Presentazione libro: Riverberi sulla fiumara

Lunedì 5 dicembre 2016

Ore 16.30

Istituto Superiore Maurolico Messina

Locandina Riverberi sulla Giumara

 

Un riverbero di nostalgia

Affidato ad ADSeT, ancora un libro ne impreziosisce il “palinsesto” programmatico: questa è stata la volta di

Riverberi sulla fiumara”, un lavoro di Giovanni Matteo Allone, edito da & My Book.

Il testo prende avvio dalla ‘riesumazione’ nell’affetto della memoria di un ‘piccolo mondo antico’: il mondo antico di un villaggio siciliano sonnecchiante nel suo tran tran giornaliero sul ridosso di una fiumara.

Volutamente – per ammissione dell’autore – non ne è definita la denominazione, perché non è un paese individuato di cui si voglia scolpire il paesaggio e la scenografia umana, anzi li si è voluti lasciare nell’ indefinito facendone l’emblema di una tipologia di comunità sociale che sempre, quale villaggio periferico rispetto al capoluogo e quale conglomerato abitativo a ridosso della fiumara, si presenta omologo nelle sue varie e plurali consistenze.

E’ pur vero che l’autore ha vissuto la sua giovinezza in una realtà siffatta, ma non ne ha inteso redigere la cronaca fedele, bensì il verosimile che di quel vissuto si è alimentato.

           Così l’Allone indugia compiaciuto in quei ricordi avvolti nella nebbia dei decenni che oggi non ritrova più nelle sue capatine sui luoghi della giovinezza, eppure ha necessità di fare questi affacci periodici che gli consentono di ritrovare in un contesto adulterato quella genuinità del suo verginale donarsi alla vita.

 

          Da quelle nebbie fuoriescono “maschere” (sto attingendo alla accezione latina di persona, filiazione dell’etrusco phersu – maschera propriamente – e dal greco pròsopon intesi a esprimere la singolarità dell’individuo distinto dalla specie umana): Margherita, Saverio suo marito, Francesco l’amante, Giovanni il medico e gli altri, i protagonisti e gli antagonisti.

Quanto a Margherita mi è piaciuto ‘dissotterrare’ dalla cultura che Giovanni Matteo ha riversato sul suo lavoro (ad esempio le citazioni in francese e spagnolo) l’influenza del capolavoro germanico, l’ ‘Urfaust’ di Goete, lì Margherita, con identico nome,  è la giovane pura vergine concupita da Faust, il vecchio ringiovanito grazie al  suo patto col diavolo che ne profana la purezza verginale e ne distrugge la vita: anche qui troviamo una Margherita pura, un diavolo all’opera, una seduzione peccaminosa e la morte straziante! Gliela infliggerà il femminicida cornuto. E mi è piaciuto altresì riscoprirvi l’eco del Pirandello di ‘Kaos’, di quel suo mitico lupo mannaro, tanto presente nell’immaginario isolano, a cui l’Allone ha dato ospitalità simbolica nel suo scritto.

Indagata psicologicamente nel lavoro vi è la figura di Giovanni il medico che interviene su Francesco e Margherita colpiti dal fucile del  poi suicida Saverio, il quale assume su di sé la colpa di non aver saputo operare con la ‘taumaturgia’ del mestiere il miracolo guaritivo che la sua professione postulava: egli non è il figlio di papà prestato all’arte per ‘traducem’; egli è l’  ‘outsider’ che si è fatto da sé, quel Giovanni che ragazzino tra i rimbombi del bombardamento vergognosamente mollò su di sé per la paura quanto la stitichezza normalmente gli faceva trattenere, quel Giovanni affermatosi che da sé  pretendeva la prova del suo esser riuscito, ed invece consegna alla morte l’essere affidatogli nel nome di Ippocrate, a cui non resta che impigrirsi nella sua noia personale  e dell’esercizio della ritualità sanitaria.

Sono figure emergenti dal contesto della povertà e della emarginazione sociale che a causa della guerra sconvolgono questa loro origine primigenia nella persona nuova che divengono col dopoguerra non godendo di questo loro evolversi, bensì rimanendo ‘vinti’ (e qui il collegamento al Verga è inevitabile).

Ma non è di questa mia testimonianza riferire la trama (abilmente sviscerata, contestualizzata e riferita da ben tre Intellettuali: Daniele Macris, Franz Riccobono e Nino Olivo)  per filo e per segno: ciò che va commentato è il contesto sociologico sotteso dal racconto: una Sicilia matrice di tipologie umane stereotipate nei secoli, scossa dal rivoluzionamento postbellico di una Sicilia che non si riconosce più in ciò che era e che ha ribaltato i suoi modi di essere confondendo le sue “maschere”.

Tra i presenti hanno interagito dialogando con l’autore Gustavo Ricevuto, provveditore emerito, e Celestina Martino, già vicepreside dell’ITES ‘Jaci’

Giorno 5 dicembre 2016, la sede del liceo ‘Maurolico’ è stata degna cornice della presentazione di questo volume.

Claudio Sergio Stazzone