Lepiota cristata (Bolton : Fr.) P. Kumm. (1871)

E’ una delle numerose specie fungine che generalmente, considerate le sue piccole dimensioni e quindi la mancanza di attrazione verso i numerosi “funciari” in cerca di emozioni mico-gastronomiche, rimane, anche se non sempre, ignorata nel proprio habitat di crescita in attesa di compiere indisturbata il suo ciclo biologico. Lepiota cristata, specie fungina dalle piccole dimensioni, è una specie tossica a larga diffusione territoriale che causa sindrome gastrointestinale(1).

Genere Lepiota (Pers.) Gray (1821)

Il Genere, la cui specie tipo è Lepiota Clypeolaria (Bull. : Fr.) P. Kumm. (1871), ospita basidiocarpi a crescita terricola e nutrizione saprofitica che amano riprodursi su terreni ricchi di humus in associazione a foglie e residui legnosi marcescenti; sono soliti fruttificare indifferentemente nei boschi di latifoglie o di conifere, nelle radure erbose, nei prati, nei parchi e nei giardini anche nelle zone urbane. Si presentano di piccole-medio dimensioni, poco carnosi, membranacei, caratterizzati da cappello asciutto, ricoperto di piccole e minute squame; lamelle libere al gambo che si presenta centrale, cilindrico, con anello distinto ma non sempre visibile in quanto poco consistente, fragile e fugace, quindi facilmente asportabile. Hanno carne poco spessa, di colore bianco-biancastro appena virante al rosa-carnicino in alcune specie. Spore in massa di colore bianco-biancastro, lisce, prive di poro germinativo e di varie forme: fusiformi, speronate, ellissoidali, ovoidali. Il Genere enumera esclusivamente specie non commestibili, tossiche ed alcune molto velenose e pericolose in quanto, per la tipologia di tossine contenute, causano intossicazioni a lunga latenza con sintomatologia molto simile alle intossicazioni provocate da Amanita phalloides e specie affini [La Chiusa L., 2013]. 

Lepiota cristata (Bolton : Fr.) P. Kumm.,

Führ. Pilzk. (Zerbst): 137 (1871)

Accentazione: Lepiòta cristáta

Basionimo: Agaricus cristatus Bolton 1788

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Agaricales, famiglia Agaricaceae, genere Lepiota.

Etimologia: Lepiota dal greco Lepìs = squama e otòs = orecchio ovvero dal cappello squamoso [Acta Plantarum, 2020]; Cristata dal latino Cristàtus = cresta, crestato ovvero con la cresta, con riferimento all’umbone sul cappello [Buda A., 2011].

Principali sinonimi: Agaricus granulatus Schaeff. (1774); Agaricus punctatus J.F. Gmel. (1792); Tricholoma granulatum (Schaeff.) P. Kumm. (1871); Lepiotula cristata (Bolton) Locq. ex E. Horak (1968); Lepiota subfelinoides Bon & PD Orton (1985). 

Nomi volgari: Lepiota crestata

Nomi dialettali: cappiddinu, cappiddina, nomi dialettali siciliani [Buda A., 2011].

Descrizione macroscopica

Inonotus tamaricis superficie sterile
Lepiota cristata Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis superficie fertile
Lepiota cristata Foto Angelo Miceli
 
 

Cappello di piccole dimensioni (2-4 cm) e di consistenza fragile, membranaceo e poco carnoso, inizialmente campanulato ed a volte, negli esemplari giovani, con andamento similarmente trapezoidale, tendente, verso la maturazione ad appiattirsi evidenziando un umbone ottuso al centro; margine eccedente e sfrangiato; superficie asciutta di colore ocraceo, bruno-rossastra, bruno-vinoso, più scura nella zona discale che si presenta unità e circondata da numerose piccole squame, irregolarmente sparse, di colore bruno-carnicino su sfondo bianco tendenti a rimpicciolirsi, diradandosi, verso il margine. Imenoforo a lamelle fitte ed intercalate da numerose lamellule irregolari, libere al gambo, inizialmente di colore bianco poi crema-giallastro. Spore in masse bianche. Gambo cilindrico, centrale, fistoloso (quando si presenta cavo nella zona centrale), facilmente separabile dal cappello, ingrossato e bulboso alla base ove si rilevano residui miceliari cotonosi con rizomorfe di colore bianco-biancastro. Inizialmente liscio e con colorazione biancastra, tende, verso la maturazione, a scurirsi assumendo tonalità rosa-vinoso più accentuate verso la base. Anello fugace, tendente a dissociarsi rimanendo attaccato al margine del cappello, quando persistente si presenta nella parte superiore del gambo, fisso, non scorrevole, di colore bianco-biancastro. Carne sottile, fragile, esigua, crema-biancastro nel cappello più scura in corrispondenza della zona discale, bruno-vinosa nel gambo. Odore forte, penetrante, caratteristicamente simile a quello delle specie appartenenti al genere Scleroderma. Sapore acidulo, acre, sgradevole.

Habitat

Specie molto comune e diffusa, tipica del periodo estivo-autunnale. Fruttifica a gruppi anche di numerosi esemplari al limitare del bosco, nei terreni nudi e prativi, nei parchi e nei giardini anche in aree urbane.

Commestibilità

Specie tossica che può provocare intossicazioni di grave entità il cui consumo, analogamente a quello delle numerose altre specie di piccola taglia appartenenti al genere Lepiota, deve essere assolutamente evitato. E’ opportuno evidenziare che il Genere ospita numerose specie velenoso-mortali, macroscopicamente molto simili e facilmente confondibili quali, ad esempio: L. brunneoincarnata; L. brunneolilacea; L. griseovirens: L. josserandi ed altre ancora che hanno evidenziato contenere amatossine di comprovata velenosità.

Caratteri differenziali

Si riconosce principalmente per la presenza, nella zona discale del cappello, di un piccolo umbone arrotondato e ben delimitato di colore bruno-scuro circondato da numerose squamule con colorazione più chiara e contrastante con il colore biancastro della cuticola sottostante; per l’anello membranoso che a volte si dissocia in piccoli lembi che restano attaccati al margine del cappello. 

Specie simili

E’ facilmente confondibile con le numerose specie congeneri di piccola taglia dalle quali differisce macroscopicamente per piccoli particolari, necessitando, in genere, l’esame dei caratteri microscopici per una corretta determinazione. Riportiamo solamente alcune delle specie che presentano maggiore similarità: 

  • Lepiota felina (Pers.) P. Karst. (1879)

Specie velenoso-mortale per l’alto contenuto di amatossine, causa di sindrome falloieda a lunga incubazione. Differisce per il cappello caratterizzato dalla zona discale molto scura, di colore nerastro, bruno-nerastro; per l’anello di dimensioni minori e più persistente, di colore bruno-scuro nella pagina inferiore; per il gambo ricoperto, nella zona sottostante l’anello, di rade squamette di colore nerastro.

  • Lepiota clypeolaria (Bolt.) P. Kumm. (1871)

Pur presentando caratteristiche morfo-cromatiche similari, risulta facilmente differenziabile per le maggiori dimensioni, per il margine del cappello quasi sempre appendicolato e, in particolare, per il gambo che è ornato per tutta la lunghezza da una consistente fioccosità biancastra, bambagiosa che ingloba, mimetizzandolo, l’anello bianco posizionato nella parte superiore del gambo.

  • Lepiota ignivolvata Bousset & Joss. ex Joss. (1990)

Molto simile nelle caratteristiche morfo-cromatiche differisce per la presenza di un arrossamento, spesso molto evidente, alla base del gambo che è ornato nella parte inferiore da un cercine aderente e in posizione obliqua che si identifica come pseudoanello.

 

Note sulla tossicità

L. cristata, contrariamente a quanto ritenuto in tempi passati e lungamente dibattuto in maniera controversa, non contiene, come numerose altre specie congeneri, sostanze di natura velenoso-mortale riconducibili alle amatossine e/o alle fallotossine che, come ben comprovato, sono causa di sindrome falloidea a lunga incubazione con esiti spesso irreversibili. 

Recenti studi condotti su esemplari di L. cristata raccolti in Italia (Cfr. Sgambelluri R. ed altri, 2014) e in Turchia (Cfr. Yilmaz I. ed altri, 2018) hanno ampiamente dimostrato che L. cristata non è causa di avvelenamenti di tipo parafalloideo a lunga incubazione, evidenziando che la specie necessita ancora di ulteriori ed approfonditi studi intesi ad accertare l’esatta composizione ed entità dei principi tossici in essa contenuti. E’ opportuno ribadire che, in ogni caso, L. cristata viene considerata specie tossico-velenosa e che il suo consumo deve essere assolutamente evitato.     

 

 

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  1. Sindrome gastrointestinale è inserita tra le sindromi tossiche a breve latenza (quando gli effetti delle sostanze tossiche ingerite si manifestano entro 6 ore dalla ingestione dei funghi) ed è considerata una delle più frequenti. Si manifesta a circa 2-3 ore dal consumo dei funghi con manifestazione di nausea, vomito, diarrea, crampi addominali, prostrazione. L’elenco delle specie responsabili è abbastanza lungo tanto da rendere difficoltosa la sua stesura, si ritiene che possa allungarsi nel tempo a seguito di ulteriori approfonditi studi che potrebbero individuare altre specie, in atto ritenute commestibili o di commestibilità non comprovata, responsabili di tossicità [Miceli A., 2016]

 

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Bibliografia

  • Assisi Francesca, Balestreri Stefano, Galli Roberto, 2008: Funghi velenosi. dalla Natura, Milano. I
  • Brotzu Renato, Colomo Salvatore, 2009: I funghi della Sardegna. Vol. 1. Editrice Archivio Fotografico Sardo, Nuoro. I
  • Buda Andrea, 2011: I Funghi degli Iblei. Vol. 1. A.M.B. Gruppo di Siracusa. Siracusa. I
  • Candusso Massimo, Lanzoni Gianbattista, 1990: Lepiota s. l.. Collana Fungi Europaei Vol.4. Libreria Editrice Giovanna Biella, Saronno. I
  • La Chiusa Lillo, 2013: Funghi Agaricoidi, Vol. I – Agaricaceae. ANDER Editore, Monza. I
  • La Spina Leonardo – 2017: Funghi di Sicilia Atlante illustrato. Tomo I. Eurografica, Riposto (CT) – I
  • La Spina Leonardo, Signorino Carmelina, 2018: I funghi di Santo Pietro, antico bosco di Sicilia. Eurografica S. r. l. Riposto (CT). I
  • Lavorato Carmine, Rotella Maria – 2004: Funghi in Calabria. Guida per il riconoscimento delle specie. Raccolta e commercializzazione, Tutela ambientale e sanitaria. Edizioni Pubblisfera . San Giovanni in Fiore (CS). I
  • Miceli Angelo, 2016: Tra tossine e veleni. Estratto da “ADSeT- Associazione Dirigenti Scolastici e Territorio”: https://www.adset.it/articoli/angelo-miceli/373-tra-tossine-e-veleni
  • Milanesi Italo, 2015: Conoscere i funghi velenosi ed i loro sosia commestibili. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I
  • Oppicelli Nicolò, 2020: Funghi in Italia. Erredi Grafiche Editoriali, Genova. I
  • Papetti Carlo, Consiglio Giovanni, Simonini Giampaolo - 2004: Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, Vol. 1 (seconda ristampa). A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I
  • Sgambelluri R. Michael, Epis Sara, Sassera Davide, Luo Hong, Angelos Evan, Walton Jonathan, 2014: Profiling of amatoxins and phallotoxins in the genus Lepiota by liquid chromatography combined with UV absorbance and mass spectrometry. Toxins 6: 2336-2347
  • Yilmaz Ismail, Akata Ilgaz, Bakirci Sinan, Kaya Ertugrul, 2018: Lepiota cristata does not contain amatoxins or phallotoxins. Toxin Reviews, DOI: 10.1080/15569543.2017.1337034

 

Sitografia