Tricholoma sulphureum (Bull. : Fr.) P. Kumm (1871)

Un basidiocarpo di medie dimensioni che si lascia facilmente notare per il colore totalmente giallo che gli conferisce un aspetto particolarmente attraente che contrasta apertamente con l’odore solforoso, intenso e repellente: Tricholoma sulphureum é solito fruttificare nel periodo autunnale, in forma singola o gregaria, indifferentemente nei boschi di conifere e latifoglie, viene posizionato, anche se in maniera informale con l’intento di fornire a quanti si avvicinano allo studio del genere una chiave di determinazione facilitata, nel “Gruppo dei “Tricholoma gialli”.(1)

 

Genere Tricholoma (Fr. : Fr.) Staude (1857) 

tratto da Miceli [2020 (107): 18-24]

Al genere, la cui specie tipo è T. equestre, appartengono funghi terricoli, omogenei (quando cappello e gambo sono formati da struttura cellulare similare tanto che risulta difficile il distacco tra le due parti), carnosi, con portamento generalmente robusto detto, appunto, tricholomoide, legati in simbiosi ectomicorrizica (quando le ife fungine si attorcigliano attorno alle radici degli alberi formando un manicotto ifale detto micoclena) con specie arboree diverse sia di conifere sia di latifoglie. Le numerose specie appartenenti al Genere sono caratterizzate da: Cappello viscido o asciutto, generalmente con fibrille radiali, a volte con squame o scaglie più o meno regolari, in alcune specie umbonato; inizialmente emisferico-convesso, poi, verso la maturazione, piano-convesso, con orlo liscio o scanalato, generalmente più o meno involuto negli esemplari giovani, disteso e sottile in quelli maturi. La colorazione, a seconda del genere, ruota su quattro colori fondamenti con sfumature e tinte di transizione: Bianco, dal bianco puro al crema-avorio. Giallo, dal colore paglia al giallo vivo, giallo-olivastro fino al verde oliva. Bruno-Marrone, con le numerose sfumature intermedie dal bruno-chiaro, beige, nocciola, bruno-rosato, bruno-castano, bruno-fulvo, bruno-rossiccio fino al bruno-nerastro. Grigio, dal grigio-acciaio al grigio-topo, al grigio-nerastro fino a nero-nerastro o nero [Riva, 1988 - Galli, 2005]. Imenoforo a lamelle adnate, uncinate, smarginate, decorrenti per un dentino (quando prima di unirsi al gambo formano una piccola ansa concava), mediamente fitte ed intercalate da lamellule (struttura similare alle lamelle che si interpone tra le lamelle stesse, con dimensioni minori. Ha origine dal margine del cappello e si interrompe prima di giungere al gambo), in alcune specie molto spaziate, colore variabile dal bianco-biancastro al grigio, grigio-verdognolo al giallo più o mento intenso. Spore in massa di colore bianco-biancastro. Gambo centrale, generalmente cilindrico, in alcune specie globoso-ventricoso, bulboso o dilatato alla base, a volte radicante; superficie asciutta, liscia, in alcune specie pruinosa, forforacea, punteggiata, granulosa; colore uniforme a volte con sfumature [Miceli, 2018]. Il genere include specie di ottima qualità e molto ricercate per le proprietà organolettiche e specie tossiche responsabili di sindromi di grave entità: sindrome rabdomiolitica(2) e sindrome gastrointestinale(3) [Boccardo et al., 2013].

 

Tricholoma sulphureum (Bull. : Fr.) P. Kumm.

Führ. Pilzk. (Zerbst): 133 (1871)

Basionimo: Agaricus sulphureus Bull. 1784

Accentazione: Tricholóma sulphúreum

Etimologia: Tricholoma da greco thrikòs = pelo e loma = orlo con espresso riferimento al margine del cappello peloso, lanoso, tipico di molte specie di Tricholomasulphureum dal latino sùlphur = zolfo: sulfureo, di colore giallo zolfo con espresso riferimento al colore giallo zolfo che il carpoforo presenta in tutte le sue parti.

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Agaricales, famiglia Tricholomataceae, genere Tricholoma.

Principali sinonimi: Gymnopus sulphureus (Bull.) Gray (1821); Gyrophila sulphurea (Bull.) Quél. (1886).

Nomi volgari: Agarico zolfino [Mazza, 2018].

 

Descrizione macroscopica

 

 

Tricholoma sulphureum	Foto Antonio Contin
Tricholoma sulphureum Foto Antonio Contin
Tricholoma sulphureum	Foto Angelo Miceli
Tricholoma sulphureum Foto Angelo Miceli
Tricholoma sulphureum	Foto Angelo Miceli
Tricholoma sulphureum Foto Angelo Miceli
Tricholoma sulphureum	Foto Antonio Contin
Tricholoma sulphureum Foto Antonio Contin
Tricholoma sulphureum	Foto Angelo Miceli
Tricholoma sulphureum Foto Angelo Miceli
Tricholoma sulphureum	Foto Antonio Contin
Tricholoma sulphureum Foto Antonio Contin
Tricholoma sulphureum	Foto Angelo Miceli
Tricholoma sulphureum Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis superficie fertile
Tricholoma sulphureum Foto Angelo Miceli

Cappello di medie dimensioni, fino a 8 cm, inizialmente emisferico-convesso, poi, verso la maturazione, convesso-campanulato ed ancora piano con presenza di umbone appena accennato; cuticola asciutta, liscia, leggermente debordante, a volte pubescente, giallo-ocra, giallo zolfo, con chiazze bruno-rosate più scure nella zona discale; margine sottile, ondulato, a volte leggermente revoluto. Imenoforo a lamelle spaziate, smarginate, intervallate da numerose lamellule irregolari, giallo zolfo, imbrunenti verso la maturità. Spore in massa biancastre. Gambo centrale, cilindrico, slanciato, fragile, più o meno incurvato, leggermente ingrossato verso la base, inizialmente pieno poi fistoloso (percorso all’interno, per tutta la lunghezza, da un sottile canale) [Della Maggiora & Pera, 2021]. Carne poco consistente, molliccia nel cappello, fibrosa nel gambo, colore giallo-verdastro con debole viraggio al rosa-brunastro negli esemplari molto maturi. Odore molto pronunciato, sgradevole di gas illuminante [Riva, 1988; Papetti et al., 2004; Galli, 2005; Illice et al., 2011; Mannina, 2014; Mazza, 2018; Oppicelli, 2020; Della Maggiora & Pera, 2021]. Sapore: contrastanti sono i pareri espressi in letteratura dai numerosi autori, alcuni lo considerano sgradevole, disgustoso, simile all’odore [Riva, 1988; Papetti et al., 2004; Galli, 2005; Illice et al., 2011; Mannina, 2014; Della Maggiora & Pera, 2021], altri, invece, lo ritengono gradevole, come di nocciola [Mazza, 2018; Oppicelli, 2020]. Riteniamo opportuno, in merito, riportare integralmente l’interessante parere di Riccardo Mazza (2018: 309): “Un caso particolare è rappresentato da Tricholoma sulphureum (agarico zolfino) che possiede un inteso odore come di gas o feci (o diversamente etichettato), quasi sempre giudicato sgradevole. Ebbene, da sempre il fungo in questione à considerato non commestibile proprio a causa del suo peculiare ed intenso odore. Sebbene gravino forti sospetti di tossicità su questa specie, T. sulphureum non può essere qualificato come velenoso. Piuttosto la non idoneità al consumo di T. sulphureum è da attribuire anche ai giudizi riguardanti il suo sapore che, di riflesso - pensando all’odore - viene ‘immaginato’ come simile e, in quanto tale, disgustoso. Con vera sorpresa occorre precisare che il sapore di questo appariscente Tricholoma è molto gradevole, di nocciola acerba. Tale giudizio va consolidandosi sempre più anche fra i micologici da quando lo scrivente, in tempi non più recenti, ha voluto testarlo più volte per smentire quanto venisse indicato con troppa disinvoltura in pubblicazioni divulgative e scientifiche: altrettanto sgradevole (con illusione all’odore) / disgustoso / nauseoso / che ricorda l’odore e così via…” 

Tricholoma sulphureum – Tavola  incompiuta di Giambattista Bertelli
Tricholoma sulphureum – Tavola incompiuta di Giambattista Bertelli

Habitat: specie molto diffusa ed ubiquitaria, fruttifica da fine estate ad autunno, indifferentemente nei boschi di aghifoglie e latifoglie, dalla pianura alla montagna.

 

Commestibilità: NON commestibile sia per le caratteristiche organolettiche sia perché tossica e causa di sindrome gastrointestinale.

 

Caratteri differenziali

Facilmente riconoscibile sia per il particolare colore giallo zolfo marcato ed uniforme su tutto il carpoforo, sia per l’intenso e sgradevole odore. 

 

Specie simili

  • Tricholoma equestre (L.) P. Kumm.

Führ. Pilzk. (Zerbst): 130 (1871) 

Specie tossica, causa di sindrome rabdomiolitica, si presenta con analoga colorazione gialla, differisce per il portamento più robusto, per la carne bianca e per un lieve odore di farina fresca. 

 

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  1. [tratto da Miceli, 2020 (107): 18-24] Si è soliti ricorrere, affinché si possa pervenire ad una più facile determinazione delle numerose specie appartenenti al Genere Tricholoma, ad un raggruppamento di comodo basato sul colore del cappello dei singoli esemplari che dà origine ai seguenti quattro gruppi:

  2. Gruppo dei Tricholoma bianchi: comprende specie con colore di base bianco, bianco-crema, bianco-verdognolo. Il colore del cappello è, generalmente, bianco puro o con sfumature crema, ocracee, verdastre o giallastre. Indichiamo, a puro titolo orientativo, alcune delle specie appartenenti al gruppo: T. Album, T. pseudoalbum, T. terreum, T. columbetta, T. Albidus ed altre ancora.

  3. Gruppo dei Tricholoma grigi: raggruppa specie caratterizzate da colore di base grigio, grigio-bruno o nerastro. La colorazione si può presentare uniforme o mescolata a sfumature bianco-biancastre o bruno-azzurrognole. Appartengo al gruppo: T. filamentosum, T. terreum, T. gaupasatum, T, cingolatum, T. triste, T. potentosum e tanti altri ancora.

  4. Gruppo dei Tricholoma gialli: ospita specie caratterizzate da colori di base giallo, giallo-oliva, verde sia puri che mescolati tra di loro dando origine a numerose sfumature che oscillano tra il giallo-cromo, giallo-oliva, giallo-verdastro, verdastro, giallo aranciato. Ad esempio indichiamo: T. sulphureum, T.Sejunctum, T. equestre ecc.

  5. Gruppo dei Tricholoma bruno-marroni: caratterizzato da specie con colore di base giallo-rosato, nocciola, più o meno inteso, puro o con sfumature di gradazione diversa dal bruno-chiaro, beige, nocciola, bruno-rosato, bruno-castano, bruno-fulvo, bruno-rossiccio fino al bruno-nerastro su sfondo banco o giallastro. Fanno parte del gruppo, ad esempio, T. imbricatum, T. fulvum, T. aurantium, T. colossus ecc.

I gruppi sopra indicati costituiscono una valida “Chiave di determinazione” delle numerose specie basata sull’osservazione dei soli caratteri morfo-cromatici che si ritiene, per il genere Tricholoma, essere sufficiente senza dovere ricorrere all’esame microscopico. È opportuno, in ogni caso, sottolineare che il colore è spesso condizionato dalle mutevoli condizioni climatiche tendendo a sbiadire a tempo secco e dalle condizioni ambientali come la presenza di corpi estranei (foglie, aghi, terriccio ecc.) sul capello che ne impedisce la normale formazione della pigmentazione [Galli, 2005]. Ovviamente abbiamo voluto fornire solo delle indicazioni generiche del tutto indicative invitando il lettore che volesse approfondire l’argomento a consultare i testi indicati in bibliografia con particolare riferimento a Riva (1988) e Galli (2005). 

  1. Sindrome rabdomiolitica 

Viene inserita tra le sindromi a lunga latenza (quando gli effetti dell’intossicazione si manifestano dopo le 6 ore dall’ingestione dei funghi), il periodo di latenza varia da 24 a 72 ore.

La rabdomiolisi è una patologia che colpisce la muscolatura scheletrica e cardiaca; è provocata oltre che dall’ingestione di tossine contenute nel fungo Tricholoma equestre anche da numerosi altri fattori come traumi, sforzi eccessivi, uso di sostanze tossiche…. 

Sintomi principali: astenia, dolori muscolari, eritema facciale, sudorazione, nausea modesta senza vomito, urine scure, rossastre. Nella fase evolutiva si manifestano: iperpiressia (oltre 42° C), aritmie cardiache, miocardite acuta, aumento della dispnea, grave alterazione della funzione renale. In seguito, con la lesione e distruzione delle fibre muscolari del diaframma e del miocardio avviene il decesso. L’intossicazione evolve positivamente se il trattamento medico è tempestivo e prestato nelle prime fasi dell’insorgenza dei sintomi.

La specie responsabile è stata individuata nel Tricholoma equestre, conosciuto ed apprezzato da sempre come ottimo commestibile che, invece, si è reso responsabile di intossicazioni di grave entità, anche mortali, dopo il consumo abbondante ed in pasti ravvicinati (effetto accumulo). La casistica in materia fa riferimento ad episodi di intossicazione collettiva verificatisi in una circoscritta zona della costa atlantica della Francia interessando ben 12 persone, con evoluzione infausta per tre di esse. Il fatto è stato documentato da un gruppo di ricercatori francesi nel 2001 con una ricerca approfondita. Anche se in Italia non sono mai stati registrati casi di intossicazione da Tricholoma equestre, il consumo e la raccolta di questa specie sono stati vietati, per disposizione di legge, su tutto il territorio nazionale (Ordinanza Ministero della Salute del 20 agosto 2002) [Cfr. Assisi et al., 2008; Follesa, 2009; Milanesi, 2015].

  1. Sindrome gastrointestinale o resinoide

Viene inserita tra le sindromi a breve latenza (quando i sintomi dell’intossicazione si manifestano entro 6 ore dall’ingestione dei funghi)

Si manifesta a circa 2-3 ore dal consumo dei funghi con manifestazione di nausea, vomito, diarrea, crampi addominali, prostrazione. L’elenco delle specie responsabili è abbastanza lungo tanto da rendere difficoltosa la sua stesura, si ritiene che possa allungarsi nel tempo a seguito di ulteriori approfonditi studi che potrebbero individuare altre specie, in atto ritenute commestibili o di commestibilità non comprovata, responsabili di tossicità [Cfr. Assisi et al., 2008; Follesa, 2009; Milanesi, 2015].

 

 

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Foto: Antonio Contin, Angelo Miceli

Tavole micologiche: Gianbattista Bertelli, gentilmente concesse dal figlio Aldo

 

Bibliografia

  • Assisi Francesca, Balestreri Stefano, Galli Roberto, 2008: Funghi velenosi. Edit. dalla Natura, Milano. I

  • Boccardo Fabrizio, Traverso Mido, Vizzini Alfredo, Zotti Mirca - 2008: Funghi d’Italia. (Ristampa 2013) Zanichelli, Bologna. I

  • Della Maggiora Marco, Pera Umberto, 2021: Funghi in Toscana. AGMT (Associazione Gruppi Micologici Toscani). La Pieve Poligrafica, Villa Verrucchio (RN), I

  • Follesa Paola, 2009: Manuale Tecnico-pratico per indagini su campioni fungini. Edit. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Bagnolo Mella (BS) - I

  • Galli Roberto, 2005: I Tricolomi. dalla Natura, Milano. I

  • Illice Mirko, Tani Oscar, Zuccherelli Adler, 2011: Funghi velenosi & commestibili. Manuale macro-microscopico delle principali specie. Tipoarte Industrie Grafiche. Ozzano Emilia (BO). I

  • Mazza Riccardo, 2018: Gli odori e i sapori nei funghi. ROMAR Srl, Segrate (MI) I

  • Miceli Angelo, 2018: Tricholoma equestre (L.) P. Kumm 1871. Il Fungo, Periodico de1 Gruppo Micologico e Naturalistico “Renzo Franchi” Anno XXXVI settembre 2018 n. 2: 13-22. Reggio Emilia. I 

  • Miceli Angelo, 2020: Tricholoma portentosum (Fr. : Fr.) Quél. (1873). Passione Funghi e 

Tartufi Anno X n. 107: 18-24. Erredi Grafiche Editoriali, Genova. I

  • Milanesi Italo, 2015: Conoscere i funghi velenosi ed i loro sosia commestibili. A.M.B. 

Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I 

  • Oppicelli Nicolò, 2020: Funghi in Italia. Erredi Grafiche Editoriali. Genova. I 

  • Papetti Carlo, Consiglio Giovanni, Simonini Giampaolo, 2004: Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, Vol. 1 (seconda ristampa). A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I 

  • Riva Alfredo, 1988: Tricholoma (Fr.) Staude. Collana Fungi Europaei 3. Libreria Editrice Govanna Biella, Saronno. I

 

Sitografia

  • Acta Plantarum (ultima consultazione, novembre 2021): Etimologia dei nomi botanici e micologici ecorretta accentazione.

  • IF (ultima consultazione, novembre 2021), Indexfungorum database.

  • MB (ultima consultazione, novembre 2021), Mycobank database. Fungal databases, Nomenclature e Special Banks.

 


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