“Sua Maestà il Porcino”

(Nuova stesura)

Puntuali, con l’arrivo dell’autunno e delle prime piogge, i “funciari” (cercatori di funghi), si riversano, fin dalle prime luci dell’alba, nei boschi alla ricerca di quei curiosi “esserini” che, in questo periodo, popolano le aree boschive.

Da sempre apprezzati in cucina per il loro particolare sapore, i funghi catturano l’attenzione di quanti vogliono coniugare il piacere di una sana e salutare passeggiata nei boschi con l’appagamento dei sensi del gusto.

Le prede più ambite, ovviamente, ovoli e porcini! Attenti però al loro corretto riconoscimento, la possibilità di fare confusione tra le innumerevoli specie esistenti è sempre in agguato e può riservare, per i meno esperti, spiacevoli sorprese anche con conseguenze drastiche ed irreversibili.

“Re Porcino”, sovrano dei boschi e di tutte le tavole, nella sistematica micologica viene inserito nell’ordine Boletales, famiglia Boletacee e, all’interno della famiglia di appartenenza, è identificato dal genere Boletus.

I nomi scientifici dei funghi, come avviene per le piante in genere, vengono attribuiti secondo norme stabilite dal Codice Internazionale per la Nomenclatura delle alghe, funghi e piante (ICN). (1)

L’attuale sistema di nomenclatura botanica si basa sul metodo binomiale che fa riferimento agli studi del botanico svedese Carl von Linné (italianizzato in Linneo, 1707-1778) che, nel XVIII secolo gettò le basi dell’attuale sistema di nomenclatura.

Gli studi furono approfonditi da Elias Magnus Fries (micologo svedese, 1794 – 1878) il quale ritenne opportuno sistemare le varie specie fungine all’interno di appositi settori, in considerazione degli aspetti comuni ai vari esemplari, suddividendoli in classi, ordini, famiglie e generi, dando origine, in tal modo, alle basi della moderna sistematica.

Il sistema binomiale prevede che ogni organismo vivente venga identificato da un doppio nome: il primo, generico, riferito al genere di appartenenza, il secondo, specifico, riferito alla specie. La combinazione di nome generico e specifico identifica la specie: esempio Boletus edulis (nome scientifico riferito al porcino). E’ opportuno precisare che il nome attribuito va sempre indicato in forma latina e scritto in corsivo con l’iniziale maiuscola per quanto riguarda l’indicazione del genere, con l’iniziale minuscola per quanto riguarda l’indicazione della specie. Inoltre, per completezza, deve sempre essere seguito dal nome, anche in forma abbreviata, dello studioso che per primo descrisse la specie ed è accompagnato, quando se ne presentano le condizioni, dal nome di chi ebbe a confermarne (sanzionare) (2) la denominazione: esempio Boletus aereus Bull. : Fr. sta ad indicare che la specie fu scoperta dal micologo Jean Baptiste Bulliard (Bull.) ed il nome attribuito fu confermato (sanzionato) (2) da Elias Magnus Fries (Fr.). Inoltre nel caso venga modificato l’inquadramento sistematico del fungo si dovrà indicare, tra parentesi tonda, il nome del primo autore e dell’eventuale sanzionatore, separarati da “ : ” seguiti, fuori parentesi, dal nome di chi ne ha modificato la posizione: esempio Neoboletus erythropus (Pers. : Fr.) C. Hahn per indicare Persoon quale autore del taxon (in origine chiamato Boletus erythropus), Fries come sanzionatore e Hahn per avere modificato la posizione sistematica della specie inserendola in un nuovo genere (Neoboletus).

Fatta questa premessa, utile in senso generico ad avvicinarci al complesso sistema che regola il “Regno dei Fungi”, ci sembra opportuno, al fine di soddisfare le curiosità conoscitive del lettore, ed in considerazione del fatto che è proprio il “Porcino” il fungo che maggiormente attira l’attenzione e le curiosità conoscitive dell’uomo, soffermarci su questa specie.

Con il termine “porcino” si è soliti identificare, anche come denominazione merceologica, alcune specie di funghi appartenenti al Genere Boletus. Nello specifico, per le particolari caratteristiche macro e microscopiche, nonché per la universale e riconosciuta bontà e versatilità del loro uso in cucina e come sancito dal DPR n. 376 del 14.7.1995, sono quattro le specie fungine che possono fregiarsi, a pieno titolo, di tale denominazione: Boletus edulis, Boletus aereus, Boletus pinophilus, Boletus reticulatus.

Genere Boletus L. 1753

Si tratta, senza ombra di dubbio, di uno dei più conosciuti generi del regno dei funghi, ad esso appartengono basidiomi omogenei (quando cappello e gambo presentano la stessa struttura molecolare tanto da essere uniti l’uno all’altro), carnosi, terricoli, simbionti, con imenoforo (parte fertile del fungo posizionata, generalmente, nella zona inferiore del cappello) costituito da tubuli e pori, facilmente asportabile. Tubuli adnati (quando si uniscono, per tutta la loro lunghezza, al gambo); pori piccoli e tondeggianti, inizialmente di colore bianco poi olivastri, immutabili al tocco. Gambo generalmente obeso, pieno, ricoperto da un reticolo più o meno esteso. Carne immutabile al taglio. Sporata in massa di colore bruno-olivastro.

 

Il genere Boletus, inizialmente di natura polifiletica (quando vi appartengono specie discendenti da più capostipiti), ospitava numerose specie fungine che, a seconda delle caratteristiche morfo-cromatiche generali e microscopiche venivano suddivise in sezioni: Edules, Appendiculati, Calopodes, Luridi. In atto, con l’applicazione della filogenesi molecolare, è stato possibile individuare, nelle singole specie, caratteri distintivi tali da consentirne il riposizionamento in altri generi, alcuni già esistenti, altri di nuova istituzione, quali, ad esempio: Butyriboletus, Caloboletus, Imperator, Lanmaoa, Neoboletus, Rubroboletus, Suillellus ed altri [Della Maggiora, 2016].

 

Per quanto sopra, l’attuale genere Boletus, divenuto, quindi, monofiletico (quando nel genere sono inserite specie fungine discendenti da un unico capostipite), ospita le specie già inserite nella sezione Edules dell’originario genere: B. edulis, B. aereus, B. pinophilus, B. reticulatus ossia quelle specie fungine comunemente note come Porcini.

 

Pur nella piena consapevolezza di tale importante modifica nella sistematica fungina, continueremo, nel corso della nostra “Riflessione Micologica”, ove dovesse rendersi necessario, a considerare i Boleti da noi trattati quali appartenenti alla tradizionale sezione Edules del genere Boletus.

 

Boletus edulis Bull. : Fr.

Herb. Fr. (Paris) 2: tab. 60 (1782)

E’, senz’altro, il più conosciuto di tutti, particolarmente apprezzato per il suo intenso sapore e per l’odore che lo rende il fungo più ricercato in assoluto.

 

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Boletales, famiglia Boletaceae, genere Boletus.

 

Etimologia: dal latino edules = commestibile

 

Principali Sinonimi: Boletus bulbosus Schaeff. (1763); Boletus solidus Sowerby (1809); Boletus citrinus A. Venturi (1863); Tubiporus edulis (Bull.) P. Karst. (1882); Boletus clavipes (Peck) Pilát & Dermek (1974); Boletus betulicola (Vassilkov) Pilàt & Dermek (1974); Boletus quercicola (Vassilkov) Singer (1978)

 

Nomi Volgari: porcino, porcino comune, ceppatello, brisa [Bonazzi, 2003 -AGMT, 2013]

 

Nomi dialettali: ne esiste una miriade che variano da una località all’altra. Come sempre ci limitiamo a riportare quelli maggiormente in uso in Sicilia: Funciu siddu,  Pinnittu, Testa di fau, Porcino biondu [Bonazzi, 2003].

 

Descrizione macroscopica

Boletus edulis
Boletus edulis (foto: Nicolò Oppicelli)
Inonotus tamaricis superficie fertile
Boletus edulis (foto: Nicolò Oppicelli)
 
 

Cappello di medie-grandi dimensioni, con diametro fino a 20-25 cm., inizialmente emisferico, successivamente guancialiforme ed ancora, a maturazione inoltrata, piano o quasi depresso. Cuticola spesso rugosa, leggermente viscida ed untuosa a tempo umido. Colore variabile da bianco-crema verso le varie gradazioni del nocciola, beige, marrone, non uniforme e tendente a sfumare verso il margine. Bordo delimitato, anche se non sempre, da una zonatura di colore bianco. Imenoforo costituito da tubuli lunghi, inizialmente di colore bianco poi, verso la maturazione, tendenti al giallo, giallo-verdastro, ed infine al verde-oliva, immutabili al taglio. Pori piccoli, rotondi, concolori ai tubuli ed immutabili al tocco. Gambo panciuto, obeso, bulboso, cilindrico verso la maturazione, sodo e pieno, inizialmente bianco, tendente verso la maturazione, al nocciola pallido o bruno chiaro; ricoperto, specialmente nella parte superiore, da un fine reticolo a maglie strette di colore bianco, bianco-biancastro, sempre più chiaro del colore di fondo. Carne spessa, soda e compatta negli esemplari giovani, molliccia in quelli maturi; bianca ed immutabile al taglio ed alla pressione, caratterizzata da una tipica colorazione rosso-vinosa sotto la cuticola tendente a divenire meno intensa e più diffusa a maturazione. Odore fungino molto gradevole e sapore dolce.

 

Habitat

Tipicamente ubiquitario, cresce sia nei boschi di conifere, dove viene rinvenuto con maggiore frequenza, sia nei boschi di latifoglie presentandosi con uno o più esemplari, preferendo un clima fresco. Inizia a fruttificare, dopo abbondanti precipitazioni piovose, fin dal mese di luglio protraendo la sua crescita, a seconda delle varie zone territoriali, anche fino a novembre inoltrato

 

Commestibilità

Ottimo commestibile. Si presta ad essere cucinato in tutti i modi ed è molto apprezzato anche da crudo (da consumare, comunque, in quantità moderate). Viene largamente consumato allo stato fresco, essiccato o conservato [Alessio, 1985].

Poiché, come scientificamente accertato, contiene il disaccaride trealosio, principio attivo (3) contenuto anche in molte altre specie fungine, può risultare dannoso e causa di intossicazioni anche importanti per persone che presentano carenza dell’enzima trealasi (4) [Mazza, 2018]

 

Curiosità tassonomiche

Fu il micologo tedesco Jacob Christian Schaeffer (1718 – 1790) a scoprire ed a descrivere per primo, nel 1763, questa ricercatissima specie fungina identificandola come Boletus bulbosus. Successivamente, nel 1781, la specie venne nuovamente trattata dal naturalista francese Jean Baptiste Bulliard ((1752 – 1793) e descritta come Boletus edulis epiteto confermato dal Fries nella sua opera Systema Mycologicum nella quale l’epiteto precedente, B. bulbosus, viene semplicemente indicato. Di conseguenza, ai sensi delle disposizioni previste dal Codice Internazionale per la Nomenclatura delle alghe, funghi e piante (ICN) (1) l’epiteto corretto da attribuire a questa meravigliosa specie fungina è B. edulis Bull. : Fr. [Alessio, 1985].

 

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Boletus aereus Bull. : Fr.

Herb. Fr. (Paris) 9: tab. 385 (1789)

Molto simile per taglia e conformazione morfologica al precedente ed agli altri del gruppo, si differenzia per il colore del cappello bruno-nero, bronzato, spesso con chiazze più chiare di colore ocra o con riflessi ramati. E’ considerato, per il periodo di crescita, il “porcino autunnale” e conosciuto come “Porcino nero”.

 

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Boletales, famiglia Boletaceae, genere Boletus.

 

Etimologia: dal latino aéris = bronzo, per il colore del cappello.

 

Principali sinonimi: Tubiporus aereus (Bull.) P. Karst. (1882); Dictyopus aereus (Bull.) Quél. (1886); Suillus aereus (Bull.) Kuntze (1898)

 

Nomi volgari: Porcino nero, Bronzino

 

Nomi dialettali: Funcio siddu, Funciu lardaro, Testa niura, Porcinu niuro, Funciu di cerza (nomi dialettali siciliani) [Bonazzi, 2003]

 

Descrizione macroscopica Boletus aereus Bull. : Fr.

 

Inonotus tamaricis superficie sterile
Boletus aereus (foto:Nicolò Oppicelli)
Inonotus tamaricis superficie fertile
Boletus aereus (foto:Nicolò Oppicelli)
 
 

Cappello di medie-grandi dimensioni, raggiunge, e spesso supera, i 20-25 cm. di diametro. Inizialmente emisferico, piano-convesso o piano verso la maturazione, spesso bitorzoluto. E’ caratterizzato da colori molto scuri, dal bruno al marrone, al nero-nerastro con presenza, specialmente negli esemplari giovani, di chiazze decolorate di colore ocraceo o bronzo-ramato tendenti a scomparire verso la maturazione e ricoperto, spesso, da una finissima pruina bianco-biancastra presto evanescente. La cuticola è inizialmente asciutta e vellutata, successivamente, verso la maturazione, liscia, glabra ed umidiccia. Imenoforo costituito da tubuli lunghi ed adnati (quando si uniscono al gambo per tutta la loro altezza), facilmente separabili dalla carne sovrastante, perfettamente bianchi ed immutabili, con pori piccoli e concolori che tendono, verso la maturazione, ad assumere toni giallastri, poi verde-verdastri, verde-brunastri o bruno-ruggine. Non presenta alcun viraggio al taglio o alla pressione. Caratteristicamente mantiene l’iniziale colore bianco più a lungo degli altri porcini. Gambo tendenzialmente panciuto-obeso nei giovani esemplari, poi, verso la maturazione, cilindrico o claviforme, pieno ed asciutto, di colore ocra-brunastro più o meno carico ma sempre più chiaro del cappello, ricoperto nella parte superiore da un fine reticolo inizialmente bianco-biancastro tendente a scurire, divenendo concolore al fondo, verso la maturazione. Carne La carne è bianca, immutabile sia al taglio sia alla pressione, soda e compatta, molliccia solo negli esemplari molto maturi; odore gradevole e sapore dolce.

 

Habitat

Specie tipicamente termofila (quando predilige ambienti caldi), cresce in areali caldi, soleggiati ed asciutti, associandosi in simbiosi con varie latifoglie soprattutto querce ma anche castagni e carpini. E’ tipico della macchia mediterranea dove si associa a Cisto, Erica arborea, Corbezzolo. Si presenta in forma isolata o a gruppi di più esemplari; fruttifica, a seconda della latitudine e delle condizioni meteorologiche, dal mese di giugno fino al mese di novembre.

 

Commestibilità

Ottimo commestibile, anche da crudo ma in piccole quantità. In cucina c’è solo l’imbarazzo della scelta, visto che si adatta facilmente ad ogni tipo di preparazione. Essiccato aumenta la sua intensa e piacevole fragranza.

 

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Boletus pinophilus Pilàt & Dermek

Česká Mykol. 27(1): 6 (1973)

E’, tra i boleti della sezione Edules, quello con la taglia più grande che si presenta decisamente massiccia, facilmente riconoscibile per i suoi meravigliosi colori. Viene considerato, per il periodo di crescita come “Porcino del freddo” e, in considerazione dei suoi colori, come “Porcino rosso”

 

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Boletales, famiglia Boletaceae, genere Boletus.

 

Etimologia: dal latino Pinus = pino e dal greco Phìlos = amico, amante ovvero amico dei pini con riferimento al suo presunto habitat

 

Principali sinonimi: Boletus edulis var. pinicola Vittad. (1835); Boletus pinicola (Vittad.) A. Venturi (1863)

 

Nomi volgari: Porcino dei pini, Porcino rosso, Porcino del freddo, Testa rossa

 

Nomi dialettali: Cozza ‘e pinu (nome dialettale cosentino); Zappinaro (Nome dialettale reggino con riferimento alla sua tendenza ad associarsi ai grandi Pini dell’Aspromonte che localmente vengono chiamati Zappini); Testa russa, Porcinu di sciari, Funciu reali (nomi dialettali messinesi) [Bonazzi, 2003]

 

Descrizione macroscopica Boletus pinophilus Pilàt & Dermek

Inonotus tamaricis superficie sterile
Boletus pinophilus (foto: Nicolò Oppicelli)
Inonotus tamaricis superficie fertile
Boletus pinophilus (foto: Nicolò Oppicelli)
 
 

Cappello di medie-grandi dimensioni, può raggiungere anche i 30 cm. di diametro; sodo e carnoso, inizialmente emisferico con orlo involuto poi, verso la maturazione, convesso ed infine appianato-guancialiforme con il margine irregolare o lobato. Con toni tipicamente rossastri: rosso-rame, rosso-mogano, rosso-granata, rosso-cuoio o bruno-rossastro. Superficie umida, irregolare, lobata, grinzosa, ricoperta, nei giovani esemplari, da una finissima pruina bianca che verso la maturazione viene confinata ai margini per sparire successivamente. Imenoforo costituito da tubuli lunghi, facilmente asportabili, libero-arrotondati al gambo, immutabili alla digito pressione ed al taglio, inizialmente bianchi poi, verso la maturazione, tendenti al giallo-giallastro ed ancora al verde-verdastro. I pori, piccoli e rotondi, sono concolore ai tubuli ed immutabili alla pressione. Spore in massa di colore bruno-olivastro. Gambo corto e tozzo, grosso e panciuto da giovane, allungato verso la maturazione ma sempre con base dilatata e bulbosa; da bianco a bruno-ocra, bruno-rossiccio, ricoperto da un fine reticolo concolore più o meno esteso. Carne soda e consistente per lungo tempo, molliccia negli esemplari maturi, bianca ed immutabile al taglio, caratterizzata da un alone rosso-vinoso sotto la cuticola più marcato ed evidente di quello presente in B. edulis; odore gradevole e sapore dolce ma meno intensi rispetto agli altri boleti del gruppo.

 

Habitat

Fruttifica, a seconda delle varie fasce vegetative, dalla tarda primavera fino all’inizio dell’inverno, isolato o a gruppi di pochi esemplari sia in boschi di conifere che di latifoglie in simbiosi con specie arboree del genere Pinus (specialmente Pino silvestre), Fagus, Castanea e Betula, dove è abbastanza comune mentre risulta essere raro nella macchia mediterranea.

Poco diffuso nei boschi del messinese è, invece, molto comune, apprezzato e ricercato in Calabria nei boschi dell’Aspromonte e della Sila.

 

Commestibilità

Buon commestibile, anche da crudo ma in piccole quantità. E’ il meno saporito e profumato tra i Boleti del gruppo e quello con il maggior peso specifico. Si presta ad essere cucinato in tutti i modi ed è particolarmente versatile alla conservazione sott’olio esaltando, con i suoi colori esuberanti, anche la bellezza dei vasetti di vetro.

 

Curiosità tassonomiche

Il primo ad interessarsi di questa meravigliosa entità fungina fu Carlo Vittadini (micologo e botanico italiano, 1800 – 1865) che, nel 1835, in relazione ai suoi caratteri generali la considerò una varietà del B. edulis, denominandola, di conseguenza, B. edulis var. pinicola. Successivamente, nel 1863, Antonio Venturi (micologo italiano, 1806 – 1864) la elevò al rango di specie con la denominazione di Boletus pinicola, denominazione ritenuta invalida in quanto già utilizzata nel 1810 dal micologo Olof Swartz (naturalista svedese, 1760 – 1816) per indicare altra specie fungina appartenente all’ordine delle Poliporales ed oggi conosciuta come Fomitopsis pinicola. L’attuale denominazione venne definitivamente attribuita, nel 1973, dai micologi cechi Albert Pilat ed Aurel Dermek [Alessio, 1985 - Oppicelli ed altri, 2018].

 

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Boletus reticulatus Schaeff.

Fung. bavar. palat. nasc. (Ratisbonae) 4: 78 (1774)

Meglio conosciuto come Boletus aestivalis, per il tipico periodo di fruttificazione e, di conseguenza, come Porcino estivo. E’ molto simile a B. edulis dal quale differisce per piccoli particolari.

 

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Boletales, famiglia Boletaceae, genere Boletus

 

Etimologia: dal latino reticulatus, similare ad una rete, con riferimento alla superficie del cappello che generalmente si dissocia in piccole screpolature che assumono, grossolanamente, la conformazione di un reticolo [AGMT, 2013 – Oppicelli, 2018] o, secondo alcuni autori, con riferimento al reticolo che ricopre il gambo su tutta la sua superficie.

 

Sinonimi principali: Tubiporus aestivalis Paulet (1793); Boletus aestivalis (Paulet) Fr. (1838); Versipellis aestivalis (Paulet) Quél. (1886); Suillus reticulatus (Schaeff.) Kuntze (1898); Boletus carpinaceus Velen. (1939)

 

Nomi volgari: Estatino, Porcino di castagno, Porcino estivo, Fiorone, Porcino reticulato [AGMT, 2013 – Oppicelli, 2018]

 

Nomi dialettali: Sillu prumemtiju (nome dialettale cosentino); Mussu i boi (nome dialettale di Alcara Li Fusi – Messina); Purcinu i castagnera (nome dialettale di Ucria – Messina) [Bonazzi, 2003].

 

Descrizione macroscopica

Inonotus tamaricis superficie sterile
Boletus reticulatus (foto: Angelo Miceli)
Inonotus tamaricis superficie fertile
Boletus reticulatus (foto: Nicolò Oppicelli)
 
 

Cappello di medie-grandi dimensioni, 5-20 cm di diametro, sodo e carnoso poi, verso la maturazione, molle; forma inizialmente emisferica poi convessa-appianata; margine involuto, poi disteso, regolare o leggermente lobato. La cuticola si presenta liscia e glabra, vischiosa negli esemplari giovani, finemente vellutata e spesso screpolata a tempo secco in quelli maturi. Colore molto variabile in base all’ambiente di crescita ed alle condizioni climatiche, dal bianco-nocciola al nocciola pallido, al bruno, bruno-marroncino, ocra-bruno a volte anche molto scuro. Imenoforo a tubuli lunghi, fini e sottili, più corti in prossimità del gambo ove, per tale caratteristica, formano una infossatura circolare; inizialmente bianchi poi giallognoli ed infine verdastri, immutabili al taglio, pori piccoli, tondi concolori ai tubuli, immutabili alla pressione. Gambo carnoso, robusto, cilindrico, regolare, a volte contorto, spesso ingrossato alla base; colore variabile da nocciola pallido a bruno-marroncino più o meno intenso, ricoperto da un fine reticolo in rilievo, a maglie fini, esteso fino al piede, inizialmente concolore, poi più scuro. Carne soda negli esemplari giovani, molliccia in quelli maturi, viene presto invasa dalle larve e quindi degradante per l’azione dei parassiti. Di colore bianco, immutabile al taglio ed alla pressione, odore intenso e gradevole, sapore molto dolce dovuto all’alto contenuto di mannitolo. Con l’essiccazione sapore e profumo si esaltano divenendo più intensi.

 

Habitat

E’ il classico porcino estivo, incomincia a fruttificare, anche se in maniera sporadica, già dalla tarda primavera, raggiungendo l’apice della fruttificazione a fine estate e soprattutto in autunno. E’ molto comune e diffuso sia nei boschi di aghifoglie (querce, castagni, faggi, noccioli, carpini) sia in quelli di aghifoglie (pini e abeti) prediligendo ambienti soleggiati e boschi termofili. Si presenta in gruppi di esemplari singoli o piccoli cespi.

 

Commestibilità

Ottimo commestibile anche da crudo ma in piccole quantità, si presta ad essere preparato nelle modalità più varie. Molto profumato ed apprezzabile al palato, purtroppo è spesso invaso dalle larve anche in giovane età.

 

Curiosità tassonomiche

E’ stato per lungo tempo conosciuto - e tuttora continua ad esserlo - come Boletus aestivalis, epiteto attribuitogli da Paulet nel 1793. Tale nome, però, non è ritenuto valido in quanto B. reticulatus, fu adottato da Schaffer nel 1774 ed è quindi considerato prioritario. In merito è anche opportuno evidenziare che Fries, nel suo Systema Mycologicum del 1821 (opera ritenta utile per il “sanzionamento” delle specie fungine (2)), si limitò ad indicare B. reticulatus quale semplice forma ecologica di B. edulis e quindi priva di rilevanza; motivo questo che non consentì il sanzionamento della specie. Lo stesso Fries riprese in altra sua opera successiva: Epicrisis Systematis Micologici del 1838, il taxon B. aestivalis di Paulet che, di conseguenza, divenne la denominazione più utilizzata della specie [Alessio, 1985].

Entrambi i nomi, però, mostrano, sotto aspetti diversi, ambiguità interpretative che, sino ad oggi, non consentono di chiarire definitivamente il problema che, riteniamo, non troverà soluzione per ancora molto tempo. E’ opportuno, in ogni caso, prendere atto che oggi Boletus estivalis (Paulet) Fr. risulta essere il nome maggiormente utilizzato da quanti operano nel settore della micologia (Bertolini, 2018].

 

Le specie di cui ci siamo occupati, possono essere agevolmente riconosciute senza pericolo di essere confuse con altri boleti o meglio con quelle specie fungine un tempo inserite nel genere Boletus ed oggi riposizionate, a seguito dei recenti studi di natura filogenetico-molecolare, in generi di nuova creazione (vedi sopra paragrafo Genere Boletus). E’ sufficiente prestare attenzione ai caratteri ad esse comuni come la carne bianca ed immutabile al taglio che è tipica della sezione Edules, ed i pori bianchi che mantengono, alla pressione, la colorazione originale senza assumere cambiamenti di colore. Caratteristiche che fanno la differenza con specie appartenenti alla famiglia Boletaceae e, in maniera particolare, con quelle un tempo inserite nelle sezioni Appendiculati, Fragrantes e Luridus dell’originario genere Boletus che, invece, hanno la carne giallina che reagisce al taglio virando verso un colore azzurrognolo-verdastro, e sono caratterizzati dalla presenza di pori gialli o rossi.

Con tali ultime caratteristiche troviamo un’infinità di specie distinguibili una dall’altra per la presenza di piccoli e minuti particolari, presentando difficoltà nella loro determinazione che deve essere affidata, esclusivamente, a chi è professionalmente competente.

Unica eccezione a quanto sopra è rappresentata da Tylopilus felleus che somiglia, da giovane, a B. edulis e a B. reticulatus e che, a maturità, si differenzia da questi per i pori leggermente rosati. Ha un sapore talmente amaro che, se cucinato assieme ad altri funghi, è sufficiente un solo esemplare per rendere immangiabile un intero raccolto di porcini.

 

Desideriamo, prima di congedarci, lanciare un appello che vuole essere, in ogni caso, un consiglio ed un monito utile a chi si improvvisa ricercatore o, più semplicemente, consumatore di funghi: consumate solo funghi della cui commestibilità siete certi, fidatevi esclusivamente del giudizio di commestibilità espresso da un “micologo” professionista; non accettate funghi in regalo né regalatene se non preventivamente controllati e certificati; diffidate sempre del parere dei così detti “esperti”.

 

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  1.  Il “Codice Internazionale di Nomenclatura per le alghe, funghi e piante (ICN) viene realizzato e mantenuto aggiornato da botanici provenienti da tutto il mondo che si riuniscono ogni 5 - 6 anni in una sessione precongressuale del Congresso Internazionale di Botanica. Il Codice attuale è stato formalizzato nel Congresso di Shenzhen (Cina) nel mese di luglio 2017 ed è operativo dall’anno 2018; è anche conosciuto semplicemente come “Codice di Shenzhen”; sostituisce il precedente “Codice di Melbourne” che è rimasto in vigore dal 2012 al 2017.
  2. Si intendono “sanzionati”, quindi confermati ed inattaccabili, i nomi dei funghi contenuti nelle opere “Synopsis Methodica Fungorum” di Christian Hendrik Persoon (micologo sudafricano, 1761 – 1836) e “Systema Mycologicum” (Voll. I-II-III) ed “Elenchus Fungorum” (Voll. I e II) di Elias Magnus Fries (micologo svedese, 1794 – 1878)
  3. Principio attivo: termine con il quale, in chimica, si intende identificare una sostanza che possiede una certa attività biologica, come, ad esempio, le sostanze dotate di effetto terapeutico (farmaci), benefico (vitamine, probiotici) o tossico (veleni).
  4. Trealasi è un enzima specifico che idrolizza il carboidrato trealosio che si trova nei funghi, alghe, insetti, lieviti e nella manna

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Foto: Nicolò Oppicelli – Angelo Miceli

 

Bibliografia di approfondimento:

  • A.G.M.T. – 2013: Io sto con i funghi. La Pieve Poligrafica Editore, Villa Verucchio (RN

  • Alessio Carlo Luciano - 1985: Boletus Dill. Ex L. Collana Fungi Europaei. Libreria Editrice Biella Giovanna, Saronno
  • Alessio Carlo Luciano - 1991: Boletus Dill. Ex L. (Supplemento) Collana Fungi Europaei. Libreria Editrice Biella Giovanna, Saronno
  • Bertolini Valerio – 2018: Boletus aestivalis - Notula storico-bibliografica. Funghi e dintorni – Supplemento a Rivista di Micologia, n. 1:14. A.M.B. Associazione Micologica Bresadola - Trento
  • Boccardo Fabrizio, Traverso Mido, Vizzini Alfredo, Zotti Mirca, 2008: Funghi d’Italia, Zanichelli, Bologna (ristampa 2013)
  • Bonazzi Ulderico - 2003: Dizionario dei nomi volgari e dialettali dei funghi in Italia e nel Canton Ticino. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici. Trento
  • Buda Andrea – 2011: I Funghi degli Iblei. Vol. 1. A.M.B. Gruppo di Siracusa. Siracusa
  • Della Maggiora Marco, 2016: Boletaceae Chevall, Stato attuale della nomenclatura. Annali Micologici A.G.M.T. anno 2016 n. 9: 85-116
  • Foiera Fabio, Lazzarini Ennio, Snabl Martin, Tani Oscar -2000: Funghi Boleti, Calderini edagricole, Bologna
  • Galli Roberto - 2013: I Boleti. Micologica, Pomezia
  • IF - Index Fungorum database. www.indexfungorum.org (ultima consultazione gennaio 2019)
  • Levorato Carmine, Rotella Maria – 1999: Funghi in Calabria. Edizioni Pubblisfera, San Giovanni in Fiore (CS) (Seconda Edizione, 2004)
  • Matteucci Sergio – 2008: I Boletus del gruppo edules – i “principi” del bosco. Micoponte – Bollettino del Gruppo Micologico Massimiliano Danesi, n. 2: 4-14, Ponte a Moriano (LU)
  • Mazza Riccardo – 2018: I sapori e gli odori dei funghi. ROMAR Srl – Segrate (MI)
  • MB - Mycobank database. www.mycobank.org (ultima consultazione gennaio 2019)
  • Oppicelli Nicolò –  2012: I funghi ed i loro segreti. Erredi Grafiche Editoriali – Genova
  • Oppicelli Nicolò – 2018: Porcino …o Porcini? - Boletus aestivalis. Funghi e dintorni – Supplemento a Rivista di Micologia, n. 1: 3-13. A.M.B. Associazione Micologica Bresadola - Trento
  • Oppicelli Nicolò – 2018: Boletus reticulatus. Passione funghi e tartufi n. 85: 54-63. ErrediGrafiche, Genova
  • Oppicelli Nicolò, Caiolino Ottavio – 2018: Boletus aereus – Nero d’autore. Passione Funghi e Tartufi anno 2018 n.  87: 36-47. Erredi Grafiche Editoriali.- Genova
  • Oppicelli Nicolò, Gava Sara – 2018: Boletus pinophilus – Rubino del bosco. Passione Funghi e Tartufi anno 2018 n.  88: 48-57. Erredi Grafiche Editoriali.- Genova
  • Papetti Carlo, Consiglio Giovanni, Simonini Giampalolo, 2004: Atlante fotografico dei Funghi d’Italia. Vol. I (seconda ristampa), A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento