Meglio prevenire che curare

In ogni burrone, torrente, fiumara, fiume deve fluire acqua chiara, possibilmente dopo essere stata utilizzata per produrre energia elettrica oppure per le varie esigenze della popolazione.

Se l'acqua è torbida o scorre trasportando materiale significa che vi sono stati scoscendimenti, frane, sconvolgimenti del territorio.  

Tutto ciò ovviamente per mancata stabilizzazione dei suoli collinari o montani mediante l'opportuno e oculato  impianto delle essenze arboree boschive  e forestali e la giusta annuale cura delle medesime essenze vegetali, ossia la scerbaura, il decespugliamento e la regolazione del deflusso idrico.

La cura e la pulizia dei terreni, eviterebbe  pure gli incendi, che comportano tanti danni e moltissimi costi di interventi.

In sintesi occorre sempre prevenire e non cercare cure, che spesso si rivelano più perniciose a causa della mancata necessaria prevenzione.

La salvezza e la stabilità della pianura litoranea stanno assolutamente nella saldezza della collina e della montagna.

Quando l’uomo sottopone ad antropizzazione le fasce territoriali costiere e quindi non consente il libero flusso e riflusso delle acque di mareggiate, allora bisogna intervenire, mediante l’impiego di grosse rocce calcaree, con la costruzione di pennelli a a protezione delle opere dell’uomo, senza però alterare eccessivamente il paesaggio rivierasco, ma cercando di armonizzare quanto più possibile gli interventi.

L’insieme degli interventi medesimi, con funzione di difesa delle colture, dell’abitato e delle strutture turistiche, deve consentire la perfetta accessibilità e la migliore fruibilità delle  spiagge per tutti gli utenti.

Oggi la scuola italiana si proietta nel territorio e nei problemi di attualità, impegnando, giustamente, i ragazzi in molti progetti: educazione alla legalità, alla salute, stradale, sessuale, informatica, ambientale, ecc.

Per quanto riguarda l’ambiente e il territorio, in base alla programmazione didattica della propria classe, impostato il percorso da seguire, i ragazzi vanno a vedere, fotografare, chiedere, registrare, a misurare sul campo.

Essi, opportunamente guidati dai docenti, oltre a conoscere, e quindi a crescere culturalmente, spesso riescono a produrre materiale pregevole, che va talora pubblicato per la fruizione generale.

In un’epoca in cui impera il terziario avanzato, una vasta realtà sconosciuta o quasi e spesso poco studiata è quella rurale ed agricola.

Infatti gli animali e i vegetali agricoli nonché tutte le attività artigianali tradizionali non fanno più parte del bagaglio di conoscenze di scolari e studenti e talvolta anche di qualche docente; altrettanto può dirsi delle varie operazioni agricole colturali, degli attrezzi, degli usi e delle costumanze.

Inoltre i tanti modi di dire del linguaggio comune, testimonianza di una cultura rurale un tempo assai diffusa, oggi non sono più conosciuti dai giovani.

Eppure l’agricoltura è sempre la produttrice di beni insostituibili e svolge un’importante ruolo per la tutela e la conservazione dell’ambiente.

Perciò non può e non deve essere conosciuta solo dagli addetti ai lavori, ma deve entrare nel bagaglio culturale di tutti i cittadini e ciò principalmente attraverso la scuola può e deve realizzarsi.

Dall’altro lato il mondo agricolo rurale ha bisogno di colloquiare con i consumatori spesso disinformati ed annoiati dalle molteplici problematiche di questo settore; ed ancora ha da dire tanto, all’opinione pubblica, sulla gestione del territorio e sulla tutela dell’ambiente.

Il lavoro dei docenti e dei discenti può iniziare dalla preparazione della visita ad un’azienda agricola o artigiana tradizionali oppure ad un’azienda agricola o zootecnica moderne, per proseguire con l’effettuazione del sopralluogo e concludersi con una relazione finale illustrativa, corredata magari di disegni, fotografie, filmati, di materiali vari.

Qui, professori ed allievi, accolti e guidati dall’agricoltore, dall’allevatore, dall’artigiano o magari da un tecnico della stessa azienda, prendono conoscenza del lavoro e della vita dei campi, dell’architettura rurale e contadina, delle piante coltivate e degli animali allevati, delle varie produzioni agricole e zootecniche, ma anche artigianali, nonché dell’esperienza dell’imprenditore e di quella della sua famiglia; infine possono scoprire il ruolo fondamentale che l’agricoltura esercita nei riguardi dell’ambiente.

Se la visita aziendale interessa tutto l’arco della giornata o anche il relativo pernottamento, i giovani possono pure gustare anche la cucina rurale fatta di piatti genuini, realizzati magari con ingredienti più o meno poveri, ma in ogni caso appetitosi e dai caratteristici gradevoli odori e sapori.

 

 

Testo e foto di Angelo Santaromita Villa

 

 

Il ponte sullo stretto di Messina è una infrastruttura assolutamente prioritaria, poiché senza di essa sarebbe assurdo costruire le autostrade, le superstrade, le linee ferrate a doppio binario, i piccoli porti turistici e commerciali, l’aeroporto intercontinentale con collegamenti diretti con tutto il mondo (al centro dell’isola in modo da servire anche tutti i Paesi del Bacino Mediterraneo), ecc. ecc., né potrebbero sorgere piccole o grandi attività agricole, industriali, turistiche, commerciali di respiro nazionale ed internazionale.

Inoltre a realizzazione avvenuta il ponte sullo Stretto di Messina sarà una delle sette meraviglie del mondo moderno, con tutto quello che economicamente ne consegue e non solo per le due regioni italiane contermini, ma anche per l’Italia, per l’Europa ed ancora oltre per tutto il Bacino Mediterraneo.

Per inciso nel 2010 i Paesi mediterranei e l’Europa hanno costituito un mercato unico e noi Siciliani (senza poter mettere a disposizione moderne infrastrutture) siamo rimasti solamente a guardare e a lamentarci, ma continuiamo a considerarci (a parole) i migliori del mondo.