Chlorophyllum molybdites

Specie tossica d’oltre oceano ambientata in Sicilia

Articolo pubblicato su MicoPonte, Anno 2022 n. 14: 37-45

 

Introduzione

In questo contributo viene trattato un taxon esotico, tipico e molto diffuso nei paesi extraeuropei quali la parte meridionale del Nord America, l’America centrale, l’America del sud, l’Africa, il Madagascar, l’Oceania fino alle isole del Pacifico [Brunelli, 2009]. Alla luce dei numerosi ritrovamenti degli ultimi anni, possiamo affermare che questa specie sia solita fruttificare in maniera abbondante e con una certa frequenza nella zona costiera della Sicilia orientale, un fenomeno che nella nostra regione si può ad oggi riscontrare per numerose altre specie ad analoga tipicità.

Chlorophyllum molybdites ha una conformazione morfologico-strutturale molto simile a tutte leMacrolepiota del gruppo rhacodes, oggi inserite nel genere Chlorophyllum, ma in particolare la somiglianza è condivisa con la più nota Macrolepiota procera, buon commestibile, con la quale viene facilmente confusa dai cercatori meno esperti. La confusione può essere pericolosa in quanto C. molybdites è specie tossica che causa un tipo di sindrome definita Morgana (1). Il suo primo ritrovamento per l’Europa, avvenuto in ambiente naturale e ampiamente documentato,

risale all’anno 2005 e fa riferimento a sporofori ritrovati in Sicilia, nel territorio del comune di Mascali, in provincia di Catania [Signorino, 2006a, 2006b; Signorino, 2015a, 2015b]. La prima intossicazione dovuta al suo consumo viene registrata nell’anno 2014 e coinvolge due persone (madre e figlio), ricoverate per le cure del caso presso l’Ospedale di Giarre (CT) [Signorino, 2015a, 2015b].

Genere Chlorophyllum Massee

Bull. Misc. Inf. Kew (n. 138): 135 (1898)

Il genere, la cui specie tipo è Chlorophyllum molybdites (G. Mey.) Massee, ospita sporofori più o meno carnosi, di taglia medio-grande [La Chiusa, 2013], a portamento lepiotoide che, come già detto, nell’aspetto morfo-cromatico generale manifestano notevoli similarità con le diverse specie del genere Macrolepiota Singer, in particolare con quelle appartenenti al gruppo rhacodes. I rappresentanti di questo genere presentano le seguenti caratteristiche:

Cappello di medio-grandi dimensioni, conformazione inizialmente subglobosa, tendente ad appiattirsi verso la maturazione, superficie biancastra ricoperta da squamule di colore bruno.

Imenoforo a lamelle inizialmente bianco-crema, poi, verso la maturazione, tendenti ad

assumere una colorazione verdastra, inserite in un collarium. Sporata verde.

Gambo centrale, fibroso, fistoloso, superficie liscia da bianco a bruno più o meno scuro, bulboso alla base.

Anello membranoso, scorrevole sul gambo.

Nel tempo, all’interno di questo genere, sono state ricombinate numerose specie già appartenute al genere Macrolepiota come, ad esempio, M. venenata Bon, M. rhacodes (Vittad.) Singer [Maletti, 2016; IF, 2021; MB, 2021], M. brunnea (Farl. & Burt) Wasser, M. oliveri (Barla) Wasser [IF, 2021; MB, 2021]. La ricombinazione delle varie specie dal genere Macrolepiota al genere Chlorophyllum si è resa necessaria soprattutto per la diversa colorazione della sporata: bianca nel primo, verde nel secondo [Maletti, 2016]. Inoltre, l’autonomia dei due generi è supportata anche dai risultati delle analisi filogenetiche pubblicate in diversi studi come ad esempio in Lebel & Syme (2012).

 

Chlorophyllum molybdites (G. Mey.) Massee

Bull. Misc. Inf., Kew (no. 138): 136 (1898)

Basionimo: Agaricus molybdites G. Mey., Prim. fl. esseq.: 300 (1818).

Etimologia: Chlorophyllum deriva dal greco chlorόs = verde e da phýllon = foglia (lamella), ovvero con le lamelle verdi, con espresso riferimento al colore che assumono le lamelle a maturità; molybditesderiva dal greco mólybditis = piombo, ovvero del colore del piombo, plumbeo, con riferimento al colore dello sporoforo nel suo insieme [Acta Plantarum, 2021].

Posizione sistematica: divisione Basidiomycota R.T. Moore, classe Agaricomycetes Doweld, ordine Agaricales Underw., famiglia Agaricaceae Chevall., genere Chlorophyllum [IF, 2021; MB, 2021].

 

Principali sinonimi:

≡ Lepiota molybdites (G. Mey.) Sacc., Syll. fung. (Abellini) 5: 30 (1887)

≡ Mastocephalus molybdites (G. Mey.) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig) 2: 860 (1891)

≡ Leucocoprinus molybdites (G. Mey.) Pat., Bull. Soc. mycol. Fr. 29: 215 (1913)

≡ Macrolepiota molybdites (G. Mey.) G. Moreno, Bañares & Heykoop, Mycotaxon 55: 

467 (1995)

Chlorophyllum esculentum Massee, Bull. Misc. Inf., Kew (no. 138): 136 (1898)

Mastocephalus morganii (Peck) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig) 2: 860 (1891)

≡ Lepiota morganii (Peck) Sacc., Syll. fung. (Abellini) 5: 31 (1887)

≡ Agaricus morganii Peck, Bot. Gaz. 4(3): 137 (1879)

Agaricus congolensis Beeli, Bull. Soc. R. Bot. Belg. 61(1): 92 (1928)

 

Descrizione macroscopica

Cappello di medio-grandi dimensioni, inizialmente globoso, subgloboso poi, verso la maturità, piano-convesso ed infine espanso, con largo umbone ottuso di colore ocra; margine inizialmente involuto, poi regolare, leggermente striato, a volte con residui del velo parziale. Cuticola asciutta,

negli esemplari immaturi, quando il cappello è subgloboso, di colore grigio-bruno più scuro nella zona discale, successivamente, con cappello appianato, crema-biancastro dissociata in placche grandi di colore bruno concentrate nella zona discale, diradanti verso il margine dove assumono la conformazione di piccole scaglie facilmente asportabili. Imenforo a lamelle, fitte, libere al gambo, inserite in un collarium, intervallate da numerose lamellule, inizialmente di colore bianco-crema, poi, verso la maturazione, grigio-verdastre ed infine verde-brunastre, tendenti ad assumere toni rossastri allo sfregamento. Spore in massa verdastre. Gambo centrale, slanciato, cilindrico, bulboso alla base, fistoloso all’interno, liscio, biancastro al di sopra dell’anello e nella parte bassa, grigio-bruno nella zona centrale, tendente a divenire sempre più scuro con la maturazione. Anello ampio, persistente, supero, doppio, scorrevole, bianco con sfumature verdastre nella pagina superiore a causa del deposito sporale. Carne tenera e molle nel cappello dove si presenta di colore crema, fibrosa nel gambo ove presenta colore brunastro; immutabile al taglio nel cappello, arrosante nella parte bassa del gambo. Odore leggero, gradevole, sapore dolce.

 

Inonotus tamaricis superficie sterile
Chlorophyllum molybdites – Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis superficie fertile
Chlorophyllum molybdites – Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis carpofori maturi
Chlorophyllum molybdites – Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis vecchio esemplare
Chlorophyllum molybdites – Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis superficie sterile
Chlorophyllum molybdites – Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis superficie fertile
Chlorophyllum molybdites – Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis carpofori maturi
Chlorophyllum molybdites – Foto Angelo Miceli
 

Habitat

Specie tipicamente autunnale, a nutrizione saprotrofa, cresce sui litorali, in terreni sabbiosi ma anche sulle spiagge, aiuole, ville, prati, giardini, agrumeti, uliveti ecc.. 

Commestibilità

tossico, causa grave sindrome gastrointestinale identificata come sindrome Morgana. 

 

Caratteri differenziali e specie simili

Anche se facilmente confondibile con esemplari appartenenti allo stesso genere o al genere Macrolepiota, un attento esame dei particolari appresso riportati rende più facile la determinazione evitando pericolose confusioni. Cappello poco squamettato, con placche larghe concentrate nella zona discale e diradate al margine; gambo liscio, privo di ornamentazioni, grigio-bruno sempre più scuro verso la maturazione, bulboso; lamelle verdastre in fase di maturazione; carne arrossante al taglio.

 

Specie simili

• Chloroplyllum brunneum (Farl. & Burt) Vellinga

[sinonimi: Macrolepiota brunnea (Farl. & Burt) Wasser; M. rhacodes var. bohemica (Wichanský) Bellù & Lanzoni]

Differisce per il cappello decorato da squame di dimensioni maggiori; per le lamelle bianche, mai verdastre; per il gambo caratterizzato da un grosso bulbo marginato alla base; per l’anello semplice.

 

  • Chlorophyllum rhacodes (Vittad.) Vellinga

[sinonimo: Macrolepiota rhacodes (Vittad.) Singer]

Differisce per il cappello con grandi squame poligonali irregolari; per il margine del cappello debordante; per le lamelle bianche, mai verdastre; per il gambo con bulbo ingrossato e non marginato ma con analogo anello doppio; per la carne fortemente virante al rosso.

 

  • Macrolepiota procera (Scop.) Singer

Specie commestibile, ricercata ed apprezzata per le buone qualità organolettiche

che, anche se presenta caratteristiche morfo-cromatiche ben determinanti, può essere facilmente confusa con C. molybdites specialmente dai cercatori meno esperti. Differisce per il notevole sviluppo del carpoforo, sia con riferimento alle dimensioni del cappello, sia a quelle del gambo; per il cappello caratterizzato da tipico umbone liscio e dalla presenza di grosse squame concentriche nella zona marginale; per le lamelle di colore bianco, bianco-crema con riflessi rosati, tendenti a scurire verso il brunastro negli esemplari maturi ma mai con colorazione o riflessi verdastri o verde-brunastri; per il gambo che, anche se munito di similare anello doppio e scorrevole, è sempre decorato da caratteristiche zigrinature che spesso lo ricoprono per intero, estendendosi dal bulbo fino alla zona sottoanulare (liscio in C. molybdites); per la carne bianca immutabile al taglio o appena rosata negli esemplari maturi, mai arrossante nel gambo come in C. molybdites; per l’habitat di crescita che la vede tipica degli ambienti boschivi o delle radure al limitare del bosco.

 

Amanita vittadinii
Chlorophyllum brunneum – Foto Carmelo Di Vincenzo
Chlorophyllum rhacodes – Foto Nino Fiocco
Chlorophyllum rhacodes – Foto Nino Fiocco
Amanita vittadinii
Macrolepiota procera – Foto Angelo Miceli

 

Diffusione territoriale, note e curiosità

Questa specie, originaria delle aree tropicali e subtropicali, risulta rara in Italia, ma bene ambientata e diffusa in Sicilia dove da numerosi anni fruttifica in maniera abbondante nel litorale jonico nella provincia di Catania estendendo il proprio raggio di fruttificazione anche nel territorio messinese, sia nella zona jonica sia in quella tirrenica ove viene ritrovata sempre più spesso in numerosissimi esemplari.

Ancora oggi, nonostante siano passati 17 anni dalla prima segnalazione sul territorio siciliano, numerosi testi di micologia che trattano specie del nostro territorio nazionale continuano a non considerarla affatto o a trattarla marginalmente come specie genericamente rara [Signorino, 2015a, 2015b], di fatto sottovalutandone la pericolosità.

In effetti, negli ultimi anni, i ritrovamenti, specialmente nel territorio siciliano, si sono fatti sempre più frequenti e sempre più abbondanti, estendendosi, come precisato da Signorino (2015a), dalla “ghiaia del litorale jonico” della provincia di Catania, “ad aiuole cittadine, a giardini privati, dalla collina alle zone pedemontane; in terreni erbosi con presenza di Plantago lanceolataDichondra repensSetaria glauca, accanto ad alberi di ulivo, pini o a piante esotiche come Ceiba speciosa”. Recentemente, numerose fruttificazioni sono state segnalate anche in provincia di Messina, configurando, quindi, la presenza della specie come costante ed invasiva nel territorio siciliano.

Il nostro recente ritrovamento fa riferimento a numerosi esemplari in diverse fasi di sviluppo in Contrada Ciantro nel territorio di Milazzo (ME), nell’aiuola di un parco giochi con colture arboree ornamentali di Schinus molle (falso pepe).

Ufficialmente, la presenza della specie nel territorio siciliano viene segnalata solo in data 29.10.2021, dalla Regione Siciliana - Assessorato Regionale alla Salute - con nota Protocollo n. 45000, inviata alle AA. SS. PP., agli Ispettorati Micologici ed alle Associazioni Micologiche delle Regione Siciliana.

Non vogliamo assumere un atteggiamento polemico in merito a questa tardiva comunicazione, ma non possiamo fare a meno di condividere il parere del micologo Carmelina Signorino, che dalle pagine del quotidiano “La Sicilia” (31 ottobre 2021) evidenzia: “Fa riflettere che il Ministero della Salute “scopra” solo ora, dopo 16 anni, la sua presenza in Sicilia” 

 

Inonotus tamaricis superficie sterile
Protocollo dell’Assessorato alla salute della Regione Siciliana che segnala la presenza di Chloroplyllum molybdites.
Inonotus tamaricis superficie fertile
Segnalazione della presenza di Chloroplyllum molybdites sul giornale La Sicilia.
 
 

 

Ringraziamenti

Un grazie particolare va rivolto all’amico Filippo Gabriele La Rosa per la cortese e gradita segnalazione della fruttificazione della specie in località Ciantro del Comune di Milazzo (ME); alla Dott.ssa Carmelina Signorino per la nutrita bibliografia fornita con riferimento ai suoi numerosi contributi in merito alla presenza di C. molybdites in Sicilia; agli amici Carmelo Di Vincenzo e Nino Fiocco per avere cortesemente fornito, autorizzandone la pubblicazione, le foto relative a Chlorophillum brunneum e C. rhacodes, utilizzate a corredo del presente contributo.

 

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  1. Sindrome Morgana, conosciuta anche come Morganismo, è una sindrome a breve latenza che causa disturbi gastrointestinali di notevole entità. I sintomi dell’intossicazione si presentano tra 30 minuti e 2 - 4 ore dal consumo [Assisi et al., 2008; Della Maggiora & Pera, 2021], si manifestano con disturbi intensi e persistenti quali, ad esempio: pesantezza gastrica, nausea, conati di vomito ripetuti e violenti spesso accompagnati da emissione di sangue, coliche addominali con violente scariche diarroiche spesso sanguinolente, difficoltà respiratoria, vertigini, sudorazioni, riduzione delle capacità di ragionamento, crampi muscolari, colorito subitterico della cute, tachicardia, ipercromia delle urine, ipersecrezione lacrimare e salivale [Brunelli, 2009]. A volte si manifesta anche cianosi labiale e linguale. Il recupero è totale anche senza l’ausilio di una terapia specifica [Della Maggiora & Pera, 2021]. La denominazione della sindrome Morganismo, trova origine in uno dei sinonimi della specie responsabile dell’intossicazione: Lepiota morganii [Assisi et al., 2008].

 

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Bibbliografia

  • Assisi Francesca, Balestreri Stefano, Galli Roberto, 2008: Funghi velenosi. Edit. dalla Natura, Milano. I

  • Brunelli Ermanno, 2009: Le sindromi emergenti. In Follesa P., 2009: Manuale tecnico pratico per indagini su campioni fungini. A.M.B., Fondazione Centro Studi Micologici Trento: 77-79. Trento. I

  • Della Maggiora Marco, Pera Umberto, 2021: Funghi in Toscana. AGMT (Associazione Gruppi Micologici Toscani). La Pieve Poligrafica, Villa Verrucchio (RN), I

  • La Chiusa Lillo, 2013: Funghi Agaricoidi. Vol. 1. Ander Editore, Monza. I

  • Lebel T. & Anna S., 2012: Sequestrate species of Agaricus and Macrolepiota from Australia: new species and combinations and their position in a calibrated phylogeny. Mycologia 104(2): 96-520.

  • Maletti Marco, 2016: Due Macrolepiota spostate nel Genere Chlorophyllum. Micologia nelle Marche, Bollettino del C.A.M.M. (Coordinamento Associazioni Micologiche delle Marche) Anno X (2): 11-15.

  • Signorino Carmelina, 2006a: Un fungo esotico sulla spiaggia del litorale jonico: una lepiota… dalle lamelle verdi. Rivista di Micologia Siciliana 1: 35-42.

  • Signorino Carmelina, 2006b: Segnalazione del ritrovamento in Sicilia di Chlorophyllum molybdites. Bollettino Gruppo Micologico Bresadola-Nuova Serie. BGMB 49((1-3): 95-100

  • Signorino Carmelina, 2015a: Segnalazione della prima intossicazione da Chlorophyllum molybdites in Italia. Rivista di Micologia Anno LVIII (3): 245-252. Trento. I

  • Signorino Carmelina, 2015b: Chlorophyllum molybdites: un fungo infestante e pericoloso. Rivista di Micologia Siciliana, numero speciale: 65-68.

 

Sitografia

  • IF (ultima consultazione, novembre 2021), Indexfungorum database. www.indexfungorum.org

  • MB (ultima consultazione, novembre 2021), Mycobank database. Fungal databases, Nomenclature e Special Banks. www.mycobank.org

 

 

 


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