Recensioni

La letteratura «per vocazione»

Vita e letteratura. Ma forse, come qualcuno – nei dintorni di Flaubert – scrisse con lucida “rassegnazione”, chi fa sul serio dovrebbe riconoscere l’inevitabile: l’una cosa, a questo mondo, “oppure” l’altra.

L’esistenza, attraversata con tutto il suo carico di dolori e gioiosi positivi spiragli, può essere mediata purgandola del “superfluo” e raccontata per quanto ha di più essenziale, esemplare, sensato. Sì, è questo la letteratura: materia resistente. Ogni autore accetta il rischio di non cedere supinamente al flusso dell’uguale, giorno dopo giorno, né alla noia che dimora – calcificata – nei frammenti d’ogni insulso, mai trepido, gesto in fotocopia. E si può sperare nel bello solo se conserviamo “memoria” della morte, dello straziante addio che è nel conto, del “non lieto fine” già ricompreso in ogni nostro – dall’inizio – sicuro o incauto passo. Solo se non perdiamo di vista il peggiore dei “significati”.

Ricca e insieme povera, la vita. Ogni vita, risolta a ogni bivio con sempre minor pathos, ché s’invecchia alleggerendoci del meglio (che è nel dubbio) e adagiandoci nel noto (che è fuga dalle incognite, le “variabili” che più chiamano la presa di responsabilità). Ebbene, la letteratura è ribellione, e a sposarla sono sempre gli spiriti che cercano alternative ai percorsi più usuali, al presente troppo spesso spoglio di senso, a un passato non indimenticabile, a un futuro che nemmeno nell’immaginario prende nome, anzi è – per statuto – sbiadito.

Aderisce, Anna Maria Crisafulli Sartori, alla letteratura per necessaria vocazione: la postura è quella di chi pratica un credo religioso, di chi ha necessità di trovare una “cifra” più autentica che classifichi (con approssimazione la meno avara) la vita – la nostra, di tutti noi –, di chi crede che il miglior rifugio è quello in cui sono consegnate all’oblìo le ragioni dell’esilio e si crea un mondo davvero parallelo e totale, e già questo rende possibile la più attendibile delle parvenze di “felicità”. Un nascondiglio, d’altra parte, non è più un nascondiglio se dalla mente è sparito il là fuori: si realizza un insperato tutto qui dell’universo, che basta a legittimarci mentre inventariamo azioni, sentimenti, snodi passionali, confusi stati emotivi, lucide determinazioni, paure, intenti, falsi pudori, temerarie certezze e prolifiche incertezze.

Crisafulli Sartori non ruba mai la scena ai testi e agli autori di cui si occupa: ha sguardo, e non è cosa comune, da entomologa. Romanzi, sillogi, riflessioni letterarie, parole scritte e… orali finiscono come su un vetrino da laboratorio: dissezionato ogni esito, ricostruite visioni e congetture, svelati i propositi e – pure, con indulgenza e garbo – gli artifici. Ecco che “Sfogliando memorie” diventa una carrellata di sguardi calibrati, “caso per caso”: perché affiori quel che di più ispirato e ispirante è da valorizzare e mettere in mostra, illustrare e consegnare al dopo.

Infine, la maturità di Anna Maria. La consapevolezza che scrivere su un giornale è proteggerne (anche) la territorialità, tra pietre grezze e qualcuna, più rara, preziosa. Ecco che la raccolta dei suoi articoli diventa occasione, importante, per “ritrovare” tante voci siciliane – soprattutto – che hanno segnato il nostro tempo. Forse non è vero che esiste soltanto ciò che è scritto, ma è certo che donne e uomini hanno bisogno di storie, e la Storia – appannaggio, come ci hanno insegnato, non dei vincitori ma dei sopravvissuti – si nutre di quel che sa. E sa, da sempre, del nero su bianco: di ciò che si sottrae all’informe per abitare – con protervia, benedetta – un piccolo smisurato spazio d’inchiostro. Il Dottor Faust, Napoleone, Einstein: tutto è, prima o poi, letteratura.

Alessandro Notarstefano
già Direttore responsabile di Gazzetta del Sud