Suillus granulatus (L.) Roussel (1796)

É una delle numerose specie fungine a tipica crescita autunnale conosciuta, sull’intero territorio nazionale, con la denominazione volgare di “Pinarolo” o “Pinarello”, attribuitale, a ragion veduta, per la sua particolare propensione a fruttificare in associazione simbiotica con colture arboree appartenenti al Genere Pinus. È specie commestibile, posizionata, nella sistematica fungina, nella Famiglia Boletaceae, facilmente identificabile anche dai cercatori meno esperti, che sembra essere, sul territorio nazione e anche oltre, il Suillus più conosciuto [Papetti et al., 2004: Chiari & Papetti, 2021].

 

Genere Suillus P. Micheli

Nov. pl. gen. (Florentiae): 126 (1729)

Specie tipo:

Suillus luteus (L.) Roussel

Fl. Calvados: 34 (1796)

Etimologia:

Suillus, diminuitivo del termine latino “sus ovvero maiale, maialetto; porcinello [Buda, 2011; Acta Plantarum, 2022].

 

Al genere appartengono numerose specie fungine a tipica crescita terricola, a nutrizione simbiotica [Mattucci, 2009], carnose e con struttura omogenea (con tessitura ifale continua, ovvero quando il cappello ed il gambo, stante la loro analoga conformazione strutturale, si staccano con difficoltà l’uno dall’altro lasciando tracce evidenti di frattura), che presentano le seguenti caratteristiche morfologico-strutturali:

Cappello di medio-grandi dimensioni, ricoperto da cuticola vischiosa o glutinosa, raramente asciutta, liscia o fibrilloso-squamulosa [Galli, 2013] facilmente separabile dalla carne sottostante in quasi tutte le specie, ad eccezione di S. variegatus e S. bovinus [Matteucci, 2009]. Colore variabile a seconda delle varie specie: giallo, arancione, brunastro [Boccardo et al., 2008].

Imenoforo tipicamente boletoide, costituito da tubuli di media lunghezza, adnati e facilmente separabili dalla carne del cappello [Galli, 2013], con eccezione per S. bovinus [Matteucci, 2009]. Pori inizialmente piccoli poi, verso la maturità, sempre più larghi, irregolari o angolosi [Galli, 2013], di colore giallo, grigio, olivaceo, brunastro [Boccardo et al., 2008]. Spore in massa di colore giallo-brunastro.

Gambo centrale, cilindrico, pieno, vischioso o asciutto, con o senza anello [Boccardo et al., 2008; Galli, 2013], spesso con granulazioni da giallo a bruno-violaceo [Boccardo et al., 2008].

Carne bianca, giallastra, a volte con leggero viraggio al verde-bluastro.

Inonotus tamaricis superficie sterile
Suillus granulatus Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis superficie fertile
Suillus granulatus Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis carpofori maturi
Suillus granulatus Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis vecchio esemplare
Suillus granulatus Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis superficie sterile
Suillus granulatus Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis superficie fertile
Suillus granulatus Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis carpofori maturi
Suillus granulatus Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis vecchio esemplare
Suillus granulatus Foto Angelo Miceli

Habitat:

Le numerose specie appartenenti al genere sono solite associarsi in simbiosi ectomicorriza a conifere, preferendo, in particolare, associarsi a colture arboree appartenenti al Genere Larix o Pinus spp.

Commestibilità:

Specie commestibili anche se alcune possono causare effetti lassativi e, per evitare l’inconveniente, devono essere consumate private della cuticola.

 

Curiosità tassonomiche

Il termine “Suillus”, già conosciuto ed utilizzato dagli antichi romani per identificare un insieme eterogeno di specie fungine, fu adottato, nel 1729, dal micologo italiano Pier Antonio Micheli (Firenze, 11 dicembre 1679 – 2 gennaio 1737 con l’intento di identificare le numerose specie fungine a portamento boletoide. La denominazione non venne però accettata in quanto, in epoca precedente, tali specie erano state identificate dal botanico tedesco Johann Jacob Dillen (detto Dillenius. Darmstadt, 1684 – Oxford, 2 aprile 1747) con la denominazione di Boletus. In seguito, nel 1821, la denominazione fu ripresa dal botanico inglese Samuel Frederick Grey (Londra, 20 dicembre 1766 – Chelsea, 12 aprile 1828) con l’intento di riferirla ad una sola parte dei Boleti che, elevati a rango di Genere, per la particolarità delle caratteristiche morfo-strutturali, potevano, a tutti gli effetti, essere identificati come Suillus. In passato, all’attuale denominazione di Suillus, era preferita quella coniata dal micologo-naturalista francese Lucien Quélet (Monécheroux, 14 luglio 1832 – Hérimoncourt, 25 agosto 1899) nel 1888: Ixocomus (termine derivato dal greco ἰξός (ixos) = vischio, vischioso e da κόμη (cóme) = chioma, con riferimento alla particolare vischiosità del cappello [Acta Plantarum, 2022]). Successivemente, però, con l’assetto della nomenclatura micologica è stata data la precedenza al termine Suillus in quanto cronologicamente anteriore [Alessio, 1985].

 

 

Suillus granulatus (L.) Roussel

Fl. Calvados: 34 (1796)

Basionimo: Boletus granulatus Linneo

Sp. pl. 2: 1177 (1753)

Autore sanzionante: Fries., Syst. mycol. 1: 387 (1821)

Accentazione: Suìllus granulátus

Ettimologia: granulatus dal latino gránulum granello (diminutivo di granum): granuloso, cosparso di granuli, punteggiato [Acta Plantarum, 2022], con riferimento alle caratteristiche granulazioni che ricoprono la parte superiore del gambo.

Posizione sistematica: classe Agaricomycetes, ordine Boletales, famiglia Boletaceae, genere Suillus.

Principali sinonimi:

Agaricus granulatus (L.) Lam., Encycl. Méth. Bot. 1(1): 51 (1783)

Viscipellis granulata (L.) Quél., Enchir. fung. (Paris): 156 (1886)

Ixocomus granulatus (L.) Quél., Fl. mycol. France (Paris): 412 (1888)

= Boletus flavorufus Schaeff., Fung. bavar. palat. nasc. (Ratisbonae) 4: 83 (1774)

= Boletus lactifluus With., Arr. Brit. pl., Edn 3 (London) 4: 320 (1796)

Leccinum lactifluum (With.) Gray, Nat. Arr. Brit. Pl. (London) 1: 647

(1821)

Suillus lactifluus (With.) A.H. Sm. & Thiers, Michigan Bot. 7: 16 (1968)

= Ixocomus pictilis Quél., C. r. Assoc. Franç. Avancem. Sci. 22(2): 487 (1894)

Boletus pictilis (Quél.) Sacc. & Traverso, Syll. fung. (Abellini) 19: 170 (1910)

 

Nomi volgari: Boleto granuloso [Bonazzi, 2003]; Pinarolo [Buda, 2011], Pinarello.

Nomi dialettali: Bausu, nome dialettale in uso nella provincia di Messina (Sicilia) [Bonazzi, 2003]; Funciu i zappino, nome dialettale in uso nella provincia di Catania (Sicilia) [Bonazzi, 2003; Buda, 2011].

Descrizione macroscopica

Cappello di medie-grandi dimensioni, generalmente 5 - 12 cm di diametro, a volte anche 16 [Alessio, 1985]. Inizialmente conico-emisferico poi, verso la maturazione, convesso e infine appianato. Margine involuto negli esemplari giovani, regolare in quelli adulti, a volte leggermente sinuoso. Cuticola particolarmente vischiosa, glutinosa specialmente a tempo umido, liscia, brillante, totalmente e facilmente separabile dalla carne sottostante, colore variabile: crema, crema-beige, giallo-beige, giallo-arancio, ocra, ocra-arancio, brunastro. Imenoforo a tuboli inizialmente corti poi, verso la maturazione, mediamente lunghi, adnati al gambo, di colore giallo chiaro negli esemplari giovani, sempre più marcato sino al giallo-verdastro verso la maturazione. Pori inizialmente piccoli e rotondi, poi sempre più ampi e angolosi, caratterizzati, negli stadi iniziali, dalla presenza di goccioline lattiginose, opalescenti che, ben presto, assumono consistenza granulosa e colore brunastro. Spore in massa bruno-ocracee. Gambo centrale, cilindrico, diritto, da corto e tozzo ad allungato, a volte contorto, sodo, pieno, vischioso. Inizialmente bianco-giallino, poi scurente verso tonalità giallo-ocracee. Ricoperto, nella zona apicale, da goccioline lattiginose molto simili a quelle secrete dai pori che, come queste, tendono, nel tempo, ad essiccare assumendo la conformazione di granulosità brunastre. Alla base sono presenti resti miceliari gialline. Anello assente. Carne spessa e tenera negli esemplari giovani, molle e spugnosa negli esemplari adulti specialmente nel cappello, particolarmente predisposta ad assorbire l’acqua a tempo piovoso. Più soda nel gambo. Biancastra nel cappello con una leggera e stretta striscia brunastra nella zona sottocuticolare; bianco-giallastra nel gambo dove, negli esemplari molto maturi, si presenta, alla base, bruno-violacea. Odore debole, sapore dolce.

Habitat: dalla fine della primavera ad autunno inoltrato, spesso a gruppi di numerosi esemplari, in associazione a colture arboree appartenenti al genere Pinus: a due aghi (Pinus sylvestris, P. mugo, P. nigra, P. nigra var. laricio, P. halepensis) ed anche a tre e cinque aghi.

Commestibilità: buon commestibile a condizione che si utilizzino solo esemplari giovani privati totalmente della cuticola che può causare, in soggetti sensibili, effetti gastroenterici-lassativi anche di una certa intensità.

Caratteri differenziali

Si riconosce facilmente per la cuticola vischiosa e viscida a tempo umido, sempre facilmente e totalmente asportabile; per il colore del cappello su toni crema, crema-beige, giallo-beige, giallo-arancio, ocra, ocra-arancio, brunastro; per le goccioline acquose secrete dai pori negli esemplari giovani; per il gambo cosparso, alla sommità, da minute granulazioni; per l’habitat di crescita che lo vede sempre associato a colture arboree appartenenti al genere di Pinus

 

Specie simili

Tra le numerose specie congeneri che presentano caratteristiche similari a S. granulatus con le quali questi può essere facilmente confuso, ci limitiamo a indicare:

  • Suillus collinitus (Fr.) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig) 3 (3): 536 (1898)

Differisce per la cuticula più scura, su toni brunastri, munita di evidenti fibrille radiali; per l’assenza di goccioline lattiginose secrete dai pori; per la presenza, anche se non sempre, di micelio basale di colore rosa-arancio.


 

  • Suillus luteus (L.) Roussel, Fl. Calvados: 34 (1796)

Sembra essere la specie che maggiormente si presta ad essere confusa con S. granulatus dal quale differisce, essenzialmente, per la presenza di un anello membranoso, di colore inizialmente biancastro, poi bruno-violetto, a volte poco visibile in quanto attaccato al gambo ove si posiziona nella parte superiore; per la presenza, nella parte apicale del gambo, sopra l’anello, di un fine reticolo giallastro e per una fine punteggiatura inizialmente giallastra, poi concolore al cappello, sotto l’anello.

 


 

Bibliografia citata

  • Alessio Carlo Luciano, 1985: Boletus Dill. ex L. Collana Fungi Europaei Vol. 2. Libreria editrice Biella Giovanna, Saronno. I

  • Boccardo Fabrizio, Traverso Mido, Vizzini Alfredo, Zotti Mirca - 2008: Funghi d’Italia. Ristampa 2013. Edit. Zanichelli, Bologna. I

  • Bonazzi Ulderico, 2003: Dizionario dei nomi volgari e dialettali dei funghi in Italia e nel Canton Ticino. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I

  • Buda Andrea, 2011: I Funghi degli Iblei. Vol. 1. A.M.B. Gruppo di Siracusa. Siracusa. I

  • Chiari Maurizio, Papetti Carlo, 2021: Escursioni di studio alla Fattoria didattica “Catena Rossa”, Cagnache di Sarezzo V.T. – V. Parte terza. Bollettino del Circolo Micologico G. Carini, (81): 37-46

  • Galli Roberto - 2013: I Boleti. Micologica, Pomezia. I

  • Matteucci Sergio, 2009: Le specie più comuni del genere Suillus. MicoPonte (3): 11-17

  • Papetti Carlo, Consiglio Giovanni, Simonini Giampaolo, 2004: Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, Vol. 1 (seconda ristampa). A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I


 

Sitografia

Indexfungorum database. www.indexfungorum.org

  • MB (ultima consultazione, settembre 2022), Mycobank database. Fungal databases, Nomenclature e Special Banks. www.mycobank.org

  • Micologia Messinese (ultima consultazione, settembre 2022) www.micologiamesinese.it

 

Bibliografia di approfondimento

  • A.G.M.T., 2013: Io sto con i funghi. La Pieve Poligrafica Editore, Villa Verucchio (RN). I

  • Bresadola Giacomo, 1954: Funghi mangerecci e funghi velenosi. Museo di Storia Naturale. Trento. (IV edizione a cura del Comitato Onoranze Bresadoliane. Milano-Trento). I

  • Della Maggiora Marco, Pera Umberto, 2021: Funghi in Toscana. AGMT (Associazione Gruppi Micologici Toscani). La Pieve Poligrafica, Villa Verrucchio (RN). I

  • Foiera Fabio, Lazzarini Ennio, Snabl Martin, Tani Oscar, 2000, Funghi Boleti. Calderini edagricole, Bologna. I

  • Lavorato Carmine, Rotella Maria, 2004: Funghi in Calabria. Guida per il riconoscimento delle specie. Raccolta e commercializzazione, Tutela ambientale e sanitaria. Edizioni Pubblisfera . San Giovanni in Fiore (CS). I

  • La Chiusa Lillo, 2021: Guida ai funghi d’Europa. Il Cstello. Carnaredo (MI). I

  • Oppicelli Nicolò, 2020: Funghi in Italia. Erredi Grafiche Editoriali. Genova. I

 


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