesa di San Paolo.

Non meno affascinante è l'altra ala del museo, in cui è visibile la cripta della chiesa del monastero di San Salvatore.

In un'altra sala sono conservati, invece, reperti consistenti in  vasellame, utensili vari, resti di  monili, stucchi parietali, intonaci e dipinti, corredi funerari, sarcofagi  di varie epoche. 

L'area messinese ha restituito tracce di insediamenti umani fin dall'antichità, che sono stati trovati nelle varie zone della città: da contrada Paradiso a via del Santo.

Stupendo anche il Rostro di Acqualadroni che, scagliato con forza sulle fiancate delle navi nemiche, determinava la loro ingovernabilità e il conseguente affondamento per le falle che generava.

 

Grande plauso alla Direzione del Museo Regionale che, con gusto, ha saputo valorizzare un consistente patrimonio artistico, che può solo rendere i messinesi fieri di  tale attività culturale.

 

Gabriella Inzodda

 

 

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Articolo: Globus (31 marzo 2017)
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