Oggi la scuola italiana si proietta nel territorio e nei problemi di attualità, impegnando, giustamente, i ragazzi in molti progetti: educazione alla legalità, alla salute, stradale, sessuale, informatica, ambientale, ecc.

Per quanto riguarda l’ambiente e il territorio, in base alla programmazione didattica della propria classe, impostato il percorso da seguire, i ragazzi vanno a vedere, fotografare, chiedere, registrare, a misurare sul campo.

Essi, opportunamente guidati dai docenti, oltre a conoscere, e quindi a crescere culturalmente, spesso riescono a produrre materiale pregevole, che va talora pubblicato per la fruizione generale.

In un’epoca in cui impera il terziario avanzato, una vasta realtà sconosciuta o quasi e spesso poco studiata è quella rurale ed agricola.

Infatti gli animali e i vegetali agricoli nonché tutte le attività artigianali tradizionali non fanno più parte del bagaglio di conoscenze di scolari e studenti e talvolta anche di qualche docente; altrettanto può dirsi delle varie operazioni agricole colturali, degli attrezzi, degli usi e delle costumanze.

Inoltre i tanti modi di dire del linguaggio comune, testimonianza di una cultura rurale un tempo assai diffusa, oggi non sono più conosciuti dai giovani.

Eppure l’agricoltura è sempre la produttrice di beni insostituibili e svolge un’importante ruolo per la tutela e la conservazione dell’ambiente.

Perciò non può e non deve essere conosciuta solo dagli addetti ai lavori, ma deve entrare nel bagaglio culturale di tutti i cittadini e ciò principalmente attraverso la scuola può e deve realizzarsi.

Dall’altro lato il mondo agricolo rurale ha bisogno di colloquiare con i consumatori spesso disinformati ed annoiati dalle molteplici problematiche di questo settore; ed ancora ha da dire tanto, all’opinione pubblica, sulla gestione del territorio e sulla tutela dell’ambiente.

Il lavoro dei docenti e dei discenti può iniziare dalla preparazione della visita ad un’azienda agricola o artigiana tradizionali oppure ad un’azienda agricola o zootecnica moderne, per proseguire con l’effettuazione del sopralluogo e concludersi con una relazione finale illustrativa, corredata magari di disegni, fotografie, filmati, di materiali vari.

Qui, professori ed allievi, accolti e guidati dall’agricoltore, dall’allevatore, dall’artigiano o magari da un tecnico della stessa azienda, prendono conoscenza del lavoro e della vita dei campi, dell’architettura rurale e contadina, delle piante coltivate e degli animali allevati, delle varie produzioni agricole e zootecniche, ma anche artigianali, nonché dell’esperienza dell’imprenditore e di quella della sua famiglia; infine possono scoprire il ruolo fondamentale che l’agricoltura esercita nei riguardi dell’ambiente.

Se la visita aziendale interessa tutto l’arco della giornata o anche il relativo pernottamento, i giovani possono pure gustare anche la cucina rurale fatta di piatti genuini, realizzati magari con ingredienti più o meno poveri, ma in ogni caso appetitosi e dai caratteristici gradevoli odori e sapori.

 

 

Testo e foto di Angelo Santaromita Villa

 

 

Il ponte sullo stretto di Messina è una infrastruttura assolutamente prioritaria, poiché senza di essa sarebbe assurdo costruire le autostrade, le superstrade, le linee ferrate a doppio binario, i piccoli porti turistici e commerciali, l’aeroporto intercontinentale con collegamenti diretti con tutto il mondo (al centro dell’isola in modo da servire anche tutti i Paesi del Bacino Mediterraneo), ecc. ecc., né potrebbero sorgere piccole o grandi attività agricole, industriali, turistiche, commerciali di respiro nazionale ed internazionale.

Inoltre a realizzazione avvenuta il ponte sullo Stretto di Messina sarà una delle sette meraviglie del mondo moderno, con tutto quello che economicamente ne consegue e non solo per le due regioni italiane contermini, ma anche per l’Italia, per l’Europa ed ancora oltre per tutto il Bacino Mediterraneo.

Per inciso nel 2010 i Paesi mediterranei e l’Europa hanno costituito un mercato unico e noi Siciliani (senza poter mettere a disposizione moderne infrastrutture) siamo rimasti solamente a guardare e a lamentarci, ma continuiamo a considerarci (a parole) i migliori del mondo.