Schizophyllum commune

Un piccolo basidiomicete a larga diffusione territoriale, con crescita tipicamente lignicola che nella conformazione strutturale, con particolare riferimento all’intreccio ed alla decorrenza lamellare, ma non solo, riporta alla mente la bellezza dei merletti di pizzo pazientemente ricamati dalla nonna con precisione micrometrica ed ammirati da tutte le amiche, ci fornisce lo spunto per questa nuova “Riflessione Micologica”: Schizophillum commune che generalmente, nel periodo del suo pieno vigore, attrae l’attenzione e la curiosità di quanti, addentrandosi nel bosco ed incontrandolo, hanno il piacere di bearsi della sua visione ammirandolo sui tronchi privi di vita, è solito riprodursi solitario o in numerosi esemplari sulle ceppaie in decomposizione di svariate culture arboree di latifoglie e di aghifoglie.


 

Genere Schizophyllum Fr. : Fr. 1815

Si tratta di genere monospecifico (quando nel genere è compresa una sola specie), comprendente basidiomi lignicoli, saprofiti (quando si nutrono di sostanze morte), di piccole dimensioni, a forma di conchiglia, sessili (privi di gambo) o con brevissimo peduncolo posizionato nel punto di attacco al substrato, caratterizzati da cappello con superficie superiore lanosa, feltrata o ricoperta da leggera peluria e dalla zona imeniale costituita da lamelle divergenti in senso radiale e disposte a forma di ventaglio, con taglio tipicamente fessurato in senso longitudinale.

 

Schizophyllum commune Fr. : Fr.

[as 'Schizophyllus communis'], Observ. mycol. (Havniae) 1: 103 (1815)

Un piccolo basidiomicete a crescita lignicola, facilmente riconoscibile per la bellezza della sua conformazione strutturale che lo rende, nel periodo del suo pieno sviluppo, simile ad un ventaglio riccamente ricamato, fioccoso e dall’aspetto morbido sulla parte superiore e con meravigliose strutture lamellari geometricamente allineate in un ricco intreccio architettonico. Purtroppo, a maturazione avanzata, come avviene per tutte le specie fungine, perde la bellezza dei suoi colori e della sua forma divenendo insignificante e poco attraente. Munito di cappello e privo di gambo (sessile) o attaccato al substrato di crescita con un corto peduncolo che vuole essere il prolungamento del cappello stesso; si presenta singolo, gregario o in numerosi esemplari tra di loro sovrapposti.

 

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Agaricales, famiglia Schizophyllaceae, genere Schizophyllum

 

Etimologia: Schizophyllum dal greco schìzo (fendere) e phyllon (foglia) con espresso riferimento alla conformazione delle lamelle (foglie) che presentano una tipica fenditura sul filo. Commune dal latino communis = comune, frequente, con espresso riferimento alla sua larga diffusione territoriale.

 

Sinonimi pricipali: Agaricus alneus L. (1755); Agaricus multifidus Batsch. (1786); Dedalea commune (Fr.) P. Kumm. (1871); Schizophyllum multifidum (Batsch) Fr. (1873); Merulius communis (Fr.) Spirin & Zmitr (2004)

 

Descrizione macroscopica

Inonotus tamaricis superficie sterile
Schizophyllum commune Foto Lucio Scala
Inonotus tamaricis superficie fertile
Schizophyllum commune Foto Lucio Scala
Inonotus tamaricis carpofori maturi
Schizophyllum commune Foto Carmelo Di Vincenzo
Schizophyllum commune Foto Lucio Scala
Schizophyllum commune Foto Lucio Scala
Inonotus tamaricis carpofori maturi
Schizophyllum commune Foto Lucio Scala
Inonotus tamaricis vecchio esemplare
Schizophyllum commune Foto Carmelo Di Vincenzo

Cappello di piccole dimensioni (10 – 40 mm di diametro), a forma di ventaglio o di conchiglia; superficie superiore dall’aspetto arruffato e disordinato, irregolare e leggermente ondulata, solcata in senso radiale e, a volte, con zonature al margine; lanosa nella fase inziale di crescita, poi bambagiosa ed infine feltrata; colore biancastro, bianco-grigio, bianco-rosa con numerose sfumature di colore intermedio. Gli esemplari maturi presentano, a volte, sfumature verdognole dovute alla presenza di microscopiche alghe. Margine sottile, involuto, ondulato ed a volte lobato. Imenoforo costituito da lamelle precise e regolari, con taglio fessurato in senso longitudinale (lamelle bifide) che, dipartendo in forma radiale dal punto di attacco al substrato di crescita verso il margine, conferiscono al fungo l’aspetto di un meraviglioso piccolo ventaglio. Si presentano leggermente distanziate ed intervallate da lamellule di diversa lunghezza, con colore inizialmente grigio-rosa tendente, verso la maturazione al bruno-rossastro. Gambo generalmente assente, quando presente è molto breve, rudimentale, posizionato lateralmente costituendo il prolungamento delle lamelle per un brevissimo tratto. Carne tenace, esigua, fibrosa, di colore ocraceo tendente al bruno-rossastro, odore fungino.

 

Habitat

Cresce durante tutto l’anno ed ha una larga diffusione territoriale, si rinviene, solitamente, su ceppaie ed arbusti marcescenti di latifoglie o, più raramente, di aghifoglie ove trova nutrimento quale fungo saprofita. Si presenta singolo o in forma gregaria ed anche, molto spesso, in gruppi di numerosi esemplari tra di loro sovrapposti e quasi imbricati che riescono a colonizzare vaste porzioni di substrato lignicolo [Buda, 2011]. Si tratta di specie cosmopolita e tipica degli ambienti a clima temperato o tropicale [Buda, 2011].

 

Commestibilità, tossicità e curiosità

NON commestibile, si tratta di un fungo coriaceo, specialmente in età avanzata quando tende ad essiccarsi. Tuttavia in alcuni paesi quali Messico, Thailandia, Vietnam e Perù viene considerato commestibile ed utilizzato, mischiato ad altre specie fungine, per diverse tipologie di zuppe o, essiccato e ridotto in polvere, per la preparazione di tisane [Diana, 2018]. In particolare, nella regione di Manipur, in India, dove è noto con il nome volgare di “Kanglayen” trova larga diffusione nella preparazione di polveri aromatiche utilizzate in cucina. In Asia sudorientale, invece, viene utilizzato come gomma da masticare [Diana, 2018].

In Giappone, dove viene impiegato quale supporto della radioterapia nella cura del cancro ritenendo che possa favorire una migliore resistenza alle prolungate esposizioni ai raggi X [Angeli, 2010], gli vengono riconosciute, altresì, proprietà medicinali ed antitumorali e viene utilizzato nel trattamento di molti tipi di cancro, in particolare del carcinoma della cervice uterina [Cazzavillan, 2011].

L’inalazione delle spore, come scientificamente accertato, potrebbe causare sindrome rinosinusale (1) con conseguenti problemi respiratori o polmonari in individui sensibili o immunodepressi [Milanesi, 2015; Diana, 2018].

 

Specie simili

Si tratta di un fungo di facile determinazione e, per le particolari caratteristiche morfo-cromatiche che lo caratterizzano, difficilmente confondibile con altre specie. Tuttavia, per i meno esperti, in considerazione del medesimo habitat di crescita, può essere confuso con alcune specie fungine appartenenti al genere Stereum che, in ogni caso, pur avendo forma simile e superficie del cappello irsuta, differiscono per la conformazione della zona imeniale che si presenta liscia e quindi priva di lamelle. [Consiglio e altri, 2003].

 

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  1. Sindrome rinosinusale è considerata sindrome a latenza ritardata (quando si manifesta dopo 24 ore o più dall’aspirazione delle spore fungine). Si tratta di patologia conseguente la presenza di ife fungine all’interno della mucosa dei seni paranasali che interessa, soprattutto, soggetti immunodepressi. Può presentarsi in forma invasiva (rinosinusite fungina necrotizzante acuta, cronica o granulomatosa) o non invasiva. In tal caso si rileva la presenza di ife fungine che formano una massa di colorito biancastro chiamata “fungal ball” o “Micetoma sinusale” che blocca la cavità sinusale senza segni di invasione della mucosa.

Le affezioni micotiche dei seni paranasali sono attribuite a muffe del genere Mucor o aspergillus e, a volte, sono sostenute da S. commune.

Si interviene con terapia chirurgica che deve essere precoce ed aggressiva [Milanesi, 2015].

 

 

Foto: Carmelo Di Vincenzo, Nuccio Scala

 

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Bibliografia essenziale

  • Angeli Pierluigi, 2010: I funghi della medicina popolare tradizionale e contemporanea. Annali Micologici A.G.M.T. n. 3: 30-39. A.G.M.T., Settignano (FI). I

  • Buta Andrea, 2011: I funghi degli Iblei, Vol. 1. A.M.B. gruppo di Siracusa. Siracusa. I

  • Cazzavillan Stefania, 2011: Funghi medicinali – dalla tradizione alla scienza. Nuova IPSIA Editore. Palermo. I

  • Consiglio Giovanni, Papetti Carlo - 2003: Atlante Fotografico dei Funghi d’Italia, Vol. 2 (prima ristampa). A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I

  • Cetto Bruno, 1983: Funghi dal vero. Vol. 1°. Arti Grafiche Saturnia s.a.s. Roncafort di Trento (TN). I

  • Diana Ettore,2018: Ventagli del bosco: Schizophyllum commune. Passione Funghi e Tartufi. n. 82: 26-29. Erredi Grafiche Editoriali, Genova. I

  • Milanesi Italo -2015:Conoscere i funghi velenosi ed i loro sosia commestibili. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento 

  • Phillips Roger -1985: Riconoscere i funghi.Istituto Geografico De Agostini, Novara. I