Amanita ovoidea (Bull. : Fr.) Link (1833)

Il bosco, nelle sue molteplici sfaccettature di colore e di forme che nelle varie stagioni dell’anno gli conferiscono un aspetto sempre diverso ma sempre accattivante ed interessante, invita gli amanti della natura e della micologia a vivere emozionanti avventure, specialmente nella stagione autunnale, alla ricerca di specie fungine che, esulando dal mero interesse gastronomico, meritano, per la loro bellezza, per la particolarità della conformazione morfologico-strutturale, per i colori meravigliosi con i quali si affacciano nel sottobosco, l’attenzione e la curiosità di quanti, come noi, amano passeggiare nel bosco per approfondire le proprie conoscenze nel campo della micologia. Amanita ovoidea comunemente noto con il nome volgare di “farinaccio”, per la bellezza, per la conformazione e la particolarità delle ornamentazioni che, bambagiose, pendono dal cappello, attira la nostra curiosità e ci spinge a renderlo protagonista della nostra nuova “Riflessione Micologica”. 

Genere Amanita Pers. 1797

Il genere, la cui specie tipo è A. muscaria, ospita sporofori di medio-grandi dimensioni, eterogenei, caratterizzati da cappello convesso sul quale, spesso, si trovano residui velari, con margine liscio o tipicamente striato; lamelle libere; gambo più o meno ingrossato alla base, con presenza o assenza di anello; con volva basale; sporata in massa bianca. Si conoscono specie di ottima qualità e altre, non poche, velenoso-mortali la cui ingestione provoca sindromi tossiche di varia natura: sindrome falloidea, panterinica, muscarinica, emolitica ecc. [Miceli A., 2019]. 

In merito alla particolare e caratteristica crescita degli sporofori, alla formazione dei residui velari ed alle caratteristiche specifiche del genere, per eventuali approfondimenti, si rimanda il lettore a nostri precedenti lavori di recente pubblicazione (A. muscaria, A. phalloides, A. porrinensis ecc.).

 

Amanita ovoidea (Bull. : Fr.) Link, 

Handb. Erk. Gew. 3: 273 (1833)

Specie molto bella, grande e carnosa, raggiunge spesso dimensioni notevoli invogliando, per la particolarità della sua conformazione strutturale e per le dimensioni, all’utilizzo gastronomico con seri rischi di intossicazione. Facilmente riconoscibile per le bellissime decorazioni fioccose completamente bianche che ne ornano il cappello ed il gambo.

 

Basionimo: Agaricus ovoideus Bull. 1788

 

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Agaricales, famiglia Amanitaceae, genere Amanita

 

Etimologia: dal latino ovum = uovo, ovale e dal greco eìdos = somiglianza, con espresso riferimento alla forma che, specie negli esemplari giovani, riconduce a quella di un “uovo”.

 

Principali sinonimi: Amidella ovoidea (Bull. : Fr.) E. J. Gilbert (1940)

 

Nomi volgari: Farinaccio, Ovolo bianco, Boreo bianco [Oppicelli N., 2018]

 

Nomi dialettali:

Assume numerose denominazioni dialettali variabili da una località all’altra. Per approfondire l’argomento rinviamo ad un testo specifico (cfr. Bonazzi: Dizionario dei nomi volgari e dialettali dei funghi in Italia).

 

Descrizione macroscopica

Amanita ovoidea Foto Maria Teresa Basso
Amanita ovoidea Foto Maria Teresa Basso
Amanita ovoidea Foto Maria Teresa Basso
Amanita ovoidea Foto Maria Teresa Basso
Amanita ovoidea Foto Maria Teresa Basso
Amanita ovoidea Foto Maria Teresa Basso
Amanita ovoidea Foto Piero Battaglia
Amanita ovoidea Foto Piero Battaglia
Inonotus tamaricis carpofori maturi
Amanita ovoidea Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis vecchio esemplare
Amanita ovoidea Foto Franco Mondello

Cappello di grandi dimensioni, può raggiungere, a volte, anche i 25-30 cm. di diametro. Emisferico nella fase iniziale di sviluppo, poi convesso ed infine piano-convesso; molto carnoso e sodo poi, verso la maturazione, molle; margine arrotolato verso il basso, andamento regolare, a volte leggermente lobato, privo di striature ma sempre appendicolato (quando sono presenti residui velari eccedenti il margine del cappello) per i residui cremosi del velo parziale che tendono a sparire a maturità inoltrata. Cuticola umida, lucida, separabile ed eccedente, colore bianco-biancastro, bianco-latte, bianco-avorio con, a volte, leggere sfumature grigio-rosate, generalmente nude, raramente con ampi resti del velo generale sotto forma di placche di colore biancastro. Imenoforo a lamelle fitte e sottili, libere al gambo, intervallate da lamellule di diversa lunghezza, di colore inizialmente bianco con sfumature rosate verso la maturità, imbrunenti nelle zone sottoposte a pressione. Gambo cilindrico, slanciato e robusto, pieno, sodo, carnoso; leggermente svasato all’apice e progressivamente dilatato verso la base con bulbo ovoidale. Colore bianco, superficie densamente ricoperta da fiocchi biancastri, di consistenza burrosa, fini e cremosi, facilmente rimovibili, tendenti a sparire negli esemplari maturi. Anello posizionato in alto, molto fugace, fragile e poco consistente che si dissolve facilmente in piccoli fiocchi cremosi. Volva membranosa, spessa, persistente, inguainante alla base del bulbo ed allargata verso l’apice. Totalmente bianca, anche a maturità avanzata, tanto all’esterno che all’interno, a volte con piccole macchie ocracee più o meno estese. Carne soda, più compatta nel gambo e meno nel cappello. Sapore dolciastro, odore lieve negli esemplari giovani, sgradevole, forte e persistente in quelli maturi. Spore in massa bianche.

 

Habitat

Specie termofila, cresce indifferentemente sotto latifoglie o conifere preferendo colture arboree appartenenti al Genere Pinus o Quercus, nella macchia mediterranea e nei boschi litoranei, a volte anche in habitat collinari. Da inizio autunno ad inverno inoltrato. Abbondante nei luoghi di crescita.

 

Commestibilità

Controversa. Ritenuta da alcuni autori commestibile dopo cottura e tradizionalmente consumata in alcune regioni. In realtà può causare, come già avvenuto, intossicazioni con conseguenti disturbi intestinali di gravità proporzionale alla quantità di fungo ingerita [Oppicelli N., 2018]. Alcuni autori, ancora, ritengono che possa causare Sindrome Norleucinica(1) con grave insufficienza renale acuta [AMINT, 2007 - Buda A., 2011]. In ogni caso, considerata anche la notevole somiglianza con A. proxima, specie tossica, è preferibile non correre rischi ed evitare, nella maniera più assoluta, di consumarla. Consigliamo, a quanti abbiano il piacere di incontrala nel bosco, di limitarsi ad osservarla, ammirarla per il suo portamento, eleganza e bellezza, fotografarla da varie angolazioni mettendo in risalto la meraviglia delle sue ornamentazioni ed evitando, nella maniera più assoluta, di “invitarla a pranzo” lasciandola al suo posto a completare il proprio ciclo biologico.

 

Caratteri differenziali

Facilmente riconoscibile per la colorazione bianca di tutto il carpoforo, per le ornamentazioni bambagiose che pendono dal margine del cappello, per le lamelle bianche, fitte, per l’anello cremoso, fugace ed inconsistente, per la volva sacciforme ed arrotondata sul gambo e, inoltre, per la taglia che spesso raggiunge dimensioni notevoli e per l’elevato peso specifico.

 

Specie simili

  • Amanita proxima Dumée (1916)

Foto Vincenzo Migliozzi
Foto Vincenzo Migliozzi

Specie tossica. Molto simile ad A. ovoidea per aspetto, ornamentazioni e colore, differisce essenzialmente per la volva sempre di colore ocra anche nei giovani esemplari, per l’anello persistenze e ben formato, per la taglia minore. 

 

E’ opportuno evidenziare che per il colore totalmente bianco, anche se di conformazione morfologica diversa, può essere confusa, specialmente da quanti hanno superficiali conoscenze micologiche, con le Amanite bianche velenoso-mortali appartenenti alla Sezione Phalloideae quali A. phalloides var. Alba,A. verna ed A. virosa che, in ogni caso, si presentano prive delle ornamentazioni cotonose del cappello e del gambo.

 

 

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  1. Sindrome Norleucinica, deve la propria denominazione alla principale tossina responsabile: la Norleucina. Viene conosciuta anche con la denominazione di Nefrotossica in quanto l’organo principale interessato dalla sintomatologia è il rene; o, ancora, come sindrome Smithiana in quanto rilevata, per la prima volta, dopo il consumo di esemplari di Amanita smithiana. E’ dovuta al consumo di A. proxima o di A. smithiana. La sintomatologia tossica si manifesta entro 12 ore dal consumo dei funghi con disturbi intestinali di varia natura: nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, sudorazione, ansietà, disturbi dell’equilibrio della durata di alcuni giorni [Assisi F. ed altri, 2008 – Milanesi I., 2015]. Successivamente, dopo circa 4-6 giorni, si manifesta insufficienza renale grave ma reversibile con una ripresa graduale e completa della funzionalità renale [Assisi F. ed altri, 2008].

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Foto: Maria Teresa Basso, Piero Battaglia, Angelo Miceli, Vincenzo Migliozzi, Franco Mondello

 

Bibliografia

  • A.G.M.T. (Associazione Gruppi Micologici Toscani), 2013: Io sto con i funghi. La Pieve Poligrafica Editore, Villa Verucchio (RN). I

  • AMINT (Associazione Micologica Italiana Naturalistica Telematica), 2007: Tutto funghi. (ristampa 2010) Giunti editore, Firenze. I

  • Assisi Francesca, Balestreri Stefano, Galli Roberto, 2008: Funghi velenosi. dalla Natura, Milano. I

  • Bettin Antonio, 1971: Le Amanite. L.E.S. Libreria Editrice Salesiana, Verona- I

  • Bonazzi Ulderico, 2003Dizionario dei nomi volgari e dialettali dei funghi in Italia e nel Canton Ticino. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I

  • Buda Andrea, 2011: I funghi degli Iblei. Vol. 1. A.M.B. Gruppo di Siracusa. Siracusa. I.

  • Galli Roberto, 2007: Le Amanite. 2^ edizione. dalla Natura, Milano. I

  • Foiera Fabio, Lazzarini Ennio, Snabl Martin, Tani Oscar, 1993, Funghi Amanit., Calderini edagricole, Bologna. I

  • Illice Mirko, Tani Oscar, Zuccherelli Adler, 2011: Funghi velenosi & commestibili. Manuale macro-microscopico delle principali specie. Tipoarte Industrie Grafiche. Ozzano Emilia (BO). I

  • La Spina Leonardo, 2017: Funghi di Sicilia Atlante illustrato. Tomo I. Eurografica, Riposto (CT). I

  • La Spina Leonardo, Signorino Carmelina, 2018: I funghi di Santo Pietro, antico bosco di Sicilia. Eurografica S. r. l. Riposto (CT). I

  • Lavorato Carmine, Rotella Maria, 2004: Funghi in Calabria. Guida per il riconoscimento delle specie. Raccolta e commercializzazione, Tutela ambientale e sanitaria. Edizioni Pubblisfera . San Giovanni in Fiore (CS). I

  • Mazza Riccardo, 2010: I funghi, guida al riconoscimento. VI Edizione. Fabbri Editori. Milano. I

  • Merlo Erica, Traverso Mido, 1983: Le Amanite. Sagep Editrice, Genova. I

  • Miceli Angelo, 2019: Amanita porrinensis, una specie rarissima ritrovata sui Monti Peloritani. Micoponte – Bollettino del Gruppo Micologico Massimiliano Danesi, n. 2: 27 -33. Ponte a Moriano (LU). I

  • Milanesi Italo - 2015: Conoscere i funghi velenosi ed i loro sosia commestibili. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento 

  • Oppicelli Nicolò – 2012: I funghi e i loro segreti. Erredi Grafiche Editoriali, Genova. I

  • Oppicelli Nicolò, 2018: Il “farinaccio” Amanita ovoidea” Funghi e dintorni. Supplemento a Rivista di Micologia, n. 1: 15 – 22. AMB Trento. I

  • Papetti Carlo, Consiglio Giovanni, Simonini Giampaolo - 2004: Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, Vol. 1 (seconda ristampa). A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I

 

Sitografia