Amanita rubescens Pers. (1797)

Specie elegante, dalle dimensioni, a volte, considerevoli e dall’aspetto accattivante, comunemente conosciuta su tutto il territorio nazionale con la denominazione volgare di “Tignosa vinata” attribuitale per la caratteristica proprietà della carne di virare al rosso-vinoso. Anche se presenta un aspetto molto mutevole nella forma, nella taglia e nelle tonalità cromatiche, risulta, in ogni caso, riconoscibile con una certa facilità anche da parte dei cercatori meno esperti.

Genere Amanita Pers.

Tent. disp. meth. fung. (Lipsiae): 67 (1797)

Il genere, la cui specie tipo è A. muscaria, ospita sporofori di medio-grandi dimensioni,

eterogenei, caratterizzati da cappello convesso sul quale, spesso, si trovano residui velari, con margine liscio o tipicamente striato; lamelle libere; gambo più o meno ingrossato alla base, con presenza o assenza di anello; con volva basale; sporata in massa bianca. Si conoscono specie di ottima qualità e altre, non poche, velenoso-mortali la cui ingestione provoca sindromi tossiche di varia natura: sindrome falloidea, panterinica, muscarinica, emolitica ecc. [Miceli, 2019].

In merito alla particolare e caratteristica crescita degli sporofori, alla formazione dei residui velari ed alle caratteristiche specifiche del genere, per eventuali approfondimenti, si rimanda il lettore ad un nostro precedente lavoro pubblicato su questo stesso sito web [Miceli & Di Vincenzo, 2021].

Il Genere viene suddiviso, al fine di ottenere gruppi sempre più omogenei, in Sottogeneri e Sezioni. Nello specifico A. rubescens viene posizionata nella Sezione Validae del Sottogenere Lepidella[Neville & Poumarat, 2004; Galli, 2007; Morini et al., 2020].

Sottogenere Lepidella (Gilbert) Vesely

Il sottogenere ospita sporofori di medio o medio-grandi dimensioni che, a seconda delle varie specie e delle caratteristiche comuni diverse, trovano posto in Sezioni diverse. Presentano le seguenti caratteristiche: Velo generale a struttura sferico-vescicolosa che gli conferisce un aspetto friabile e fioccoso. Cappello inizialmente carnoso ma ben presto di consistenza tenera, con margine regolare, intero, privo di residui velari appendicolari. Cuticola separabile, a seconda della specie di appartenenza, da poco vischiosa a non vischiosa, asciutta, liscia, ricoperta da numerosi residui del velo generale che, sempre secondo la specie di appartenenza, si presentano sotto forma di verruche detersili, più o meno acuminate o più o meno appiattite oppure piramidali e sempre in rilievo o sottoforma di placche più o meno larghe e appiattite. Imenoforo a lamelle, più o meno fitte, libere al gambo, intervallate da lamellule, inizialmente bianche, tendenti, in alcune specie, verso la maturità, ad assumere colorazioni giallognole o a macchiarsi di tinte rossastre. Gambo, sempre a seconda della specie e della Sezione di appartenenza, cilindrico, centrale, inizialmente pieno all’interno, poi midolloso, con grosso bulbo basale, radicante, a volte bulboso, quasi liscio o ricoperto di scaglie o residui fioccosi. Anello supero, ampio, persistente, a volte bambagioso e presto fugace. Volva aderente e farinosa, dissociata in piccole perle concentriche o in squame verrucose o fioccose posizionate nella zona soprastante il bulbo basale. Carne arrossante o appena imbrunente per alcune specie, o bianca e generalmente immutabile altre. Spore, sempre secondo la specie e la Sezione di appartenenza, da ellittiche a ovoidali-ellittiche, sempre amiloidi, da bianche a biancastre in massa [Galli, 2007].

Sezione Validae (Fries) Quelet

La Sezione ospita sporofori di medio o medio-grandi dimensioni, caratterizzati da Velo generale friabile, fioccoso, composto in prevalenza da ife formate da cellule globose, subglobose o arrotondate. Cappello inizialmente carnoso ma ben presto di consistenza tenera, con margine regolare, intero, privo di residui velari appendicolari. Cuticola separabile, da poco vischiosa a non vischiosa, asciutta, liscia; ricoperta da numerosi residui del velo generale che si presentano sotto forma di verruche detersili, più o meno acuminate o più o meno appiattite. Imenoforo a lamelle più o meno fitte, intervallate da lamellule inizialmente di colore bianco. Gambo centrale, cilindrico, sempre con bulbo basale, inizialmente pieno poi, verso la maturazione, midolloso (così quando la struttura interna comincia a degradarsi progressivamente). Anello supero, ampio, membranoso e persistente. Volva farinosa, aderente al gambo, a volte, in alcune specie, dissociata in perline concentriche posizionate al di sopra del bulbo. Carne bianca, a volte arrossante o leggermente imbrunente. Carne a volte arrosante o leggermente imbrunente. Spore ialine (trasparenti, prive di colore), bianche in massa, a forma ellittico-ovoidale, amilodi (quando a contatto con soluzioni a base di iodio come, ad esempio, il reattivo di Melzer, assumono una colorazione bluastra più o meno intensa).

Amanita rubescens Pers., nom. sanct.

Tent. disp. meth. fung. (Lipsiae): 67 (1797)

Basionimo: Amanita rubescens Pers. (1797)

Autore sanzionante: Fries, Syst. mycol. 1: 18 (1821)

Accentazione: Amaníta rubéscens

Etimologia: Amanita, dal greco ἀμᾱνῖται (amanìtai), appellativo utilizzato dagli antichi greci riferito a specie fungine mangerecce rinvenute sul monte Ἄμᾱνoς (Amanòs) nella Turchia asiatica; rubescens dal latino rubesco diventare rosso con riferimento al viraggio della carne.

Posizione sistematica: Classe Basidiomycetes, Ordine Amanitales, Famiglia Amanitaceae, Genere Amanita, Sottogenere Lepidella, Sezione Validae [Galli, 2007].

Principali sinonimi:Agaricus rubescens (Pers) Fr. (1821); Limacium rubescens (Pers.) J. Schröt. (1889); Amplariella rubescens (Pers.) E.-J. Gilbert (1940); Agaricus verrucosus Bull. (1787); Agaricus magnificus Fr. (1857); Amanita magnifica (Fr.) Gillet (1874); Lepiota magnifica (Fr.) P. Karst.(1879).

Nomi volgari: Amanita vinata, Agarico rosseggiante [Bonazzi, 2003], Amanita rosseggiante [Bonazzi, 2003; Morina et al., 2020], Tignosa vinata [Bonazzi, 2003; Buda, 2017].

Nomi dialettali: Funciu di cerza [Buda, 2017]; Funciu pelis [La Spina, 207]; Funciu vinusu, nomi dialettali in uso nel territorio siciliano.

Descrizione macroscopica

 

Inonotus tamaricis superficie sterile
Amanita rubescens
Inonotus tamaricis superficie fertile
Amanita rubescens
Inonotus tamaricis carpofori maturi
Amanita rubescens
Inonotus tamaricis vecchio esemplare
Amanita rubescens
Inonotus tamaricis superficie sterile
Amanita rubescens
Inonotus tamaricis superficie fertile
Amanita rubescens
Inonotus tamaricis carpofori maturi
Amanita rubescens
Inonotus tamaricis vecchio esemplare
Amanita rubescens

Cappello di medio-grandi dimensioni, può raggiungere anche 15 – 18 cm di diametro, inizialmente emisferico, poi, verso la maturazione, convesso e, infine, appianato-disteso, a volte depresso; margine intero, inizialmente ottuso, poi regolare, a volte leggermente lobato; cuticola separabile, asciutta a tempo secco, vischiosa a tempo umido, leggermente eccedente, integra, liscia, colore variabile da crema-rosato a rossastro più o meno marcato fino a bruno-rosso-vinoso con riflessi brunastri nella zona centrale e macchie vinose sparse, inizialmente totalmente ricoperta da verruche più o meno ampie, irregolarmente a rilievo o più o meno appiattite, di consistenza farinosa, detersili, di colore grigiastro, grigio-brunastro. Imenoforo a lamelle fitte, intercalate da lamellule tronche di diversa lunghezza, sottili, libere al gambo, bianche, leggermente macchiate di rosso a maturità o al tocco. Spore in massa bianche. Gambo centrale, cilindrico, robusto, inizialmente pieno poi farcito (così quando, verso la maturazione, la struttura interna comincia a diventare meno compatta) svasato all’apice, con bulbo basale da sferico-ovoidale a napiforme, a volte anche radicante, ricoperto da una fine pruina nella parte superiore, fioccoso nella zona centrale ed inferiore, colore bianco con piccole macchie rosa-vinoso nella parte alta, biancastro sfumato di rosa-vinoso più o meno carico altrove.Anello supero posizionato nella zona medio-alta del gambo, persistente, membranoso, ampio, fioccoso al bordo, striato nella pagina superiore, farinoso in quella inferiore, da biancastro a rosato. Volvafriabile, aderente al bulbo, indistinta, dissociata in perline fioccose grigio-brunastre disseminate irregolarmente nella zona soprastante il bulbo. Carne soda negli esemplari giovani, molle ed acquosa in quelli maturi, colore bianco virante al rosa-vinoso nelle parti erose e alla base del gambo. Odore debole, sapore gradevole.

Habitat

Da fine primavera ad autunno anche inoltrato, a tipica crescita gregaria, anche in diversi esemplari, ubiquitaria, sia in boschi di latifoglie: Castanea sativa (castagno), Quercus suber (sughera); Quercus ilex (leccio), sia in boschi di conifere: Picea abies (peccio) e Pinus (pini) sp. pl.

Commestibilità: commestibile dopo adeguata cottura, contiene tossine termolabili (1). Deve essere consumata solo dopo essere stata bollita con eliminazione dell’acqua di cottura. Tossica se consumata cruda o poco cotta, provoca sindrome emolisinica (2) [Della Maggiora & Pera, 2021].

Caratteri differenziali

Specie di facile determinazione, si distingue per il portamento robusto e per le grandi dimensioni; per i colori bruno-rossastri del cappello; per il viraggio al rosso-vinoso della carne; per le verruche sul cappello di colore grigio, grigio-brunastro, mai di colore bianco; per l’anello persistente, pendulo; per il viraggio della carne al rosa-vinoso; per la volva dissociata in perline.

Forme e varietà

La particolare caratteristica della sua mutabilità sia nell’aspetto, sia e soprattutto nella diversificazione cromatica, ha favorito la creazione di diverse forme e varietà, tutte, in ogni caso, molto discutibili e probabilmente legate alle condizioni ambientali di crescita [Galli, 2007]. Ci soffermiamo su quelle maggiormente riportate in letteratura:

  • Amanita rubescens f. Alba (Coker) Sartory & L. Maire (1922)

Perfettamente uguale nella conformazione morfologico-strutturale, differisce per il colore totalmente bianco di ogni sua parte.

  • Amanita rubescens Var. Annulosuphurea (Gillet) J. E. Lange (1915)

Differisce per il portamento meno robusto; gracile, per la colorazione meno intensa; per la presenza di anello giallo.

Specie simili

  • Amanita pantherina (DC.) Krombh. (1846)

Specie tossica, può facilmente indurre in errori di determinazione i raccoglitori poco esperti. Differisce per le verruche sul cappello sempre bianche; per le striature al margine del cappello; per la volva circoncisa e ben individualizzata; per la carne bianca e immutabile; per le dimensioni minori.

  • Amanita franchetii (Boud.) Fayod (1889)

È la specie che presenta maggiori similarità dal punto di vista morfo-cromatico. Differisce per il colore del cappello su toni beige-olivastri; per le verruche di colore giallastro; per l’anello giallastro con fiocchetti gialli al margine; per la carne bianca, immutabile e priva di tonalità rossastre; per la volva che, pur presentandosi analogamente dissociata in perline fioccose, è di colore giallo-grigiastro; per il portamento meno massiccio.

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  1. Tossine termolabili: (eliminabili con il calore) quando la struttura chimica delle tossine può essere modifica con il calore. Portando i funghi ad una temperatura di circa 70-80 gradi centigradi per un tempo prolungato, circa 20-30 minuti, le tossine in essi contenute modificano la loro struttura chimica divenendo prive di tossicità e inoffensive per l’organismo umano. Ne consegue che alcune specie di funghi, ritenute tossiche da crude, possono essere regolarmente consumate dopo adeguata cottura [Miceli, 2016].

  2. Sindrome emolisinica o emolitica: si tratta di sindrome a breve latenza (quando i sintomi dell’intossicazione si manifestano entro 6 ore dell’ingestione dei funghi) che si manifesta, generalmente entro poche ore dal consumo dei funghi provocando disturbi gastroduodenali seguiti da oliguria, pallore, anemia, emoglubinuria, ittero emolitico [Milanesi, 205]. Il principio tossico è costituito dalle emolisine, tossine che vengono rese inattive con la bollitura e la successiva eliminazione dell’acqua di cottura, che hanno la proprietà di provocare la lisi degli eritrociti [Milanesi, 2015].

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Foto: Angelo Miceli

Tavola micologica: Gianbattista Bertelli, gentilmente concesse dal figlio Aldo che si ringrazia per la consueta disponibilità.

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Bibliografia citata

  • Bonazzi Ulderico, 2003: Dizionario dei nomi volgari e dialettali dei funghi in Italia e nel Canton Ticino. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I

  • Buda Andrea, 2017: I Funghi degli Iblei. Vol. 2. A.M.B. Gruppo di Siracusa. Siracusa. I

  • Della Maggiora & Pera Umberto, 2021: Funghi in Toscana. AGMT (Associazione Gruppi Micologici Toscani). La Pieve Poligrafica, Villa Verrucchio (RN), I

  • Galli Roberto, 2007: Le Amanite. 2^ edizione. Edit. dalla Natura, Milano. I

  • La Spina Leonardo, 2017: Funghi di Sicilia Atlante illustrato. Tomo I. Eurografica, Riposto (CT). I

  • Miceli Angelo, 2019: Amanita porrinensis, una specie rarissima ritrovata sui Monti Peloritani.Micoponte – Bollettino del Gruppo Micologico Massimiliano Danesi, n. 12: 27-33. Ponte a Moriano (LU). I

  • Miceli Angelo, Di Vincenzo Carmelo, 2021: Amanita verna, bella, subdola, mortale. https://www.adset.it/articoli/angelo-miceli/646-amanita-verna-bella-subdola-mortale

  • Milanesi Italo, 2015: Conoscere i funghi velenosi e i loro sosia commestibili. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I

  • Morini Stefano, Illice Mirko, Todeschini Renato, 2020: Atlante dei macromiceti della famiglia Amanitaceae nella provincia di Bologna. Edizioni Tipoarte, Ozzano dell’Emilia (BO). I

  • Neville Pierre, Poumarat Serge, 2004: Amanitae. Amanita, Limacella & Torrendia. Fungi Europaei 9. Edizioni Candusso, Alassio (SV) - I.

Bibliografia di approfondimento

  • A.G.M.T. (Associazione Gruppi Micologici Toscani), 2013: Io sto con i Funghi. 2^ Edizione. La Pieve Poligrafica, Villa Verucchio (RN). I

  • Bettin Antonio, 1971: Le amanite. L.E.S. Libreria Editrice Salesiana, Verona. I

  • Boccardo Fabrizio, Traverso Mido, Vizzini Alfredo, Zotti Mirca, 2008: Funghi d’Italia. Zanichelli, Bologna (ristampa 2013)

  • Foiera Fabio, Lazzarini Ennio, Snabl Martin, Tani Oscar, -1993, Funghi Amanite. Calderini edagricole, Bologna. I

  • Illice Mirko, Tani Oscar, Zuccherelli Adler, 2011: Funghi velenosi & commestibili. Manuale macro-microscopico delle principali specie. Tipoarte Industrie Grafiche. Ozzano Emilia (BO). I

  • Oppicelli Nicolò, 2020: Funghi in Italia. Erredi Grafiche Editoriali. Genova. I

  • Papetti Carlo, Consiglio Giovanni, Simonini Giampaolo, 2004: Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, Vol. 1 (seconda ristampa). A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I

Sitografia

Credits:

  • Foto: Angelo Miceli.
  • Tavole micologiche: Gianbattista Bertelli 

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