Hygrophorus marzuolus, il marzuolo dormiente

Particolarmente apprezzato e ricercato per le sue qualità organolettiche che lo rendono molto versatile per l’utilizzo in cucina, è solito fare la sua apparizione nel periodo in cui l’inverno si lascia lentamente sostituire dalle belle giornate primaverili, nascondendosi, a volte anche in profondità, tra le zolle terrose e le foglie secche nei boschi misti o puri di latifoglie ed aghifoglie che, in tale specifico periodo dell’anno, sono ancora caratterizzati dalla presenza di numerose chiazze di neve che lentamente, giorno dopo giorno, vanno sciogliendosi al calore della imminente primavera. 

 

Hygroforus marzuolus, deriva la sua denominazione volgare di “Marzuolo dormiente”, con la quale è conosciuto su tutto il territorio nazionale, dal fatto che se ne resta pacificamente in attesa - come dormendo - sotto la neve attendendo con pazienza che questa, con l’arrivo del tiepido sole primaverile, inizi a sciogliersi per fare la sua apparizione nei boschi. Si tratta di una specie fungina un tempo poco nota che viene conosciuta in maniera massiva solo da alcuni anni. Difatti, grazie al periodo di fruttificazione, quando pochi sono - o pochi erano - i raccoglitori di funghi che sciamano nei boschi ed alla sua tipica crescita spesso interrata unitamente alla sua innata capacità di confondersi e mimetizzarsi tra le foglie morte del bosco, è riuscito sempre a sfuggire alle ricerche dei micofagi ed a rimanere quasi del tutto sconosciuto. Oggi, grazie ai numerosi gruppi micologici presenti sul territorio e sui social network, la sua presenza viene sempre più segnalata e sempre più sono gli appassionati che, conoscendolo, si recano nei boschi alla sua ricerca.

Nella sistematica micologica, trova collocazione nella Famiglia delle Hygroforaceae che ospita numerose specie fungine, generalmente terricole, di piccole, medie o grandi dimensioni con crescita simbionte con varie colture arboree o con crescita lignicola (unica specie europea conosciuta:Hygrophorus pleurotoides) [Galli, 2014].

Nella Famiglia delle Hygrophoraceae, che inizialmente ospitava un solo genere, vengono posizionati i Generi Hygrophorus, Hygrocybe (1) e Cuphophyllus (2). Quest’ultimo viene ritenuto, ancora oggi, da alcuni autori, semplice sottogenere del Genere Hygrocybe. E’ opportuno precisare che la separazione nei tre generi oggi considerati è stata effettuata sulla base dei caratteri microscopici della trama lamellare (3) che presentano conformazione diversa.

 

Genere Hygrophorus Fr. 1836

Al Genere appartengono basidiomi carnosi, di medio-grandi dimensioni, omogenei (quando cappello e gambo hanno analoga struttura cellulare risultando strettamente saldati uno all’altro tanto che la loro separazione non avviene in maniera netta), con portamento clitocyboide o tricholomatoide (similari, nella conformazione generale, a seconda delle varie specie, a funghi appartenenti al Genere Clitocybe, o Tricholoma), caratterizzati da colorazioni non vivaci: bianco-biancastre, grigie, brune; a volte, ma raramente, anche giallo-giallastre, aranciate o vinose; generalmente vischiosi e/o glutinosi con lamelle adnate (quando si uniscono al gambo per tutta la loro altezza), decorrenti (quando si uniscono al gambo prolungandosi verso la parte bassa dello stesso) o molto decorrenti, spesse e mediamente o marcatamente spaziate tra di loro. Sono caratterizzati da gambo cilindrico, a volte fusiforme ed attenuato alla base, con portamento robusto o, a seconda della specie, esile; con presenza, solo in alcune specie, di un velo glutinoso o cortiniforme (a forma di cortina ovvero velo costituito da filamenti sericei che dal margine del cappello arrivano al gambo) ben evidente, generalmente asciutto, liscio o fibrilloso o fioccoso, a volte glutinoso. Carne generalmente immutabile o, a volte, chiazzata di rosso-vinoso. Habitat boschivo.

 

Hygrophorus marzuolus (Fr. : Fr.) Bres. 

Atti Acad. Agiato Rovereto 2: 3 (1893)

 

Basionimo: Agaricus marzuolus Fr. (1821)

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Agaricales, famiglia Hygrophoraceae, genere Hygrophorus

Etimologia: Hygroforus dal greco hygròs = umido e da phorus (suffisso derivato dal verbo féro) = io porto ovvero “portatore di umidità” con riferimento al fatto che molte specie si presentano con cappello e gambo viscidi o glutinosi. Marzuolus dal latino = marzuolo con riferimento al mese di marzo per la tipicità della sua crescita.

 

Sinonimi principali: Clitocybe marzuolus (Fr.) Sacc. (1887); Limacium camarophyllum subsp. Marzuolum (Fr.) Herink (1949).

Nomi volgari: Dormiente; Fungo marzuolo [Bonazzi, 2003]; Marzuolo dormiente.

Nomi dialettali: Marzaròl (nome dialettale trentino); Fungi prumetiju (nome dialettale cosentino); Marzuodinu (nome dialettale della Sila greca) [Bonazzi, 2003].

 

Descrizione macroscopica

 

Inonotus tamaricis superficie sterile
Hygrophorus marzuolus – Foto Franco Mondello
Inonotus tamaricis superficie fertile
Hygrophorus marzuolus esemplari con prevalente colorazione bianca, – Foto Franco Mondello
Inonotus tamaricis carpofori maturi
Hygrophorus marzuolus – Foto Carmelo Di Vincenzo
Inonotus tamaricis vecchio esemplare
Hygrophorus marzuolus – Foto Carmelo Di Vincenzo
Inonotus tamaricis carpofori maturi
Hygrophorus marzuolus – particolare delle lamelle – Foto Carmelo Di Vincenzo
Inonotus tamaricis vecchio esemplare
Hygrophorus marzuolus – Foto Franco Mondello

 

Cappello di medio-grandi dimensioni, può raggiungere anche 13-15 cm. di diametro, carnoso, consistente, inizialmente emisferico, poi, verso la maturazione, convesso, piano-convesso, infine piano, a volte anche depresso, con forma irregolare, gibbosa. Margine incurvato, leggermente involuto nei giovani esemplari, intero e lobato. Superficie asciutta, leggermente vischiosa a tempo umido, liscia o finemente fibrillosa, inizialmente di colore grigio chiaro poi tendente sempre più al grigio, grigio piombo, grigio-nerastro, grigio-bruno, a volte con macchie biancastre irregolari; può presentarsi anche completamente bianca negli esemplari cresciuti sotto terra. Imenoforo formato da lamelle spaziate, spesse, ceracee, lardacee, sinuose, adnate o leggermente decorrenti sul gambo, spesso collegate tra loro trasversalmente (anastomizzate), intervallate da numerose lamellule (struttura lamellare di dimensioni minore che partendo dal margine del cappello si interrompe prima di giungere al gambo interponendosi tra le lamelle stesse), inizialmente di colore bianco-biancastro tendenti, verso la maturazione, al grigio-grigiastro. Gambo cilindrico, robusto, generalmente tozzo, a volte anche slanciato, attenuato o ingrossato alla base, inizialmente pieno poi, verso la maturazione, fistoloso (quando si presenta cavo in tutta la sua lunghezza); inizialmente di colore bianco, poi grigiastro e quasi concolore alle lamelle e al cappello. Carne inizialmente soda e spessa in tutto il carpoforo, poi fragile, igrofana (quando mostra diversa intensità di colore dovuta alla capacità di assorbire umidità dall’ambiente circostante); bianca nei giovani esemplari, grigio-nerastra negli esemplari maturi specialmente nel cappello; odore lieve, fungino, sgradevole negli esemplari maturi; sapore mite, gradevole.

 

Habitat

E’ la tipica specie del periodo di transizione tra l’inverno e la primavera, fa la sua apparizione, a seconda delle varie fasce climatiche, dell’altitudine e della esposizione, fin dal mese di gennaio prolungandola anche fino a primavera inoltrata, al mese di maggio e, a volte, anche al mese di giugno. Viene tipicamente ricercato nel periodo del disgelo quando il bosco è ancora coperto da chiazze di neve che si sciolgono al tepore del sole di fine inverno inizio di primavera. Cresce a gruppi tipicamente interrato ed è solito mimetizzarsi con il colore del terreno e tra i cascami di aghi e foglie. Predilige indifferentemente boschi di latifoglie o aghifoglie misti o puri, è simbionte dell’abete bianco, dell’abete rosso, del pino silvestre, del faggio e del castagno. Specie abbastanza comune, abbondante e legata ai luoghi di crescita dove ritorna puntualmente anno dopo anno. 

 

Commestibilità

Buon commestibile. Ricercato ed apprezzato per le qualità organolettiche e per la versatilità cui si presta ad essere utilizzato in cucina. Ha carne soda e polposa, gusto delicato tipicamente fungino. Viene utilizzato nella preparazione di risotti e primi piatti o trifolato quale contorno per carne o pesce. La conservazione sott’olio è molto diffusa mentre, per l’alto contenuto di acqua, è poco adatto all’essiccazione. 

 

Specie simili

Non esistono specie simili nello stesso periodo di crescita, quelle maggiormente somiglianti hanno crescita autunnale. Ci limitiamo ad indicare:

 

  • Hygrophorus camarophyllus (Alb. & Schwein.) Dumée, Grandjean & Maire (1912)

E’ la specie più somigliante, che presenta caratteristiche morfocromatiche quasi identiche tanto da farla considerare il sosia per antonomasia. Differisce per il periodo di crescita prettamente autunnale; per il colore del cappello più scuro, a volte nero o grigiastro scuro e privo di macchie biancastre; per le lamelle grigio-biancastre o crema-grigiastre, anche a maturità, con deboli sfumature azzurrognole o crema-beige; per il gambo slanciato e mai tozzo.

 

  • Hygrophorus atramentosus (Alb. & Schwein.) H. Haas & R. Haller Aar. ex Bon, (1985)

Molto simile alla specie precedente della quale viene considerato, secondo alcuni autori, una varietà o addirittura una semplice forma ecologica tanto da esserne sinonimizzato. Differisce da H. marzuolus per il periodo di crescita prettamente estivo-autunnale, per il colore del cappello più scuro con deboli riflessi azzurrognoli su fondo fibrilloso e per la conformazione delle lamelle che si presentano, all’attacco sul gambo, smarginato-adnate e non decorrenti. 

 

  • Tricholoma portentosum (Fr.) Quél. (1873)

Specie molto simile per la conformazione morfo-cromatica, per l’habitat e per la similarità della crescita semiinterrata e tra numerosi cascami fogliari. Differisce per il periodo di crescita prettamente autunnale, per la presenza di un umbone ottuso sul cappello e per i riflessi giallastri che si notano nella zona sotto cuticolare e nel gambo, ed ancora, in particolare, per le lamelle smarginate (quando formano un’ansa prima di unirsi al gambo) con riflessi giallini più o meno evidenti. 

 

La ricerca 

Il periodo invernale, è risaputo, poco si presta alla fruttificazione fungina tanto che i numerosi “funciari” (cercatori di funghi) sono soliti riporre l’attrezzatura necessaria alla ricerca ed attendere tempi migliori. Tale motivo, unitamente alla tipica crescita interrata del nostro “dormiente” ed alla conseguente difficoltà del suo ritrovamento non ha consentito, per tantissimo tempo, l’individuazione delle sue aree di fruttificazione, così che, nei tempi passati, questi veniva ritenuto raro con crescita limitata ad alcuni areali specifici. Oggi le sue particolari abitudini ed i suoi segreti sono stati svelati e gli appassionati di micologia: micofagi, micologi o semplici curiosi, conoscendo le località di crescita e le sue particolari abitudini attendono con impazienza lo scioglimento delle nevi per riversarsi nei boschi alla sua ricerca.

E’ opportuno scegliere con cura la località per la ricerca, privilegiando areali di crescita già noti dove si hanno esperienze di precedenti raccolte. Nella ricerca conta la sensibilità individuale, la conoscenza del bosco, la pazienza, il colpo d’occhio. La presenza di chiazze di neve ed i punti dove l’umidità è più concentrata sono indicatori di potenziale crescita. E’ opportuno esaminare attentamente il terreno in prossimità dei propri piedi al fine di evitare di calpestarli; fare attenzione alle macchie scure sotto le foglie ed ai riflessi bianchi delle lamelle (a volte una piccola parte di cappello sollevata è un sicuro punto di riferimento), ricerchiamo le piccole protuberanze del terreno, spesso sono indicative della spinta del carpoforo in fase di crescita; evitiamo, nella maniera più assoluta, di utilizzare rastrelli per spostare le foglie, danneggeremmo irrimediabilmente il micelio con ripercussioni negative sulla futura crescita. Individuato il carpoforo provvediamo a spostare con cura le foglie e ad estrarlo delicatamente dal terreno cercando di spostare meno terra possibile [Oppicelli N., 2018]. Effettuata la raccolta rientriamo in sede e passiamo gli esemplari in cucina per il successivo prosieguo e…Buon appetito!

 

Note e Curiosità 

Il primo a parlarne fu Pier Antonio Micheli (botanico e micologo italiano. Firenze, 11 dicembre 1679 – 1 gennaio 1737) che lo descrisse, in maniera non approfondita, nel 1729, in “Nova plantarum genera” con il nome comune di “Fungo Marzuolo” o “Dormiente” ed indicando i boschi della Valle Ombrosa, in Toscana, quale luogo del suo ritrovamento [Bertolini V., 2018]. Le successive descrizioni da parte dei vari autori, visto che la specie non venne più ritrovata, furono basate sulla tavola illustrativa dello stesso Micheli e sulle poche notizie da questi fornite. Fu Elias Magnus Fries (Micologo e botanico svedese. Femsjö, 15 agosto 1794 – Uppsala, 8 febbraio 1878) che lo descrisse in maniera corretta e valida, nel 1821, in “Systema mycologicum” con la denominazione scientifica di Agaricus marzuolus. Successivamente, nel 1887, ad opera di Pier Andrea Saccardo (Botanico e micologo italiano. Treviso, 23 aprile 1845 – Padova, 11 febbraio 1820), fu riposizionato nel Genere Clitocybe con la denominazione di Clitocybe marzuolus. Solo nel 1893, Giacomo Bresadola (Sacerdote e micologo italiano. Ortisé, 14 febbraio 1847 – Trento, 9 giugno 1929) poté esaminare e studiare numerosi esemplari della specie, ritrovati sempre nella Valle Ombrosa e a lui inviati, elaborandone una corretta descrizione che venne pubblicata, unitamente ad una tavola illustrativa a colori, negli “Atti della Regia Accademia degli Agiati” in Rovereto, provvedendo, quindi, alla ricombinazione della specie come Hygrophorus marzuolus [Bertolini, 2018].

Il ritrovamento del Micheli rimase unico per numerosi anni tanto che la specie venne ritenuta a crescita esclusiva (endemica) della Valle Ombrosa. Ciò, in realtà, era dovuto al fatto che per il particolare periodo di crescita invernale e per il suo mimetismo, il ritrovamento era molto difficile. [AGMT, 2013]. 

Successivamente vennero segnalati altri ritrovamenti a Monticolo nei pressi di Bolzano, all’Abetone, in Val di Sabbia nel territorio Bresciano, nel Reggiano e nella Sila che rimasero unici fino a pochi decenni fa. Poi i ritrovamenti si sono fatti sempre più numerosi ed oggi la specie viene facilmente reperita in numerosi areali di crescita che si posizionano anche a basse quote ed in boschi di latifoglie [Oppicelli, 2019]

 

Eravamo convinti, seguendo la tendenza generale, che nei boschi della provincia di Messina, nostra zona di operatività per la ricerca fungina, la specie non fosse presente. Oggi, grazie alle indicazioni di un amico-micologo il quale ci ha accompagnati sui luoghi, siamo soliti trovare il “marzuolo”, ormai da alcuni anni, puntuale con il disgelo delle nevi, sui monti Nebrodi: nei boschi del comune di Galati Mamertino, Longi e San Fratello. Riteniamo che la specie fruttifichi anche in numerose altre località della provincia a noi al momento non ancora note.

 

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  1. Genere Hygrocybe (Fr.) P. Kumm. 1971. Il Genere ospita carpofori di piccolo-medie dimensioni, poco carnosi. Esili, con portamento omphaloide, clitocyboide o inocyboide (similari, nella conformazione generale, a seconda delle varie specie, a funghi appartenenti al Genere OmphalinaClitocybe, o Inocybe), caratterizzati da cappello multiforme, spesso conico-campanulato, con colori vivaci (giallo, rosso, arancione, verde…), di consistenza ceracea, fragile ed acquosa; cuticola asciutta, umida e vischiosa; lamelle spaziate e diversamente inserite sul gambo (adnate, subdecorrenti, decorrenti), Habitat praticolo.

  2. Genere Cuphophyllus (Donk) Bon 1984. Al Genere appartengono carpofori di piccole e medie dimensioni caratterizzati da cappello di consistenza elastico, asciutto o poco vischioso e, in tal caso, di colori non vivaci o vischioso e, in tal caso, di colori vivaci: giallo, giallo-aranciato, violetto. Lamelle sempre decorrenti ed arcuate; gambo privo di anello, liscio, asciutto o, a volte, vischioso. Habitat graminicolo (quando ha tendenza a crescere in associazione con erbe infestanti appartenenti alla famiglia delle Graminaceae o, per estensione, tra l’erba in genere). 

  3. Trama lamellare indica la maniera in cui le ife si dispongono tra le due facce della lamella. Tipicamente si fa riferimento, in maniera particolare per la famiglia delle Igroforaceae a: Trama lamellare bilaterale, distintiva del Genere HygrophorusTrama lamellare intricata, distintiva del Genere CuphophyllusTrama lamellare parallela distintiva del Genere Hygrocybe. Per ulteriori approfondimenti si consiglia di consultare un testo specifico tra quelli indicati in bibliografia.

 

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Foto: Carmelo Di Vincenzo, Franco Mondello

Tavole micologiche: Giambattista Bertelli per gentile concessione del figlio Aldo

 

Bibliografia di approfondimento

  • A.G.M.T., 2013: Io sto con i funghi. La Pieve Poligrafica Editore, Villa Verucchio (RN). I

  • AMINT (Associazione Micologica Italiana Naturalistica Telematica), 2007: Tutto funghi. Giunti editore, Firenze (nuova edizione 2010). I

  • Bellù Francesco, Veroi Giulio, 2014: Per non confondere i funghi. Casa Editrice Panorama, Crocetta del Montello (TV). I

  • Bertolini Valerio, 2018: Hygroforus marzuolus: notula storico-bibliografica. Funghi e dintorni – Supplemento a Rivista di Micologia n. 1: 32. A. M. B. Associazione Micologica Bresadola, Trento. I

  • Bianchi Marco, 2018: Hygrophorus marzuolus. Passione Funghi e Tartufi, n. 80: 20—29. Erredi Grafiche Editoriali, Genova. I

  • Boccardo Fabrizio, Traverso Mido, Vizzini Alfredo, Zotti Mirca, 2008: Funghi d’Italia. (ristampa 2013) Zanichelli, Bologna. I 

  • Bonazzi Ulderico, 2003: Dizionario dei nomi volgari e dialettali dei funghi in Italia e nel Canton Ticino. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I

  • Campo Emanuele, 2015: Hygrophorus, Hygrocybe e Cuphophyllus del Friuli Venezia Giulia. Gruppo Micologico Sacilese, Sacile (PN). I

  • Candusso Massimo, 1997: Hygrophorus s. l. Collana Fungi Europaei Vol. 6. Libreria Basso Editrice, Alassio (SV). I

  • Di Cocco Gianfranco, Di Cocco Silvio, 2008: I principali funghi commestibili rinvenibili in primavera. MicoPonte – Bollettino del Gruppo Micologico Massimiliano Danesi, n. 2:30-37, Ponte a Moriano (LU). I

  • Foiera Fabio, Lazzarini Ennio, Snabl Martin, Tani Oscar, 1998: Funghi Igrofori. Edagricole – Edizioni Agricole della Calderini, Bologna. I

  • Galli Roberto, 2014: Gli Igrofori. Ediplan editrice, Milano. I

  • Illice Mirko, Tani Oscar, Zuccherelli Adler – 2011: Funghi velenosi & commestibili. Manuale macro-microscopico delle principali specie. Tipoarte Industrie Grafiche. Ozzano Emilia (BO). I

  • Lavorato Carmine, Rotella Maria – 2004: Funghi in Calabria. Guida per il riconoscimento delle specie. Raccolta e commercializzazione. Tutela ambientale e sanitaria. Edizioni Pubblisfera . San Giovanni in Fiore (CS). I

  • Oppicelli Nicolò, 2012: I funghi e i loro segreti. Erredi grafiche editoriali, Genova. I

  • Oppicelli Nicolò, 2018: Hygroforus marzuolus, dormiente sorpresa del disgelo Funghi e dintorni – Supplemento a Rivista di Micologia n. 1: 23-36. A. M. B. Associazione Micologica Bresadola, Trento. I

  • Papetti Carlo, Consiglio Giovanni, Simonini Giampaolo, 2004: Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, Vol. 1 (seconda ristampa). A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I

 

Sitografia