Tricholoma portentosum (Fr. : Fr.) Quél. (1873)

Tricholoma portentosum (Fr. : Fr.) Quél. (1873)E’ il tipico fungo del periodo tardo autunnale che vuole ricordare con la propria presenza l’imminente chiusura della stagione micologica. Fa la sua apparizione nel bosco ad autunno inoltrato, praticamente nascosto tra i numerosi cascami fogliari ormai abbondanti per il rapido incedere della stagione, attirando numerosi cercatori che, conoscendolo, lo apprezzano per le ottime qualità organolettiche che lo rendono protagonista di numerose preparazioni mico-gastronomiche: Tricholoma portentosum, conosciuto e ricercato su tutto il territorio nazionale, è una specie fungina che si lega in associazione simbiotica a diverse colture arboree preferendo, in ogni caso, ma non solo, quelle a struttura fogliare aghiforme. La sua ricerca, visto che ama “giocare a nascondino” rifugiandosi sotto l’ormai spesso manto fogliare, richiede molta esperienza, pazienza e delicatezza per poterlo individuare e raccogliere senza che venga danneggiato, cosa molto probabile data la fragilità della sua carne. Viene posizionato, anche se in maniera informale con l’intento di fornire a quanti si avvicinano allo studio del Genere una chiave di determinazione facilitata, nel “Gruppo dei “Tricholoma grigi”.(1)

 

Storia ed evoluzione del Genere Tricholoma

Il termine Tricholoma viene usato per la prima volta da Elias Magnus Fries (2) nella sua opera “Systema Micologycum” del 1821 con l’intento di suddividere la serie dei funghi leucosporei (quando le spore in massa sono di colore bianco-biancastro) appartenenti al “Super Genere Agaricus” in gruppi tra di loro omogenei, dando così origine alle seguenti tribù: Amanita, Lepiota, Armillaria, Limacium, Tricholoma, inserendo in quest’ultima tribù funghi caratterizzati da: “velo fugacissimo, parziale, da fibrilloso a fioccoso. Gambo carnoso, solido, un po’ attenuato nella parte superiore, non liscio ma squamoso, da fibrilloso a striato da dense fibrille. Cappello carnoso, ora compatto, emisferico, quindi appianato, ottuso, campanulato nel giovane; con velo attiguo. Lamelle disuguali, asciutte, posteriormente ottuse, da smarginate ad arrotondate. Spore bianche” [Fries, 1821 - Riva, 1988 – Galli, 2005]. Successivamente, nel 1857, su iniziativa di Friedrich Staude(3), la tribù venne elevata a Genere nel quale, in origine, venivano inserite numerose altre specie fungine sottoposte, nel corso degli anni, a nuove tecniche di indagine ed a nuove metodologie di studio che, grazie anche al supporto del microscopio e dei reagenti chimici, hanno consentito la creazione di nuove entità tassonomiche come, ad esempio, i Generi Melanoleuca Patouillard (1897); Lepista Fries (1838) (= Rhodopaxillus R. Maire, 1913); Lyophyllum Karsten (1881); Leucopaxillus Boursier (1925); Tricholomopsis R. Singer (1939) ed altri, le cui specie un tempo, come già detto, erano tutte inserite nel vasto Genere Tricholoma [Galli, 2005].

E’ opportuno precisare che la denominazione Tricholoma era stata utilizzata, già in epoca precedente, da parte di George Bentham (Botanico inglese, 22 settembre 1800 – 10 settembre 1884) per identificare un gruppo di vegetali appartenenti alla Famiglia delle Scrophulariaceae e che, pertanto, ai sensi delle norme contenute nel Codice Internazionale per la Nomenclatura delle alghe, funghi e piante (ICN) (4) che stabilisce che due gruppi di vegetali non possono essere identificati con lo stesso nome, non poteva essere utilizzato per designare un genere fungino. Tuttavia, al solo fine di evitare ulteriori confusioni in quanto numerose specie fungine avrebbero dovuto transitare in altro genere, fu deciso, durante un congresso internazionale, che il termine poteva continuare ad essere usato anche nel campo della micologia [Brunori ed altri, 2014].

 

Genere Tricholoma (Fr. : Fr.) Staude 1857

Al Genere, la cui specie tipo è T. equestre, appartengono funghi terricoli, omogenei (quando cappello e gambo sono formati da struttura cellulare similare tanto che risulta difficile il distacco tra le due parti), carnosi, con portamento generalmente robusto detto, appunto, tricholomoide, legati in simbiosi ectomicorrizica (quando le ife fungine si attorcigliano attorno alle radici degli alberi formando un manicotto ifale detto micoclena) con specie arboree diverse sia di conifere sia di latifoglie. Le numerose specie appartenenti al Genere sono caratterizzate da: Cappello viscido o asciutto, generalmente con fibrille radiali, a volte con squame o scaglie più o meno regolari, in alcune specie umbonato; inizialmente emisferico-convesso, poi, verso la maturazione, piano-convesso, con orlo liscio o scanalato, generalmente più o meno involuto negli esemplari giovani, disteso e sottile in quelli maturi. La colorazione, a seconda del genere, ruota su quattro colori fondamenti con sfumature e tinte di transizione: Bianco, dal bianco puro al crema-avorio. Giallo, dal colore paglia al giallo vivo, giallo-olivastro fino al verde oliva. Bruno-Marrone, con le numerose sfumature intermedie dal bruno-chiaro, beige, nocciola, bruno-rosato, bruno-castano, bruno-fulvo, bruno-rossiccio fino al bruno-nerastro. Grigio, dal grigio-acciaio al grigio-topo, al grigio-nerastro fino a nero-nerastro o nero [Riva, 1988 - Galli, 2005]. Imenoforo a lamelle adnate, uncinate, smarginate, decorrenti per un dentino (quando prima di unirsi al gambo formano una piccola ansa concava), mediamente fitte ed intercalate da lamellule (struttura similare alle lamelle che si interpone tra le lamelle stesse, con dimensioni minori. Ha origine dal margine del cappello e si interrompe prima di giungere al gambo), in alcune specie molto spaziate, colore variabile dal bianco-biancastro al grigio, grigio-verdognolo al giallo più o mento intenso. Spore in massa di colore bianco-biancastro. Gambo centrale, generalmente cilindrico, in alcune specie globoso-ventricoso, bulboso o dilatato alla base, a volte radicante; superficie asciutta, liscia, in alcune specie pruinosa, forforacea, punteggiata, granulosa; colore uniforme a volte con sfumature [Miceli, 2018]. Il genere include specie di ottima qualità e molto ricercate per le proprietà organolettiche e specie tossiche responsabili di sindromi di grave entità: sindrome rabdomiolitica e sindrome resinoide [Boccardo e altri, 2013].

 

Tricholoma portentosum (Fr. : Fr.) Quél.

Mém. Soc. Émul. Montbéliard, Sér. 2 5: 338 (1873)

Basidioma di medio-grandi dimensioni, dal portamento robusto e dall’aspetto poco attraente ma, in ogni caso, molto ricercato per le ottime ed eccellenti proprietà organolettiche che ne fanno oggetto di ricerca accanita da parte di numerosi micofagi.

Basionimo: Agaricus portentosum Fr. 1821

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Agaricales, famiglia Tricholomataceae, genere Tricholoma.

Etimologia: Tricholoma da greco thrikòs = pelo e loma = orlo con espresso riferimento al margine del cappello peloso, lanoso, tipico di molte specie di Tricholoma.

Portentosum dal latino portentosus = portentoso, con riferimento alle sue ottime qualità organolettiche che lo rendono particolarmente invitante dal punto di vista gastronomico e non, come potrebbe sembrare, con riferimento al suo aspetto morfologico.

Principali sinonimi: Gyrophila portentosa (Fr.) Quél. (1886); Gyrophila sejuncta var. portentosa (Fr.) Quél. (1896); Melanoleuca portentosa (Fr.) Murrill (1914).

Nomi volgari: Tricoloma portentoso.

Nomi dialettali: Cicalotto, nome dialettale senese; Castagnolo, in uso nella provincia di Massa Carrara; Perrupato gruossu, utilizzato in provincia di Cosenza; Cicalotti, tipico della Liguria [Bonazzi, 2003].

 

Descrizione macroscopica

Inonotus tamaricis superficie sterile
Tricholoma portentosum – Foto Franco Mondello
Inonotus tamaricis superficie fertile
Tricholoma portentosum – Foto Angelo Miceli
Inonotus tamaricis carpofori maturi
Tricholoma portentosum – Foto Franco Mondello
Inonotus tamaricis vecchio esemplare
Tricholoma portentosum – Foto Franco Mondello

Cappello di medie-grandi dimensioni (5-10 cm), carnoso, inizialmente conico-campanulato poi convesso ed infine, verso la maturazione, più o meno appianato, con umbone tondeggiante, ottuso più o meno evidente; margine lobato, elastico, non o leggermente involuto, poi disteso, fessurato a tempo secco negli esemplari maturi. Cuticola parzialmente separabile caratterizzata da evidenti fibrille scure disposte in senso radiale, viscosa o sericea a tempo secco; colore molto variabile nelle numerose gradazioni del grigio: grigio acciaio, grigio ardesia, grigio-nerastro, grigio-ardesia con riflessi violacei.

Imenoforo a lamelle non molto larghe, sinuose, leggermente smarginato-uncinate al gambo, intervallate da numerose lamellule (struttura lamellare di dimensioni minori che partendo dal margine del cappello si interrompe prima di giungere al gambo), di colore bianco con riflessi giallini tendenti al grigiastro negli esemplari molto maturi, filo regolare ed a volte seghettato. Spore in massa di colore bianco. Gambo centrale, cilindrico, inizialmente sodo poi fibroso, robusto, a volte slanciato, bianco-biancastro con sfumature gialline non sempre evidenti o presenti, leggermente virante al tocco verso il giallo-oliva. Carne soda e consistente nel cappello, fibrosa e fragile nel gambo, di colore bianco, bianco-giallastro, giallognola nella zona sottocuticolare, odore fruttato-farinaceo.

 

Habitat

Fruttifica nel tardo autunno e nel primo periodo invernale, quando la temperatura tende a diminuire. Si presenta in gruppi di numerosi esemplari prevalentemente nei boschi di conifere (Pinus sylvestrisP. nigra, P. pinaster ecc.) ed anche nei boschi di latifoglie, in particolare di castagni (Castanea sativa) puri o misti con querce e pioppi.

 

Commestibilità

Ottimo commestibile, molto conosciuto e ricercato. Si presta a svariati metodi di preparazione o di conservazione. In alcune località viene particolarmente apprezzato se conservato sott’olio con aggiunta di cipolla.

 

Caratteri differenziali

Si distingue, in generale, per la tipica attaccatura delle lamelle al gambo: smarginato-uncinata ovvero decorrente per un dentino (quando le lamelle prima di unirsi al gambo formano una piccola ansa concava) che è, al contempo, identificativa del genere di appartenenza; in particolare, ai fini dell’identificazione della specie, per il cappello color grigio ardesia con fibrille radiali; per le tipiche sfumature gialline nelle lamelle, nel gambo e soprattutto nella zona sottocuticolare.

 

Forme e varietà

  • Tricholoma portentosum var. lugdunense Bon (1976)

Molto simile alla specie tipo dalla quale differisce per la presenza di pigmenti giallo-biancastri sul cappello specialmente verso la zona discale e per la cuticola priva, quasi totalmente, delle caratteristiche fibrille nere.

  • Tricholoma portentosum var. album Jacquet. ex Bon (1976)

Differisce dalla specie tipo per il colore completamente bianco con rare fibrille grigio chiaro sul cappello e leggere sfumature giallastre su lamelle e gambo.

 

Specie simili

  • Tricholoma virgatum (Fr. : Fr.) P. Kummer (1871)

Differisce per il cappello conico-umbonato di colore grigio argento, per l’assenza di sfumature gialle sulle lamelle e sul gambo, per il sapore acre-bruciante della carne.

  • Tricholoma sciodes (Pers.) C. Martin (1919)

Differisce per la forma campanulata del cappello che si presenta di colore grigio-nerastro, per l’assenza delle tipiche sfumature gialle, per il filo lamellare macchiato di nero e per il sapore amarognolo e sgradevole.

  • Tricholoma sejunctum (Sow. : Fr.) Quél. (1872)

Differisce per la mancanza delle tonalità gialle su lamelle, gambo e zona sottocuticolare e per la carne amarognola.

  • Tricholma josserandii Bon (1975)

Specie tossica e facilmente confondibile con T. portentosum sia per le caratteristiche morfo cromatiche generali, sia per lo stesso habitat e periodo di crescita. Differisce per la cuticola liscia e vellutata e per l’assenza delle sfumature gialle sulle lamelle, nel gambo e nella zona sottocuticolare e, infine, per la carne amarognola con odore farinaceo-cimicino.

 

E’ opportuno ricordare ancora una volta, al fine di evitare, come spesso è avvenuto, confusione con specie tossiche, che T. portentosum presenta sempre, anche se in maniera non sempre molto evidente, delle sfumature giallo, giallo-paglia, sulle lamelle, sul gambo e, in particolare, nella zona sottocuticolare facilmente rilevabili, queste ultime, separando la cuticola stessa dalla sottostante carne del cappello.

 

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  1. Si è soliti ricorrere, affinché si possa pervenire ad una più facile determinazione delle numerose specie appartenenti al Genere Tricholoma, ad un raggruppamento di comodo basato sul colore del cappello dei singoli esemplari che dà origine ai seguenti quattro gruppi:

  • Gruppo dei Tricoloma bianchi: comprende specie con colore di base bianco, bianco-crema, bianco-verdognolo. Il colore del cappello è, generalmente, bianco puro o con sfumature crema, ocracee, verdastre o giallastre. Indichiamo, a puro titolo orientativo, alcune delle specie appartenenti al gruppo: T. Album, T. pseudoalbum, T. terreum, T. columbetta, T. Albidus ed altre ancora.

  • Gruppo dei Tricoloma grigi: raggruppa specie caratterizzate da colore di base grigio, grigio-bruno o nerastro. La colorazione si può presentare uniforme o mescolata a sfumature bianco-biancastre o bruno-azzurrognole. Appartengo al gruppo: T. filamentosum, T. terreum, T. gaupasatum, T, cingolatum, T. triste, T. potentosum e tanti altri ancora.

  • Gruppo dei Tricoloma gialli: ospita specie caratterizzate da colori di base giallo, giallo-oliva, verde sia puri che mescolati tra di loro dando origine a numerose sfumature che oscillano tra il giallo-cromo, giallo-oliva, giallo-verdastro, verdastro, giallo aranciato. Ad esempio indichiamo: T. sulphureum, T.Sejunctum, T. equestre ecc.

  • Gruppo dei Tricoloma bruno-marroni: caratterizzato da specie con colore di base giallo-rosato, nocciola, più o meno inteso, puro o con sfumature di gradazione diversa dal bruno-chiaro, beige, nocciola, bruno-rosato, bruno-castano, bruno-fulvo, bruno-rossiccio fino al bruno-nerastro su sfondo banco o giallastro. Fanno parte del gruppo, ad esempio, T. imbricatum, T. fulvum, T. aurantium, T. colossus ecc.


I gruppi sopra indicati costituiscono una valida “Chiave di determinazione” delle numerose specie basata sull’osservazione dei soli caratteri morfo-cromatici che si ritiene, per il Genere Tricholoma, essere sufficiente senza dovere ricorrere all’esame microscopico. E’ opportuno, in ogni caso, sottolineare che il colore è spesso condizionato dalle mutevoli condizioni climatiche tendendo a sbiadire a tempo secco e dalle condizioni ambientali come la presenza di corpi estranei (foglie, aghi o terriccio ecc.) sul capello che ne impedisce la normale formazione della pigmentazione [Galli, 2005]. Ovviamente abbiamo voluto fornire solo delle indicazioni generiche del tutto indicative invitando il lettore che volesse approfondire l’argomento a consultare i testi indicati in bibliografia con particolare riferimento a Riva (1988: Tricholoma) e Galli (2005: I tricolomi). 

  1. Elias Magnus Fries, (Femsjö, 15 agosto 1794 – Uppsala, 8 febbraio 1878), micologo e botanico svedese, viene riconosciuto come il padre della moderna nomenclatura micologica in quanto “Systema Mycologicum”, una tra le sue opere più importanti, per unanime decisione del congresso internazionale di Bruxelles del 1910, viene considerata il punto di partenza per la moderna nomenclatura micologica [Brunori ed altri, 2014].

  2. Friedrich Staude, (??? – 1861), medico e botanico tedesco. Ha elevato a dignità di Genere i funghi leucosporei Armillaria, Clitocybe, Collybia, Crepitodus, Omphalia e Tricholoma che in precedenza Fries aveva considerato come semplici Gruppi del Genere Agaricus [Brunori ed altri, 2014].

  3. Il “Codice Internazionale di Nomenclatura per le alghe, funghi e piante” (ICBN) viene realizzato e mantenuto aggiornato da botanici provenienti da tutto il mondo che si riuniscono ogni 5 - 6 anni in una sessione precongressuale del Congresso Internazionale di Botanica. Il Codice attuale è stato formalizzato nel Congresso di Shenzhen (Cina) nel mese di luglio 2017 ed è operativo dall’anno 2018; è anche conosciuto semplicemente come “Codice di Shenzhen”; sostituisce il precedente “Codice di Melbourne” che è rimasto in vigore dal 2012 al 2017, apportando, con la sua adozione, significative modifiche al codice precedentemente in vigore che veniva chiamato“Codice Internazionale di Nomenclatura Botanica” (I.C.N. - International Code of Botanic Nomenclature) la cui denominazione venne cambiata durante lo stesso Congresso di Melbourne.

 

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Foto: Franco Mondello, Angelo Miceli

Bibliografia

  • A.G.M.T. (Associazione Gruppi Micologici Toscani), 2013: Io sto con i funghi. Seconda Edizione. La Pieve Poligrafica Editore, Villa Verucchio (RN). I

  • AMINT (Associazione Micologica Italiana Naturalistica Telematica), 2007: Tutto funghi. (ristampa 2010) Giunti editore, Firenze. I

  • Balestreri Stefano, 2011: Tricholoma portentosum. Estratto da “Appunti di Micologia” Novembre 2011. (www.appuntidimicologia.com)

  • Boccardo Fabrizio, Traverso Mido, Vizzini Alfredo, Zotti Mirca - 2008: Funghi d’Italia. (Ristampa 2013) Zanichelli, Bologna. I

  • Bonazzi Ulderico, 2003Dizionario dei nomi volgari e dialettali dei funghi in Italia e nel Canton Ticino. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I

  • Brunori Andrea, Cassinis Alessandro, 2014: I funghi nella storia. Sandro Teti Editore, Roma. I

  • Chiari Maurizio, Papetti Carlo, 2000: Approccio al Genere Tricholoma. AMB Rivista di Micologia Anno XLIII n. 3: 199 – 210. Trento. I

  • Fries Elias Magnus, 1821: Systema Miycologicum, sistens Fungorum Ordines, Genera et Species huc usque cognitas, quas ad normam methodi naturalis determinavit, disposuit atque descripsit. Vol. I. Ludae

  • Galli Roberto, 2005: I Tricolomi. dalla Natura, Mlano. I

  • La Spina Leonardo, 2017: Funghi di Sicilia Atlante illustrato. Tomo I. Eurografica, Riposto (CT) – I

  • Lavorato Carmine, Rotella Maria, 2004: Funghi in Calabria. Guida per il riconoscimento delle specie. Raccolta e commercializzazione, Tutela ambientale e sanitaria. Edizioni Pubblisfera . San Giovanni in Fiore (CS)

  • Mannina Nino, 2015: Il Genere Tricholoma (Fr.) Staude nel comprensorio territoriale dell’Agro ericino – Manale per la determinazione delle specie. Gruppo Micologico Tonino Pocorobba. Erice (TP). I

  • Miceli Angelo, 2018: Tricholoma equestre (L.) P. Kumm 1871. Il Fungo, Periodico de1 Gruppo Micologico e Naturalistico “Renzo Franchi”Anno XXXVI settembre 2018 n. 2: 13-22. Reggio Emilia. I – anche in “ADSeT/Momenti Culturali/Angelo Miceli”

(https://www.adset.it/articoli/angelo-miceli/491-tricholoma-equestre-l-p-kumm-187); e in “MicologiaMessinese/Andar per funghi” 

(http://www.micologiamessinese.altervista.org/Miceli/tricholoma_equestre.htm)

  • Oppicelli Nicolò, 2019: Tricholoma portentosum. Passione Funghi e Tartufi. Anno VIII Novembre –Dicembre 2019 n. 99: 26-37. Erredi Grafiche Editoriali. Genova. I

  • Papetti Carlo, Consiglio Giovanni, Simonini Giampaolo - 2004: Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, Vol. 1 (seconda ristampa). A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento. I 

  • Riva Alfredo, 1988: Tricholoma (Fr.) Staude. Collana Fungi Europaei 3. Libreria Editrice Govanna Biella, Saronno. I

 

Sitografia