ADSeT in concerto: “Mettete dei … ‘fiori’ nei vostri cannoni”

Non è ai demoni dell’antikeimenos che abbiamo indirizzato questo nostro proposito: era stato predetto che l’anticristo, con il suo odio viscerale, ai nostri giorni avrebbe duramente colpito i portatori delle Croce, della Misericordia, del Perdono, i custodi dell’Amore; … verso coloro il nostro sarebbe ‘flatus vocis’, la ‘voce di colui che grida nel deserto’!

E dunque ancora una volta – miserabili! – hanno avvelenato la gioia festiva dell’Avvento: Fabrizia Di Lorenzo, le fosse comuni di Aleppo, il nuovo ciclone che incombe sovrastando Palmira; e il nostro cuore si fa piccolo piccolo, ma non lo apriremo all’impulso della vendetta; dunque è a noi stessi che ci appelliamo in nome del bimillennio di formazione cristiana e in nome  degli oltre due secoli di educazione alla democrazia, e … se ancora hanno capacità di intendere – ma ne dubitiamo! – rivolgiamo il nostro grido di dolore ai commercianti e alle industrie d’armi dell’Occidente, ai consumatori del petrolio color sangue che alimenta le casse di coloro.

Un concerto può combattere l’odio? Un concerto può convertire i cuori?

Ci ha provato ADSeT, ancora una volta, per Santo Stefano: anche quando la data dell’evento è casuale, nulla succede per caso! Nel giorno di commemorazione del Primo Martire ADSeT ha raccolto a ‘chiama’ i soci ed i simpatizzanti sulle note della musica conferendo gioia ai cuori: la gioia dei verdi prati della pace (quelli dell’utopia che sognò il defunto collega prof. Mario Gemma) calpestata dai cingoli selvaggi dell’antikeimenos.

Il presidente, Angelo Miceli, ha invocato in esordio la purezza della ricorrenza del Natale ed ha reso grazie alla Saponara Symphonic Band per essersi resa disponibile a celebrare il Natale nella sua purezza in un edificio emblematico della vocazione culturale e pacifista della città di Messina, il Palacultura.

Egli ha ricordato il percorso che ha portato l’ensemble saponarese di fiati e percussioni a carattere musicale da quando partì come gruppo di appassionati, che negli anni quaranta – sotto la direzione del palermitano m.° Teodoro Leonardi, ex prima tromba al teatro massimo di Palermo – ebbe i suoi natali.

Ne ha pure ricordato il  ‘lievitare’ successivo grazie ai maestri Edoardo Visalli, Imbrosci, Nicola Brigandì  fino a distinguersi come punto di riferimento tra le bande del Territorio, ed il suo assumere l’attuale consistenza quando  dal 18 Gennaio 2000 la banda viene ricostituita legalmente con il nome di “Associazione Complesso Sinfonico Città di Saponara”; ed ha altresì evidenziato come – grazie alla direzione del m.° Paolo Grosso – la compagine artistica abbia assunto un nuovissimo volto: Essa in atto annovera quarantasei elementi, molti dei quali hanno già compiuto gli studi, o studiano attualmente, presso il Conservatorio “A. Corelli”, che le conferiscono un livello tecnico di musicisti sempre più avanzato. Ha pure ricordato, il presidente, come l’ensemble abbia conseguito il Primo Premio nella V edizione del Concorso Nazionale per Orchestre di Fiati “Suoni in Aspromonte” tenutosi a Delianuova (RC).

          Il suo virtuosismo ‘gioca’ su un repertorio che tende ad abbracciare diversi generi musicali: classico, sinfonico, pop, jazz, swing, evergreen, film music; ha esaltato questo suo virtuosismo un coro d’eccezione che per l’occasione dell’evento ha riunito il Coro ‘San Nicolò’ di Giampilieri, il Coro ‘Luca Marenzio’ di Messina, il coro ‘Cappella musicale del Duomo di Messina’ ed il Coro San Nicola di Saponara.

Angelo Miceli si è pure soffermato sulla origine prima costitutiva di ADSeT e sulle ambite mete che in tre anni essa ha garantito alla vocazione aggregativa e culturale della nostra città, ed ha dichiaratamente ritenuto preziosa l’interazione con il nostro Assessorato Comunale alla Cultura, con l’Arcidiocesi di Messina e con le sue Armonie dello Spirito (la Rassegna di Cultura, Arte e Spiritualità, curata da mons. Giovanni Lombardo), nonché quella con AIIG (Associazione Italiana Insegnanti di Geografia); questo fervore, a sua detta, ha visto altresì sensibili altri sodalizi peloritani: l’Associazione Culturale Liceo Maurolico, l’Accademia Culturale Zanclea, e non solo.

Ma soprattutto egli ha sentito di dover rendere un grazie dedicato alla Amministrazione Comunale di Saponara, sempre presente e sempre disponibile a mettere in campo le sue risorse e ad affiancare chi ne volesse disporre: ciò che ha fatto nei lunghi anni della sua presidenza di quella scuola, quando per gratitudine ha conferito la cittadinanza onoraria al preside Angelo Miceli.

La città di Messina con la sua ‘fame’ di purezza e di occasioni culturali ed artistiche ha risposto, ed ha risposto all’indomani del Natale: infatti l’enorme platea del Palacultura era totalmente, ed oltre, gremita di pubblico.

         I presentatori Antonio Vadalà e Silvana Paratore hanno più volte intervallata l’esecuzione musicale con  l’appello ai Convenuti interagenti perché dessero testimonianza sul palco, in particolare, il Presidente del Consiglio Comunale di Saponara per il sindaco (impedito ad esser presente)  e  la presidentessa della CEDAV; alla CEDAV ADSeT ha dedicato un momento di attenzione particolare, facendo appello per una volontaria contribuzione alla generosità dei Presenti, in onore della donna, la grande vittima dei nostri giorni.

E dunque:

                                                Se, per caso ….

          Se per caso ieri ci fossimo ‘distratti’ sul Natale riducendolo a gozzoviglia e baccanale, sia pure nella compostezza del ricomporsi familiare –  non per forza nel rovinarsi al gioco delle carte – ed avessimo accantonato la memoria della nostra età infantile e la scaturigine della ricorrenza (la parola festa potrebbe fuorviare) come Avvento: Avvento del Salvatore di Croce;

          se per caso – ma sia pure – l’ Avvento si è ripudiato, e tuttavia ancora si ama  all’ albeggiamento l’ affaccio del sole e vi si vede questo afflato familiare nella festività come il natale romano, ovvero la  solennità pubblica di quel  giorno natalizio in cui si svolgevano feste private in occasione dei compleanni dei privati cittadini e feste pubbliche in occasione del genetliaco di imperatori e divinità;

          non a caso la poesia ‘Le ciaramelle’ del Pascoli (il messinese di adozione) ci culla riesumando nell’immaginario e nella memoria le nostre nostalgie infantili – e ci rivediamo lì in analessi o flashback,come qualcuno preferisce dire – comparse di una festa sociale ancora prematura da comprendere, ovvero ingenuamente stregati dal calore dell’amore percepibile – innanzi ad un presepe- e da un Bambinello protetto nei freddi rigori da un bue ed un asinello, amorevolmente ricoverato alla buona dal papà e dalla mamma in un rifugio d’occasione, tuttavia popolato da una moltitudine in un ossequio degno di un re.                                               

E nelle orecchie ci suona e negli occhi ci appare la ‘ciaramedda del ciaramiddaru’ che ormai più poco si vede, ma che Giovanni Pascoli magistralmente propose.

“ Udii tra il sonno le ciaramelle, – ho udito un suono di ninne nanne. – Ci sono in cielo tutte le stelle,
ci sono i lumi nelle capanne. – Sono venute dai monti oscuri  – le ciaramelle senza dir niente;
hanno destata ne’ suoi tuguri  – tutta la buona povera gente. – Ognuno è sorto dal suo giaciglio;
accende il lume sotto la trave; – sanno quei lumi d’ombra e sbadiglio, – di cauti passi, di voce grave.
Le pie lucerne brillano intorno, – là nella casa, qua su la siepe: – sembra la terra, prima di giorno,
un piccoletto grande presepe. – Nel cielo azzurro tutte le stelle  – paion restare come in attesa;
ed ecco alzare le ciaramelle  – il loro dolce suono di chiesa; – suono di chiesa, suono di chiostro,
suono di casa, suono di culla, – suono di mamma, suono del nostro  – dolce e passato pianger di nulla.
O ciaramelle degli anni primi, – d’avanti il giorno, d’avanti il vero, – or che le stelle son là sublimi,
conscie del nostro breve mistero; – che non ancora si pensa al pane, – che non ancora s’accende il fuoco;
prima del grido delle campane  – fateci dunque piangere un poco. – Non più di nulla, sì di qualcosa,
di tante cose! Ma il cuor lo vuole, – quel pianto grande che poi riposa, – quel gran dolore che poi non duole; sopra le nuove pene sue vere – vuol quei singulti senza ragione: – sul suo martòro, sul suo piacere,
vuol quelle antiche lagrime buone! ”

          Occorreva che la distrazione, ma sia pure l’euforia, di ieri fossero ricondotti ad intimità, e questo ADSeT ha voluto fare: offrire qualche angolatura di intimità in interiore, e con cosa meglio che con la musica si può ottenerla; è questa la motivazione del concerto annuale, cornice riassuntiva d’attività sociale annua.

Nella solennità della musica ci cattura da subito la fanfara di Jubilus! di Jan van der Roost e il contrasto che ne segue scivolando, poi, nella dolcezza di Ouverture Für Harmoniemusik Op. 24  del “Notturno” di  Felix Mendelssohn, e  quindi siamo riportati a scuoterci sulle ali di una banda rivisitata grazie a First Suite In Mib di Gustav Holst, che cede il passo al clima melodrammatico pucciniano con Nessun Dorma da Turandot; The Second Waltz di  Dimitri Shostakòvic ci elettrizza per condurci verso la foga ritmica del tango di  Oblivion.

          Ma siamo a Natale e non possono dunque mancare le note di White Christmas di Irving Berlin, A Christmas Carol Fantasy, Joy to the World, The First Noel, Deck the Hall, The Herald Angels SingO TannebaumO Little Town of Bethlehem, e, nella sua maestosità, quelle del  travolgente clima carico di sentimenti che solo il Natale sa suscitare, di Adeste Fideles verso, dunque,  il crescendo in  andamento rock-swing di  Jingle-Bell Rock.

          Dream In The Silent Night ‘Astro del Ciel’ e  Hallelujah di Haendel ci congedano a tal punto dalla magia del Natale nel volgere al tramonto di Santo Stefano.

Grazie maestri Paolo Grosso, Nazzareno De Benedetto e professori d’orchestra!

                                                                                                        Claudio Sergio Stazzone

 

Link all’evento:

Concerto Natale 2016