Contributo alla conoscenza in Sicilia di Buchwaldoboletus hemichrysus
Articolo pubblicato su “Andiamo a funghi…” – Rivista del Gruppo Micologico Camaiorese. N. 19 Anno 2024-2025: 35-46
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Angelo Miceli
Via F. D’Arrigo, 6 – C.da Granata – 98125 MESSINA –- angelomiceli49@gmail.com
Carmelo Di Vincenzo
Via S. Pertini, 22/D – Villaggio SS. Annunziata – 98168 MESSINA – cdivincenzo55@gmail.com
Riassunto
Gli autori descrivono una raccolta effettuata nel territorio dei Monti Peloritani, nel comune di Messina (Sicilia, Italia), di Buchwaldoboletus hemichrysus, rara specie fungina appartenente alla famiglia delle Boletaceae a tipica crescita lignicola che vuole costituire il primo ritrovamento ufficiale nel territorio messinese.
Premessa
Il ritrovamento di cui intendiamo occuparci nel presente contributo si localizza sulla catena montuosa dei Peloritani Orientali, nel territorio metropolitano della città di Messina; questo costituisce, presumibilmente, uno dei pochi ritrovamenti documentati nell’areale in menzione, visto che si ha contezza di un solo altro ritrovamento, nella stessa catena montuosa, in località Salice (ME) [Mondello, 2024]. Tuttavia, come abbiamo avuto modo di appurare direttamente da quanti vivono nella zona, sembra che la stessa boletacea sia stata più volte ritrovata in passato. Nel territorio siciliano, invece, si registra una prima segnalazione, risalente all’anno 1985, in località Monti Rossi, sul massiccio vulcanico dell’Etna, nel territorio della provincia di Catania [La Spina, 2017].
Gli esemplari ritrovati sono stati sottoposti ad approfonditi esami macro e microscopici, indirizzandoci, dopo i dovuti confronti con quanto riportato in letteratura, alle conclusioni che riportiamo nel presente contributo.
Il ritrovamento e l’ambiente di crescita
Il ritrovamento risale al 18 settembre 2021 nella fiumara denominata “Torrente Gallo” del comune di Messina, bacino montano della catena montuosa dei Peloritani Orientali. La stazione micologica in esame è georeferenziata dalle seguenti coordinate: N 38° 13’ 16,4172” – E 15° 29’ 20,9472”; si posiziona a 200 metri s.l.m., con esposizione a nord/ovest, caratterizzata da un clima con piovosità concentrata, di norma, nei mesi invernali-primaverili con periodo estivo-autunnale siccitoso, temperature miti, assenza di precipitazioni nevose, venti moderati.

Foto C. Di Vincenzo
I fattori edafici sono contrassegnati da terreni mediamente profondi con scheletro grossolano, tendenzialmente calcarei; la vegetazione prevalente è costituita da un soprassuolo artificiale di Pinus pinea e Acacia (A. melanoxylon, A. dealbata, A. julibrissin), soprassuolo, questo, naturalizzato con Quercus del gruppo pubescens, Quercus ilex e Populus nigra.
Il nostro ritrovamento fa riferimento a basidiomi con crescita al colletto di una ceppaia morta di Pinus pinea, oggi al centro del greto del torrente Gallo a causa delle acque che hanno eroso la sponda destra, modificando, ampliandolo, l’alveo torrentizio, in sito intensamente colonizzato da Clinopodium nepeta (Mentuccia comune) e Erigeron sumatrensis. Raccoglitori A. Miceli & C. Di Vincenzo. Determinazione C. Di Vincenzo. Exsiccata: i campioni essiccati sono stati depositati nell’erbario AGMT (Associazione Gruppi Micologici Toscani) ed identificati con il numero id. 8591 Erbario centrale – Ser. 2 numero 1050.
Materiali e Metodi
L’esame macro e microscopico è stato effettuato su materiale fresco. Le descrizioni macroscopiche sugli sporofori raccolti sono state effettuate dopo attenta osservazione dei caratteri morfo-cromatici dei diversi esemplari da noi studiati allo stato fresco e trattati, ove ritenuto opportuno, con reagenti chimici [Idrossido di Potassio (KOH); Idrossido di Sodio (NaOH); Acido Solforico (H2SO4)], integrate, dopo il dovuto riscontro delle nostre deduzioni, con quanto rilevato in letteratura che rispecchia fedelmente le nostre conclusioni. Le fotografie sono state realizzate utilizzando prevalentemente fotocamera Canon Eos 60 D obiettivo EF-S 15-200 mm; Canon M50, obiettivo EM 15-45 mm; Canon EOS 4000D, obiettivo EF-S 60 mm macro.
Le osservazioni micro-morfologiche, effettuate con l’utilizzo di microscopio Bresser trinoculare con obiettivi 4×, 10×, 40× e 100× a immersione in olio, con fotocamera Canon EOS 1200 D, si basano sullo studio di materiale fresco osservato in acqua distillata e rosso Congo, trattato con reagenti chimici utili ad evidenziarne le strutture.
Genere Buchwaldoboletus Pilát
Friesia 9 (1-2): 217 (1969)
Specie tipo
Buchwaldoboletus lignicola (Kallenb.) Pilát
Friesia 9(1-2): 217 (1969)
Al genere appartengono specie con sporofori a tipico aspetto boletoide, di medio-grandi dimensioni ad esclusiva crescita lignicola con nutrizione saprotrofica, associati principalmente a boschi di conifere, [Galli, 2013; Migliorini et al., 2012]. Presentano i seguenti caratteri morfologico strutturali:
Cappello di medio-grandi dimensioni, superficie tendenzialmente asciutta, opaca, pruinosa, vellutata.
Imenoforo boletoide, a volte concavo, formato da tubuli generalmente corti, adnati o leggermente decorrenti al gambo, inizialmente di colore giallo chiaro, giallo ocraceo scurenti verso la maturazione, con pori concolori, inizialmente piccoli, poi più ampi.
Gambo generalmente robusto, asciutto, pruinoso, concolore al cappello, privo di residui velari, senza reticolo.
Carne spessa, molle a maturità, giallastra, tendenzialmente virante all’aria ed al taglio.
Sporata bruno-olivastra.
Spore ellittiche, lisce, senza poro germinativo, non amiloidi [Della Maggiora & Pera, 2021].
Ecologia: specie lignicole a nutrizione saprotrofica.
Buchwaldoboletus hemichrysus (Berk. & M.A. Curtis) Pilát
Friesia 9(1-2): 217 (1969)
Accentazione: Buchwaldobolétus hemichrìsus
Basionimo
Boletus hemichrysus Berk. & M.A. Curtis
Ann. Mag. nat. Hist., Ser. 2 12: 429 (1853)
Nome corrente
Chalciporus hemichrysus (Berk. & M.A. Curtis) F. Roqué,
Bol. Soc. Micol. Madrid 46: 81 (2022)
Posizione sistematica: divisione Basidiomycota R.T. Moore; classe Agaricomycetes Doweld; ordine Boletales E.-J. Gilbert; famiglia Boletaceae Chevall.; genere Buchwaldoboletus Pilát.
Etimologia: Buchwaldoboletus, nome composto da Buchwald, con riferimento al Prof. Niels Fabritius Buchwald, botanico e micologo danese, cui il genere venne dedicato [Pilàt, 1969, Acta Plantarum, 2024], e Boletus, genere di funghi, per la similarità morfologico-strutturale; hemicrhysus dal prefisso greco “ἡμι- hémi”= semi, a metà; e da “chrysós”= oro, ovvero semi dorato con riferimento al colore giallo dei carpofori .
Sinonimi [IF, 2024; MB, 2024]:
≡ Suillus hemichrysus (Berk. & M.A. Curtis) Kuntze
Revis. gen. pl. (Leipzig) 3 (3): 535 (1898)
≡ Ceriomyces hemichrysus (Berk. & M.A. Curtis) Murrill
Mycologia 1(4): 148 (1909)
≡ Pulveroboletus hemichrysus (Berk. & M.A. Curtis) Singer
Sydowia 15(1-6): 82 (1962)
= Boletus hemichrysus var. mutabilis Peck, Bull.
N.Y. St. Mus. 2(no. 8): 104 (1889)
Descrizione macroscopica






Cappello di medio-grandi dimensioni, inizialmente, quando ancora immaturo, emisferico, poi subconvesso ed ancora, verso la maturità, convesso fino a piano-convesso; cuticola semi asportabile, asciutta, opaca, pruinosa, vellutata, leggermente vischiosa a tempo umido, inizialmente di colore giallo-ocra con tonalità aranciate, giallo-ocra con tonalità olivastre a maturità, vinoso con tonalità giallo-olivastre nella fase avanzata della maturazione; margine intero con andamento regolare nei primi stadi di sviluppo, lobato con andamento irregolare a maturità. Imenoforo a tubuli adnato-decorrenti, fitti, lunghi circa 15 mm, con pori inizialmente molto piccoli, poi, verso la maturità, ampi ed irregolari a forma angoloso-rotonda; l’insieme, inizialmente, si presenta concolore al cappello, su tonalità giallo-verdastre tendente al ruggine verso la maturazione. Al tocco vira al verde-bluastro. Sporata bruno-olivastra.Gambo cilindrico, incurvato, tozzo, robusto, pieno, radicante, liscio, privo di ornamentazioni, a volte finemente pruinoso, colore giallo-olivastro con tonalità rossastre virante al blu al taglio o alla rottura. Carne spessa e soda negli esemplari immaturi, molle a maturità, specialmente nella zona centrale del cappello; fibrosa nel gambo. Colore giallino, vira rapidamente al blu alla rottura con maggiore intensità in prossimità dei tuboli e dell’attacco con lo stipite, mentre in essiccata presenta una intensa colorazione ocra-rossastra [Galli, 2013]. Odore e sapore gradevoli con sentore di liquirizia negli esemplari essiccati [Boccardo et al., 2008].
Habitat tipicamente associato, in qualità di saprotrofo, alla base di ceppi tagliati ed in fase di degradazione di colture arboree appartenenti al genere Pinus, generalmente Pinus pinea (pino domestico), nel periodo autunnale, ma anche, come riportato in letteratura, P. sylvestris; Picea abies; Larix decidua [Migliorini et al., 2012]. Si tratta di specie rara, segnalata in Italia pochissime volte, è solita fruttificare negli ambienti di crescita ma non in maniera costante e ad intervalli di tempo irregolari.
Commestibilità sconosciuta. Pur tuttavia, sulla base di testimonianze di alcuni fungaioli locali con i quali ci siamo confrontati, sembra che in passato sia stato regolarmente consumato senza conseguenza alcuna. Analogo concetto viene riportato in letteratura [Galli, 2013].
Descrizione microscopica
Spore (4,7) 5,3 – 6,4 (7,3) × (3,4) 3,7 – 4,7 (5); Me = 5,8 × 4,2; Q = (1,1) 1,2 – 1,6 (1,7); Qe = 1,4; V = (31) 40 – 70 (80); Ve = 53, lisce, guttulate con conformazione subgloboso-ellissoidale.
Basidi clavati, lisci o guttulati, monosporici, bisporici, tetrasporici.
Cistidi allungati, fusiformi.
Pileipellis con ife di tipo filamentoso, corte e irregolarmente intrecciate.
Stipitipellis con ife settate, irregolarmente intrecciate.

microscopici – Foto C. Di Vincenzo

microscopici – Foto C. Di Vincenzo

microscopici – Foto C. Di Vincenzo

microscopici – Foto C. Di Vincenzo

microscopici – Foto C. Di Vincenzo

microscopici – Foto C. Di Vincenzo
Reazioni macrochimiche
Cuticola: + KOH o NaOH = bruno scuro; + H2SO4 = castano.
Caratteri differenziali
Si identifica facilmente per la crescita lignicola che lo vede legato, in qualità di specie saprotrofa, a residui legnosi di conifere; per i tuboli corti e decorrenti sul gambo; per il colore giallo del cappello, del gambo e dei pori che virano al verde-bluastro alla pressione; per la carne gialla che, al taglio, vira rapidamente al blu.
Specie simili
- Buchwaldoboletus lignicola (Kallenb.) Pilát
Friesia 9(1-2): 217 (1969)
Molto simile e facilmente confondibile specialmente per l’analoga crescita lignicola, differisce per la taglia mediamente più piccola; per il colore del cappello che presenta tonalità più scure; per i tuboli leggermente decorrenti; per i pori più ampi; per il gambo slanciato, a volte eccentrico e con tonalità giallo-brunastre [Galli, 2013; La Spina, 2017]; per l’habitat di crescita che lo lega, in particolare, a ceppi residuali di Larix decidua e Pinus radiata in ambienti alpini anche ad alte quote [Galli, 2013].
Distribuzione territoriale
Trattasi, come già precisato, di specie rara ma non rarissima la cui presenza in Italia è stata segnalata, per quanto è stato possibile appurare dalla nostra ricerca, soltanto poche volte. Un primo ritrovamento risale all’anno 1975 nelle vicinanze della città di Pisa [Basezzi et al., 1999; Galli, 2013]; altri ritrovamenti nel 1985, in Sicilia, in località Monti Rossi territorio etneo, Catania [La Spina, 2017]; nel 1993, in Sardegna, nel Golfo di Oristano [Basezzi et al., 1999; Migliorini et. al., 2012; Galli, 2013]; sul Carso Triestino, nel 1995 [Basezzi et al., 1999] ed ancora, in Puglia a Marina di Pisticci [Migliorini et al. 2012]; altro ritrovamento, senza indicazione temporale, in località Salice, Monti Peloritani, nel territorio comunale di Messina [Mondello, 2024]. Ed ancora, altre segnalazioni riferite a ritrovamenti risalenti all’anno 2013 in tre diverse località del territorio della provincia di Palermo, identificano esemplari determinati come B. sphaerocephalus (Barla) Watling & T.H. Li (2004), taxon, questo, che gli autori del ritrovamento ritengono separato da B. hemichrysus [Agnello et al., 2014]. In ogni caso si ha notizia, anche se non in maniera ufficiale, di altri areali di crescita sparsi nel territorio siciliano dove la specie è solita fruttificare anche se raramente ed in maniera poco costante.
Note tassonomico-nomenclaturali
Il genere Buchwaldoboletus venne istituito, come già detto, nel 1969 da Albert Pilàt, botanico e micologo cecoslovacco (Praga, 2.11.1903 – 29.5.1974) al fine di ospitare specie fungine con portamento boletoide a nutrizione saprotrofica con crescita su ceppaie o residui legnosi. Nel genere vennero inizialmente inserite, dallo stesso Pilàt, due sole specie: B. lignicola, considerata specie tipo, e B. hemichrysus [Pilat, 1969], inserite, in origine, nel genere Boletus Dill. ex L. nom. sanct., e riposizionate, poi, nel genere Pulveroboletus Murril. Il genere di nuova creazione, tuttavia, non viene riconosciuto, ancora oggi, da tutti gli autori preferendo, alcuni di questi, inserire i taxa ante citati nel genere Pulveroboletus da cui provengono [Galli, 2013].
È opportuno precisare che anche le specie fungine inizialmente inserite nel genere sono state nel tempo, e ancora oggi continuano ad essere, al centro di un nutrito dibattito che le diversifica nella loro identità e, quindi, nella loro posizione tassonomica. Secondo Alessio (1985): “per la presenza di diverse e notevoli affinità che le accomunano, lasciano pensare che si tratti della stessa identità e quindi debbano essere considerate unica specie”. Analoga posizione viene assunta, come lo stesso Alessio (1991) riporta, da Lipka (1985; 1987); Orsino & Traverso (1990); Boisselet (1990); Calonge (1990). Tra i sostenitori della diversità delle due specie e, quindi, della corretta e diversa posizione sistematico-nomenclaturale, citiamo: Galli (2013); Nonis (1988); Munoz (2005); La Spina (2017); Della Maggiora & Pera (2021).
Ringraziamenti
Gli autori desiderano ringraziare l’Ing. Marco Della Maggiora per la revisione critica del testo e, ancora, lo stesso Ing. Marco Della Maggiora, unitamente alla Dott.ssa Alessandra Matteini, membri dell’Associazione “Gruppi Micologici Toscani” (AGMT) e l’Associazione stessa, per la disponibilità ad accogliere e conservare l’essiccata dei campioni nel proprio erbario.
Bibliografia
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Buchwaldoboletus sphaerocephalus. Rivista di Micologia, anno LVII n. 3: 223-2301
Alessio C.L., 1985: Boletus Dill. ex L. Collana Fungi Europaei. Libreria Editrice Biella Giovanna,
Saronno. I
Alessio C.L., 1991: Boletus Dill. ex L. (Supplemento). Collana Fungi Europaei. Libreria Editrice
Biella Giovanna, Saronno. I
Basezzi B. & Bottaro R., 1999: Un fungo raro presente sul Carso Triestino Buchwaldoboletus
hemichrysus (Berk. & Curt.) Pilàt. Rivista di Micologia, anno XLII n. 2: 155-161
Boccardo F., Traverso M., Vizzini A. & Zotti M., 2008: Funghi d’Italia. Ristampa 2013. Edit.
Zanichelli, Bologna. I
Boisselet P., 1990: Notes concernant Pulveroboletus hemichrysus (Berk. & Curt.) Sing. Boulletin
Trimestrielde la Féderation Mycologique Dauphiné-Savoie n. 119
Calonge F.D.: 1990: Cenosis fungica en la Espana mediterranea. Micologia e Vegetazione
Mediterranea Vol. IV(2): 21-28
Della Maggiora M., Pera U., 2021: Funghi in Toscana. AGMT (Associazione Gruppi Micologici
Toscani). La Pieve Poligrafica, Villa Verrucchio (RN), I
Galli R., 2013: I Boleti. 4^ Edizione.Micologica, Pomezia. I
La Spina L., 2017: Funghi di Sicilia Atlante illustrato. Tomo II. Eurografica, Riposto (CT). I
Lipka J., 1985: Weiteres über Buchwaldoboletus lignicola (Kallen.) Pilat und Phaeolus schweinitzii
(Fries) Patouill. Zeitschrift fuer Mykologie 51(1): 47-50
Lipka J., 1987: Beitrag zur Kentinis der Variabilitat Okologie und Phanologie des
Buchwaldoboletus lignicola (Kallembrach) Pilat. Arbeitrage Mykol. Ostwurtt. (MMO) III (63-70)
Migliorini D., Capretti P. & Santini A., 2012: Caratterizzazione morfofisiologica ed analisi di
alcuni aspetti ecologici di Buchwaldoboletus lignicola Micologia italiana, anno XLI n. 1: 45.52.
Muñoz J.A., 2005: Boletus s. l. Fungi Europaei. Edizioni Candusso, Alassio (SV). I
Nonis U., 1988: Boletus sulphureus Fr. = Puleroboletus hemichrysus (Berk. & Curt.) Sing. Bollettino
del Centro Micologico Friulano, 12: 32-33
Orsino F., Traverso M., 1990: Contributo alla conoscenza della flora micologica ligustica.
Micologia Italiana, Anno XIX (2): 12
Pilàt A., 1969: Buchwaldoboletus Genus Novum Boletacearum. Friesia. 9: 217-218
Sitografia
Acta Plantarum (ultima consultazione, marzo 2024).Etimologia dei nomi botanici e micologici e corretta accentazione. https://www.actaplantarum.org/etimologia/etimologia.php
IF (ultima consultazione, marzo 2024): Indexfungorum database. www.indexfungorum.org
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Mondello F., 2024: Buchwaldoboletus hemichrysus (Berk. & Curt.) Pilàt. In Micologiamessinese
(ultima consultazione marzo 2024):
https://micologiamessinese.altervista.org/boletopsis.htm#Buchwaldoboletus%20hemichrysus
Bibliografia di approfondimento
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I
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