“Parole” e tratto grafico come espressione dell’io

 La scrittura e parimenti il linguaggio rappresentano la concretizzazione, attraverso un processo verbale scritto o orale, di quanto l’individuo intende comunicare.

Tuttavia l’oralità è simile al riflesso di un volto su una superficie liquida che tende a incresparsi, confondendo l’immagine; la scrittura, invece, inchiodata fissamente su un foglio, rappresenta l’immagine nitida   del soggetto. Leggere le pulsioni, le tendenze, le emozioni, le caratteristiche dell’individuo attraverso la scrittura, è compito della grafologia che, pur non essendo una scienza esatta, solitamente, riesce a cogliere nel segno.

Il grafologo tuttavia, solamente in ambito giudiziario riveste un ruolo chiave, nel momento in cui deve confermare la paternità di una firma, altrimenti le sue osservazioni, in merito all’analisi grafologica di un imputato, non sono rilevanti. Egli, invece, è uno studioso che trasversalmente incrocia varie discipline e possiede rigorosi strumenti di analisi che gli consentono di   sondare la personalità di un indiziato, delineandola con chiarezza. La scrittura è un processo che registra manualmente le risposte motorie ai neuroni e può essere analizzata come vera e propria anticamera della psiche.

Barbara Taglioni, con il suo libro lieve e nello stesso tempo corposo, (“Inchiostri di carattere” Cremona Aprile 2015, Apostrofo Editore, pg 100) propone un percorso grafologico tra le scritture di alcuni personaggi noti, il cui denominatore comune è l’interesse per la Sicilia. Barbara, piemontese d’oc, riallaccia lo stretto legame tra i suoi “Padri” e l’Isola e inizia un viaggio fascinoso che tende a dare un saggio dell’importanza della grafologia.

Tra le scritture esaminate (tutte di personaggi famosi), alcune appartengono a nativi isolani che hanno sacrificato la loro vita per la Sicilia, altre a chi vi è stato solo di passaggio, altre a chi vi è ritornato per ritrovare la propria origine, altre, ancora, a chi l’ha eletta come luogo di permanenza: tutti stregati e avvinti dal magico canto delle Sirene.  Per lasciare al lettore il piacere della scoperta, si ritiene opportuno citare solo alcuni tra i più noti personaggi, esaminati nel testo, per sottolineare la stretta connessione tra caratteri grafologici e attitudini comportamentali. Il temperamento tenace, dinamico e privo di incertezze di Vincenzo Nibali, il grande ciclista messinese, è manifestato dal gesto grafico deciso, inclinato e lanciato verso destra. La grafia compatta e angolosa della cantante catanese Carmen Consoli evidenzia forza e azione ma anche prudenza e capacità di concentrazione.

La scrittura di Salvatore Quasimodo, originario di Modica ma trapiantato nella provincia messinese, è un misto-script, cioè, una sorta di stampatello minuscolo che ne evidenzia l’inquietudine e la ricerca di sicurezza, unita a un desiderio di chiarezza e di ordine. Per completare la breve carrellata, è d’obbligo soffermarsi su un eroe dei nostri tempi, il giudice palermitano Giovanni Falcone. Intelligente, profondo riflessivo come appare attraverso il tratto fermo, nutrito e regolare della sua scrittura, tutta concentrata all’interno della pagina, con pochi spazi bianchi e una perfetta tenuta del rigo. Meticolosa è la disposizione del testo, la forma dei caratteri è semplice senza alcuna ostentazione o ricerca di effetto.

Basta fermarsi qui, il lettore si incuriosirà nella ricerca e, sulla scorta di quanto ha letto, sarà quasi indotto ad analizzare la propria scrittura per sciogliere gli enigmi insoluti dell’io.

Oggi Il mondo digitale tende a soppiantare la scrittura manuale ma disumanizzarla vuol dire chiudere “la finestra della mente” (Kant) da cui ci si affaccia sul caos a cui solo la mano può tentare di dar forma.