Da Piraino A Capo D’Orlando

Siamo ancora affetti, noi sicilianuzzi di Messina, da un certo provincialismo mentale: veniamo giustamente attratti dalle bellezze naturali e artistiche dei paesi europei o extraeuropei (che magari esaltiamo più del dovuto), ma poco o nulla ci curiamo delle bellezze di casa nostra.

Non è un difetto enorme – anche Leopardi stravedeva per le grandi città e mal sopportava (disprezzava addirittura) la dolce Recanati – ma un difetto comunque.

Sambuca, Mazzara del Vallo, San Vito Lo Capo, Aidone, Erice, Donnafugata, Scicli, Portopalo, Marzamemi, Marina di Ragusa, Modica, Sciacca, Castelvetrano, Palma di Montechiaro, Vendicari, Polizzi Generosa: ddddoove?

Ieri, domenica 25 giugno 2017, una quarantina di siciliani e siciliane, soci di ADSET, sono stati un po’ meno provinciali e, aderendo alla proposta del preside-presidente Angelo Miceli, si sono recati in gita a … Piraino. Sì, proprio a Piraino: un piccolo comune collinare che pende sulla costa tirrenica della provincia di Messina (uno dei tratti costieri più belli dell’isola, tra Capo d’Orlando da un lato e Gioiosa Marea dall’altro: le isole Eolie di fronte e, lontanissimo, ad est, dopo Gioiosa, il Capo di Milazzo), a una cinquantina di chilometri dalla Città dello Stretto.

Il piacere - solito ma impagabile - delle gite, anche per persone altrimenti giovani che forse recuperano così il senso di antiche, adolescenziali gite scolastiche: gli amici ritrovati, le barzellette, le foto e i selfie, le lunghe passeggiate, nonostante il sole a picco su improvvisati copricapo: decisamente, la giornata più … estiva del mese di giugno.

L’ascesa a Piraino – che si adagia sulla cresta della collina a circa quattrocento metri sul livello del mare – è stata agevole per il provetto autista del pullman, Nino Stornante (vecchia conoscenza di Angelo Miceli). Ma qualche signora chiudeva gli occhi in prossimità di arditi tornanti, per non vedere le abissali profondità della valle sottostante.

La chiesa madre su pianta del secolo XIII è, varcata la soglia, interessantissima: fuori, del tutto disadorna e deturpata da un’addossata casa canonica, vera escrescenza novecentesca; dentro, un’unica, grande navata centrale senza colonne e capitelli, con un sontuoso altare barocco, pulpito ligneo, ampie finestre e fregi ornamentali, grandi nicchie laterali corredate da statue e quadri di buona fattura, ma anonimi (mancano le solite targhette con didascalie presenti in tutte le chiese antiche): la prima tela sulla sinistra, dopo l’ingresso, si direbbe settecentesca, tardo barocca – il barocco incomincia in Sicilia, quando sta esaurendosi in Italia –, ma anonima (non si legge affatto una scritta, posta nella parte bassa a sinistra del quadro, in cui è indicato – ci dice l’esperta guida – il committente, non l’autore del quadro stesso, che sarebbe tuttavia una donna, figlia di un pittore rinomato dell’epoca).

La torre saracena è alta, solenne, turrita, impeccabile: attraverso una scala interna a spirale, in ferro, si giunge fino alla sommità, da dove si spalanca uno scenario strepitoso. Apprezziamo tutti, con vivo compiacimento, l’intenso soggiorno a Piraino, magistralmente preparato dalle presidi Pina Germanò e Giulietta Milio con l’affettuosa, sapiente collaborazione del professore Princiotta ed il supporto della signora Michela, bravissima guida.

Nonostante sia domenica, non si notano persone per le strade. Si pranza al Ristorante di un modernissimo villaggio turistico a Gliaca di Piraino: due primi appetibilissimi, una trancia di ricciola appena pescata, un dessert delizioso di frutta e gelato, vino e acqua a volontà, caffè. Pienamente satolli. Ma si riparte a piedi, verso un’altra meraviglia pirainese: La Guardiola. Trattasi del grandioso belvedere aperto sul Tirreno (unico, in Sicilia, per ampiezza e posizione), che mozza davvero il fiato: agli occhi di chi vi arriva dopo una breve salita appare come il ponte di una nave da crociera che attraversa mari e oceani sterminati: dall’alto, vedi chiaramente le acque verde-azzurro della riva petrosa; quindi, il celestino del mare che diventa azzurro man mano che lo sguardo procede verso nord; laggiù, in fondo, tra la foschia del meriggio estivo, le isole Eolie; a destra Gioiosa Marea con la sua morbida costa; a sinistra, Capo d’Orlando. Tutto fuori misura, eccezionale, meraviglioso.

Nel tardo pomeriggio si visita, a Gliaca, il Museo Siciliano del Viaggio: apprendiamo mille cose utili su carrozze, cavalli, viaggiatori e postini dell’Ottocento anche attraverso antiche carte geografiche e preziosi documenti storici esibiti in fotocopia: uno è un ordine di pagamento di «Ferdinando II, Re del Regno delle Due Sicilie, di Gerusalemme ec., Duca di parma, Piacenza, Castro ec. ec., Gran Principe Ereditario di Toscana ec. ec. ec.».

Resta il tempo per una breve visita alla vacanziera Capo d’Orlando, già invasa da turisti che sciamano lungo i grandi viali tra variopinte bancarelle di venditori di … tutto: mano ai portafogli per accontentare le signore mogli.

Ritorniamo a Messina intorno alle ventuno: stanchi – come i bambini delle scuole d’antan –, un poco sco…nfortati (per l’estenuante intoppo dell’autostrada mal ridotta dopo il casello di Rometta: fino a quando, sindaco?), ma felici e soddisfatti. Salut.

 

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