Carles Puigdemont

Cosa ci rivela la sua grafia?

Balzato improvvisamente sulle pagine di tutti i giornali, nominato in tutti i notiziari europei e non solo, onnipresente sui social di cui ama servirsi, Carles Puigdemont è diventato un personaggio  che suscita molta curiosità e molti  interrogativi da parte dell’opinione pubblica su chi sia veramente e sulla bontà delle sue idee, delle sue aspirazioni e del suo operato. Lo strumento dell’analisi grafologica si rivela a volte prezioso in questo tipo di indagine  per riuscire a “scalfire”  la superficie del personaggio pubblico  e scoprire tra le righe quali siano realmente le strategie di vita, il tipo di intelligenza, la propensione all’azione, l’attenzione ai sentimenti, la capacità di leadership, l’affidabilità, ecc. de “l’uomo che ha fatto tremare la Spagna

Nato ad Amer, un piccolo paese catalano, nel 1962,  è il secondo di otto fratelli. La sua è una famiglia semplice e umile di grandi lavoratori dediti all’arte della pasticceria da generazioni. 

Da piccolo il suo grande sogno è diventare astronauta  per vivere nello spazio. In realtà diventa giornalista e scende in politica nel 2007. Coltiva ancora oggi passioni quali la lettura, la musica e il calcio. Parla cinque lingue: catalano, spagnolo, inglese, francese e romeno. Si è sposato nel 2000 con Marcela Topor, una giornalista romena di 15 anni più giovane da cui ha avuto due figlie. Dopo queste  brevi note biografiche,  passiamo ora ad osservare la sua grafia.

La grafia

Come spesso succede per i personaggi della politica e non solo, il campione di grafia è limitato e non in originale. Ciò condiziona alcune osservazioni, come il tratto e la pressione, e riduce l’approfondimento relativo alle eventuali evoluzioni della scrittura nel tempo. Le poche righe a disposizione tracciate da  Carles  Puigdemont ci permettono comunque di rivelare alcuni  aspetti caratteriali.

La prima impressione è di trovarsi di fronte ad una scarsa armonia, a un gesto contraddittorio, faticoso e disomogeneo sotto diversi aspetti. Si tratta di una grafia poco leggibile, priva di curve e di dolcezza, che saltella  alternando scatti e inceppamenti nel suo procedere pungente, quasi come un filo spinato, verso la destra.

Il movimento appare incerto, poco deciso, in contrasto soprattutto con il gesto sciolto e complicatamente esuberante della firma. Si percepisce come un’esaltazione della sensibilità sia fisica che intellettuale che interferisce sull’emotività, che rende il soggetto teso e ricettivo ma anche poco adattabile (temperamento nervoso di Ippocrate). I segni grafici sopra elencati, se da una parte rivelano un carattere aperto, duttile, intuitivo, stimolato dalla varietà, fanno trapelare anche  un soggetto poco sereno e insoddisfatto, incerto, a volte influenzabile, e non sempre forte nelle decisioni, anzi esposto e fragile, che per non soccombere ricerca risposte e sostegno nella sua principale risorsa che è l’intelletto. Puigdemont è un uomo che si mostra al pubblico come ambizioso, deciso e trascinatore. Si pone come un leader capace di grandi idee e aspirazioni (sopraelevazioni, angolosità, lanci, ovoidi, tracce falliche), autonomo e recalcitrante all’autorità altrui, insofferente alla routine e spesso permaloso e di umore molto variabile.  In realtà nasconde una certa  timidezza, ha difficoltà di adattamento e  prendere delle decisioni, non è per lui affatto semplice (eteroclina, “t” a croce).  È affettivamente vulnerabile e le sue relazioni con il prossimo non sono sempre facili. Vive   conflitti interiori, esigenze contrastanti e  intense che lo accompagnano da sempre (ambivalente, movimento fluttuante, ammaccature, “t” a croce, disarmonie). E’ un uomo capace di avere grandi illuminazioni, che sa essere coinvolgente, ma non possiede la sufficiente costanza per essere perseverante e se i risultati tardano ad arrivare parte alla ricerca di nuovi stimoli (Tipo nervoso di Ippocrate) Le sue doti di leadership (ovoidi, angolosa, disuguale) sono più che altro di facciata, in realtà risulta poco adatto per il management. È audace, non ha paura delle responsabilità, ma le sue opinioni possono risultare instabili, la sua socievolezza capricciosa, il suo ritmo di lavoro disuguale e potrebbe mollare tutto all’improvviso.
 

Un approfondimento merita la  sua firma che in grafologia è “la testimonianza più intima della provenienza personale, dell’origine: è una biografia in sintesi” (La simbologia della scrittura di Max Pulver). Quella di Puigdemont è disomogenea al testo, oscura, centrale, più grande, più decisa, “zavorrata” da una grande “vasca” sotto il rigo, complicata e “cancellata”  da un vistoso paraffo che, dopo un evidente ritorno, si carica di forza e si arma lanciandosi  verso il margine destro.

Ed ecco allora emergere nuovamente la mancanza di unità, quasi una doppia natura, nel personaggio in questione. Secondo i testi, se la firma è più grande del testo, chi scrive ha intimamente un sentimento di sé più grande di quello che mostra pubblicamente, a cui si aggiunge anche una sorta di diffidenza, di autodifesa (oscura), che potrebbe essere sia nei confronti del prossimo ma anche verso se stesso. Parliamo ora dell’illeggibilità. I motivi di una firma non chiara sono numerosi, ma in generale vorrà sempre dire che si è di fronte ad una  natura non omogenea, a una sorta di divisione tra il personaggio pubblico e quello privato, tra l’essere e l’apparire.  La posizione centrale rimanda invece a considerazioni di tipo egocentrico, forse compensatorio di quella fragilità che abbiamo evidenziato precedentemente nella grafia,   in contrasto con  il paraffo che  taglia l’autografo quasi a cancellarlo,  dopo aver preso la rincorsa, lanciandosi deciso e pungente a destra,  che esprime  invece a uno spirito combattivo.

Certamente siamo di fronte ad una personalità complessa, ricca di sfaccettature, di punti oscuri e probabilmente di sorprese. Lasciamo ora parlare la Storia e il suo evolvere per avere conferma di chi è davvero l’uomo Carles Puigdemont.