Pleurotus eryngii (D.C. : Fr.) Quél. (1872)

 

Specie fungina a larga diffusione territoriale in special modo nelle regioni meridionali dove è comunemente conosciuta come Cardoncello, viene ricercata ed apprezzata per le sue caratteristiche organolettiche che la rendono molto versatile in cucina prestandosi bene alle diverse preparazioni ed anche alla conservazione sott’olio.

Caratteristiche, queste, sempre riconosciutele tanto che, nell’ormai lontano secolo XIX, Giuseppe Inzenga (Palermo, 1815 – 1887), padre della micologia siciliana, così, in merito, si esprimeva: “Questa specie di Agarico per le sue buone qualità mangiative è una delle specie più comuni che trovasi nei nostri mercati, e specialmente in Palermo; essa non può confondersi con nessuna specie velenosa tanto pei suoi caratteri botanici quanto per la tipicità ove suole raccogliersi” [Inzenga G., 1865].

 

Pleurotus eryngii, protagonista della nostra “Riflessione Micologica”, viene inserito nel gruppo dei funghi leucosporei (quando le spore in massa sono di colore bianco-biancastro) legandosi da saprofita (quando si nutre di sostanze morte) ai fittoni radicali di Eryngium campestre(1) pianta appartenente alla famiglia delle Umbelliferae (2) comunemente conosciuta come Calcatreppolacampestre.

 

Genere Pleurotus (Fr. : Fr.) P. Kumm. 1871

Al genere appartengono basidiomi carnosi, di medio-grandi dimensioni, omogenei (quando cappello e gambo hanno analoga struttura cellulare risultando strettamente saldati uno all’altro tanto che la loro separazione non avviene in maniera netta), caratterizzati da cappello asciutto e generalmente depresso, imbutiforme; lamelle a lungo decorrenti sul gambo che si presenta, a seconda della specie, subcentrale o fortemente decentrato, laterale ed in molte specie con crescita fascicolato-connata. Per la colorazione bianco-rosata delle spore in massa, sono ineriti nel gruppo dei funghi leucosporei. Tutte le specie appartenenti al genere sono lignicole e tipicamente parassite o saprofite, agenti di carie bianca (3). Le varie specie appartenenti al genere sono considerate, con poche eccezioni, tutte di buona qualità e commestibili. Molte sono quelle che si prestano con versatilità alla coltivazione [Miceli A., 2019].

Al genere risultano essere molto vicini e simili specie fungine appartenenti ai generi LentinusPanusPhyllotopsis che, separati in passato dal genere originario, differiscono per piccoli particolari di natura macroscopica e, ancor più, di natura microscopica [Candusso M. e altri, 1995]. 

 

Pleurotus eryngii (DC. : Fr.) Quél.

Mém. Soc. Emul. Montbéliard, Sér. 2 5:112 (1872)

Accentazione: Pleuròtus erýngii

Basionimo: Agaricus eryngii DC. 1815

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Agaricales, famiglia Pleurotaceae, genere Pleurotus.

 

Etimologia:

Pleurotus dal greco pleuròn = di fianco e otòs = orecchio ovvero con l’orecchio (cappello) di fianco con espresso riferimento alla posizione del cappello rispetto al gambo. Eryngii dal latino Eryngium ovvero dell’Eringio, con espresso riferimento alla coltura erbacea cui è associato in rapporto di saprofitismo. 

 

Principali sinonimi: Agaricus cardarella Fr. (1821); Agaricus ferulae Lanzi (1874); Dendrosarcus eryngii (DC.) Kuntze (1898); Agaricus fuscus var. ferulae (Lanzi) Bres. (1928); Pleurotus fuscus(Battarra) Bresadola (1928);

 

Nomi volgari: Agarico dell’eringio; Cardarello [Bonazzi U., 2003]; Cardoncello [Buda A., 2011].

 

Nomi dialettali: considerata la numerosa varietà dei nomi dialettali in uso nelle varie zone d’Italia, riportiamo solamente quelli utilizzati in Sicilia: Funcia di carduni (in uso nel territorio di Ucria (ME); Funcia di panicauru (utilizzato nel trapanese e nel territorio dei Monti Nebrodi); Funcia di spina di panicaudu (in uso nel territorio etneo); Funcia di nipitedda (utilizzato nel territorio di Caltagirone (CT) [Bonazzi U., 2003]. 

In merito alle origini della denominazione Funcia di panicauru ci piace precisare che il termine dialettale panicauru o panicaudu, esclusivamente utilizzato con riferimento al Pleurotus eryngii var. eryngii, trova origine nella antica lingua latina come “fungus panis cardùs”, ovvero “Fungo del pane del cardo” o più semplicemente, forse per assonanza fonetica, “panicardus” che nell’evoluzione linguistica dialettale divenne “panicauru”. Tale denominazione, arrivata in Sicilia con la dominazione romana del 2° secolo a. C., resiste fino al periodo Bizantino per essere dimentica con la successiva dominazione musulmana, per ritornare, con l’arrivo dei Normanni (XI secolo circa), ancora in uso trasformato in “Pain cauld” da cui, nell’adattamento dialettale, Panicaudu o Panicauru (ovvero, oggi, in italiano, pane caldo - n.d.a.) [Buda A., 2011 con riferimento a Mirisola R. 2011].

 

Descrizione Macroscopica

 

Pleurotus eryngii – Foto Raffaele Mininno
Pleurotus eryngii – Foto Raffaele Mininno
Pleurotus eryngii – Foto Raffaele Mininno
Pleurotus eryngii – Foto Raffaele Mininno
Pleurotus eryngii – Foto Raffaele Mininno
Pleurotus eryngii – Foto Raffaele Mininno
Pleurotus eryngii – Foto Raffaele Mininno
Pleurotus eryngii – Foto Raffaele Mininno
Pleurotus eryngii esemplari coltivati – Foto Gianrico  Vasquez
Pleurotus eryngii esemplari coltivati – Foto Gianrico Vasquez
Inonotus tamaricis vecchio esemplare
Eryngium campestre – Foto Franco Mondello

Cappello di medio-grandi dimensioni, con conformazione variabile: generalmente si presenta, nella fase iniziale, convesso per distendersi ed appianarsi verso la maturazione, spesso con depressione centrale accentuata fino ad imbutiforme; carnoso, margine inizialmente involuto poi disteso ma sempre arrotolato verso il basso, a volte ondulato-lobato; superficie liscia, integra, separabile, asciutta a tempo secco, viscosa a tempo umido, ricoperta da fibrille sempre più scure del sottofondo che a volte si raggruppano nella zona marginale che assume un aspetto solcato. Colore molto variabile dal su tonalità che spaziano dal beige-biancastro al bruno-camoscio, al rosso-grigio.Imenoforo a lamelle mediamente fitte, molto decorrenti sul gambo ed intervallate da lamellule; colore bianco-biancastro poi, verso la maurazione, con sfumature ocraceo più o meno evidenti; taglio regolare negli esemplari giovani, eroso in quelli maturi. Sporata di colore bianco-biancastro. Gambo cilindrico, diritto o appena incurvato, attenuato alla base o subradicante, a volte, ingrossato nella parte centrale, eccentrico o laterale, a volte anche centrale, privo di anello, pieno, consistente, superficie asciutta e liscia nella zona superiore, colore biancastro con sfumature giallo-ocra a maturazione e resti bambagiosi miceliari di colore bianco alla base. Carne soda, consistente, compatta, spessa nella zona discale, fibrosa nel gambo; colore bianco; odore quasi assente; sapore gradevole, dolciastro. 

 

Habitat

Specie primaverile e autunnale, cresce, quale fungo saprofita, in associazione con il fittone radicale dell’Eryngium campestre in campi incolti e pascoli con presenza, appunto, di Eryngium campestre o di altre Umbelliferae. 

 

Commestibilità

Ottimo commestibile, ricercato ed apprezzato per la versatilità alle varie modalità di preparazione; adatto alla conservazione sott’olio o sott’aceto.

 

Caratteri differenziali

Risulta facilmente riconoscibile anzitutto per l’habitat di crescita che lo vede associato a Eryngium campestre; per il cappello carnoso e le numerose fibrille che lo ricoprono; per il gambo corto, pieno, consistente ed eccentrico o laterale; per le numerose lamelle lungamente decorrenti.

 

Forme, varietà e specie simili

Numerose sono le varietà e le specie simili che ruotano attorno al complesso eryngii, ci piace soffermarci solo su alcune di queste:

 

  • Pleurotus eryngii var. ferulae (Lanzi) Sacc. (1887)

Pleurotus eryngii Var. elaeoselini – Foto Nino Mannina
Pleurotus eryngii Var. ferulae – Foto Renzo Burlandi

Specie a larga diffusione che molto si avvicina, per conformazione morfo-strutturale e per la colorazione, a P. eryngii, differisce per le maggiori dimensioni; per la colorazione su toni più chiari; per le lamelle sempre decorrenti ma anastomizzate sul gambo; per l’habitat di crescita che la unisce, anche se non in maniera esclusiva, a colture arbustive di Ferula communis.

 

  • Pleurotus eryngii var. elaeoselini Venturella, Zervakis & La Rocca (2000)
Pleurotus eryngii Var. elaeoselini – Foto Nino Mannina
Pleurotus eryngii Var. elaeoselini – Foto Nino Mannina

Molto simile nella conformazione morfo-strutturale, differisce per la colorazione bianco-biancastra e per la tipica crescita su Elaeoselinum asclepium.

 

  • Pleurotus eryngii var. laserpitii Angeli e Scandurra (2012)

Come la specie precedente, si presenta molto simile nella conformazione morfo-strutturale differendo per le caratteristiche cromatiche bianco-biancastre e per la tipica crescita su Lasepitium latifolius.

 

Coltivazione

Analogamente alle altre specie del genere, e come avviene per le specie fungine a nutrizione saprofitica, ben si presta alla coltivazione che risulta essere molto praticata nelle regioni del meridione d’Italia. 

L’ingrediente base per la produzione è un composto formato prevalentemente di paglia di frumento, da sola o integrata con residui della lavorazione della barbabietola da zucchero, e diverse altre sostanze azotate. La coltivazione avviene in condizioni naturali all’interno di tunnel-serra opportunamente coperti dal sole con telo ombreggiante dove, in apposite forme, viene deposto il composto di base che deve essere ricoperto da uno strato di circa 2 cm. di spessore di terriccio di medio impasto da mantenere, durante la fase di coltivazione, costantemente umido ma non in maniera eccessiva. La fruttificazione avviene circa 15 – 20 giorni dopo l’interramento del composto. Negli ultimi decenni si è molto diffusa la coltivazione casalinga: il composto viene confezionato in involucri di cartone che vengono commercializzati su scala nazionale. E’ sufficiente ricoprire il composto con il terriccio contento nella confezione in apposita busta e mantenerlo umido per circa 15-20 giorni per vedere affiorare i primi sporofori. 

 

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  1. Eryngium campestre L. (1753), pianta angiosperma perenne appartenente alla famiglia Umbelliferae, di media altezza (da 20 a 60 cm.), a forma di cupola, densamente ramificata, spinosa, con capolini verdognoli di piccole dimensioni, con fittone radicale molto interrato in profondità. E’ costituita da un fusto legnoso, eretto e molto ramificato nella zona apicale. Foglie basali di colore verde-biancastro e verde-grigiastro nella zona sommitale dove si presentano di consistenza coriacea con nervature reticolate molto evidenti. Fiori di colore verde-biancastro o azzurro pallido di forma subsferica, peduncolati, spinosi. Si presenta ad inizio estate fino ad autunno inoltrato con notevole diffusione territoriale; Vegeta lungo le coste del bacino del mediterraneo, predilige i terreni calcarei e popola la fascia fitoclimatica del lauretum e la sottozona calda del castanetum [Populin O., 1984]. 

  2. Umbelliferae (o Ombrelliferae o, anche, Apiaceae), famiglia di piante dicotiledoni presenti in tutte le zone temperate del mondo, caratterizzate da una tipica infiorescenza denominata “ombrella”.

  3. La carie, o marciume del legno, è una patologia vegetale che causa la progressiva degenerazione dei tessuti legnosi di piante vive o del legname in conservazione o in opera. Viene diversificata, generalmente, in carie bianca e carie bruna. La carie bianca é diffusa su numerose specie arboree, sia di latifoglie che di conifere e viene causata da specie fungine appartenenti tanto alla classe dei Basidiomiceti quanto a quella degli Ascomiceti i quali agiscono eliminando in maniera progressiva la lignina, conferendo, di conseguenza, ai tessuti legnosi attaccati, un aspetto chiaro, biancastro. La carie bruna è la conseguenza della progressiva degradazione della cellulosa che deteriorandosi perde di consistenza assumendo un colore bruno scuro. Le specie fungine che agiscono quali agenti di carie, bianca o bruna, assumono la denominazione di “parassiti da ferita” in quanto trovano facilità di attecchimento in corrispondenza delle ferite del tronco arboreo, nei tagli di potatura, nelle ferite provocate da insetti, nelle lesioni traumatiche della corteccia. Normalmente l’attacco invasivo viene realizzato dal micelio che, dopo aver condotto un periodo di vita saprofitario su organi morti della pianta, riesce a penetrare all’interno della massa legnosa attaccandone le parti vive [Goidànich G. 1975].


 

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Foto: Renzo Burlandi, Nino Mannina, Raffele Mininno, Franco Mondello, Gianrico Vasquez ai quali va rivolto un grazie particolare per la gradita disponibilità.

 

Bibliografia

  • AMINT (Associazione Micologica Italiana Naturalistica Telematica), 2007: Tutto funghi. Giunti editore, Firenze (ristampa 2010)

  • Bonazzi Ulderico, 2003Dizionario dei nomi volgari e dialettali dei funghi in Italia e nel Canton Ticino. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I

  • Bresadola Giacomo, 1954: Funghi mangerecci e funghi velenosi. Museo di Storia naturale. Trento. (IV edizione a cura del Comitato Onoranze Bresadoliane. Milano-Trento). I

  • Buda Andrea, 2011: I funghi degli Iblei. Vol. 1. A.M.B. Gruppo di Siracusa. Siracusa. I

  • Candusso Massimo, Basso Maria Teresa, 1995: Tassonomia del Genere Pleurotus Fr. Kummer. Rivista di Micologia – Bollettino del Gruppo Micologico G. Bresadola – Anno XXXVIII n. 3: 253-268. Trento. I

  • Ceccon Pieremilio, 2018: I funghi coltivati. Passione Funghi & Tartufi – Anno VI n. 81: 32 – 37. Erredi Grafiche Editoriali, Genova. I

  • Fiori Adriano, 1933: Flora italiana illustrata. Tipografia Editrice Mariano Ricci, Firenze. I

  • Goidànich Gabriele, 1975: Manuale di patologia vegetale. Vol. II. Edizioni Agricole, Bologna. I

  • Inzenza Giuseppe, 1865: Funghi Siciliani. Centuria Prima. Stabilimento Tipografico di Francesco Lao, Palermo. I

  • La Spina Leonardo, 2017: Funghi di Sicilia Atlante illustrato. Tomo II. Eurografica, Riposto (CT). I

  • La Spina Leonardo, Signorino Carmelina, 2018: I funghi di Santo Pietro, antico bosco di Sicilia. Eurografica S. r. l. Riposto (CT). I

  • Lavorato Carmine, Rotella Maria, 2004: Funghi in Calabria. Guida per il riconoscimento delle specie. Raccolta e commercializzazione, Tutela ambientale e sanitaria. Edizioni Pubblisfera, San Giovanni in Fiore (CS). I

  • Mannina Antonino: Il Genere Pleurotus ed il complesso eryngii – Generalità. In “Gruppo Micologico Tonino Pocorobba” (https://www.mykotrapani.it/approfondimenti-sui-funghi/29-genere-pleurotus-ed-il-complesso-eryngii-generalita)

  • Mazza Riccardo, 2010: I funghi – Guida al riconoscimento di oltre 400 specie. Fabbri Editori, Milano. I

  • Miceli Angelo, 2019: Pleurotus ostreatus (Jacq. : Fr.) P. Kumm 1871. In “ADSeT – Ass. Dirigenti Scolastici e Territorio” (https://www.adset.it/articoli/angelo-miceli/597-amanita-porrinensis)

  • Mirisola Roberto, 2011: Origini storico-linguistiche del nome siciliano Panicauru/du, fungo tradizionale degli Iblei. Quaderni del Mediterraneo anno 2011 n. 14, a cura di Paolo Giansiracusa. Siracusa. I

  • Mondello FrancescoPleurotus eryngii var. eryngii. In “MicologiaMessinese” 

(http://www.micologiamessinese.altervista.org/funghi%20pleurotus.htm)

  • Papetti Carlo, Consiglio Giovanni, Simonini Giampaolo - 2004: Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, Vol. 1 (seconda ristampa). A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I

  • Polunin Oleg, 1984: Guida ai Fiori D'Europa. Zanichelli, Milano. I

 

Sitografia

  • Acta Plantarum (ultima consultazione, maggio 2020): Etimologia dei nomi botanici e micologici e corretta accentazione. https://www.actaplantarum.org/etimologia/etimologia.php

  • Acta Plantarum (ultima consultazione, maggio 2020): Indice dei nomi delle specie botaniche presenti in Italia – Eryngium campestre L.

https://www.actaplantarum.org/flora/flora_info.php?id=2990