Coprinus comatus, il fungo dell’inchiostro

Premessa

Siamo pienamente convinti che una diversa denominazione volgare, quale “arbiter elegantiarum”, con espresso riferimento all’eleganza che il suo portamento gli conferisce, sarebbe ben appropriata ed alla stessa stregua di quella con la quale, per la sua caratteristica deliquescenza che lo porta, a maturità, a secernere un liquido nerastro molto simile all’inchiostro, lo fa identificare, ormai da sempre, appunto, quale “fungo dell’inchiostro”, denominazione, tra l’altro, perfettamente calzante e pienamente identificativa delle sue ben note caratteristiche.

Coprinus comatus vuole essere un’altra delle meravigliose specie fungine che fa la propria apparizione, unitamente a Calocybe gambosa, Hygrophorus marzuolus, Marasmius oreades, le numerose specie del genere Morchella ed altre, nel periodo primaverile prolungandola sino ad autunno inoltrato.

Lo si incontra con facilità, spesso in gruppi di numerosi esemplari, stante la sua notevole diffusione territoriale, ai margini delle strade, dei sentieri, delle radure, dei prati specialmente su terreni concimati, a qualunque altitudine, dalla pianura all’alta montagna, assumendo, per la particolarità del suo sistema nutrizionale, la conformazione di fungo saprofita (quando si nutre di sostanze organiche morte).

 

Genere Coprinus Pers. 1797

Al genere appartengono basidiomi eterogenei (quando cappello e gambo sono costituiti da struttura cellulare differente con conseguente facile distacco tra i due elementi che si separano nettamente senza lasciare residui), con crescita saprofitica, inseriti nel gruppo dei funghi melanosporei (quando il colore della sporata (1) si presenta nero o nerastro), caratterizzati da dimensioni medio-piccole e da cappello quasi sempre parabolico negli esemplari giovani e parzialmente disteso negli esemplari maturi. Alcune specie presentano resti del velo parziale sotto forma di anello quasi inconsistenze e quindi precocemente caduco o addirittura impercettibile. Le lamelle sono libere al gambo e, a volte, inserite in un collarium (struttura circolare posizionata all’apice del gambo sulla quale si inseriscono le lamelle), si presentano inizialmente di colore bianco o bianco-grigiastro e successivamente, con la maturazione delle spore, di colore nero-nerastro. La carne è tipicamente deliquescente nel senso che una volta raggiunta la maturità si dissolve in un liquido nerastro molto simile all’inchiostro. Per tale particolarità le varie specie appartenenti al genere sono comunemente conosciute con la denominazione volgare di “fungo dell’inchiostro” [Bianchi, 2018].

Le numerose specie fungine appartenenti inizialmente al genere Coprinus, in conseguenza di approfonditi studi di natura filogenetico-molecolare che hanno chiaramente dimostrato la loro indipendenza dal genere, sono state, in parte, riposizionate in altri raggruppamenti sistematici dando origine a nuovi generi quali: Coprinellus, Coprinopsis e Parasola [Bianchi, 2018].

La quasi totalità delle specie appartenenti al genere Coprinus o ai generi vicini da questo derivati, è caratterizzata dalla presenza di lamelle molto fitte e sottili che rendono difficile la diffusione delle spore nell’ambiente che, in conseguenza anche della particolare forma dello sporoforo, stretta ed allungata, non possono essere “sparate” all’esterno come avviene, invece, nei funghi a cappello pianeggiante. I Coprini, grazie all’intervento di “madre natura” compensano questa loro limitazione instaurando una forma di maturazione progressiva delle spore che procede dal margine inferiore del cappello per avviarsi, rapidamente, verso il suo apice. Dopo la maturazione delle spore e il distacco dai basidi (struttura microscopica a forma di ampolla, tipica dei basidiomiceti, sulla quale si formano le spore), il tessuto lamellare inizia ad “autodigerirsi” cominciando la liquefazione che facilita, con tale mutazione, la diffusione delle spore. Il cappello, con l’autodigestione, inizia ad aprirsi dal basso verso l’alto assumendo sempre più un colore nero come l’inchiostro. [Cazzavillan, 2011].

 

Coprinus comatus (O.F. Müll. : Fr.) Pers,

Tent. disp. meth. fung. (Lipsiae): 62 (1797)

Per il suo aspetto slanciato ed elegante e per la particolarità della “chioma arruffata” che gli ha consentito di acquisire l’appellativo americano di “Shaggy mane” (appunto “chioma arruffata”), unitamente alla particolarità della sua deliquescenza è, praticamente, un fungo di facile riconoscimento e difficilmente confondibile con le specie vicine. Continua a mantenere, dopo la frantumazione del genere Coprinus, il suo ruolo di specie tipo nel genere originario.

 

Basionimo: Agaricus comatus O.F. Müll. (1780)

 

Posizione sistematica: classe Basidiomycetes, ordine Agaricales, famiglia Coprinaceae, genere Coprinus

 

Etimologia: Coprinus dal greco Kòpros = sterco, con riferimento alla tipica crescita in terreni ricchi di escrementi animali; comatus dal latino coma = chioma, con riferimento alle placche filamentose che ricoprono il cappello presentandosi in maniera similare a ciocche di capelli.

 

Principali sinonimi: Agaricus fimetarius Bolton (1788); Agaricus cylindricus Sowerby (1799); Coprinus ovatus (Schaeff. : Fr.) Fr. (1838).

 

Nomi volgari: Agarico chiomato; Coprino chiomato; Fungo dell’inchiostro.

 

Nomi dialettali: numerose sono le denominazioni dialettali in uso nelle varie località italiane per le quali rimandiamo ad un testo specifico [Cfr. Bonazzi, 2003], limitandoci, come ormai per noi usuale, ad indicare solamente quelle in uso in Sicilia: Funciu calamaru, Calamaru, Iancheddu, Funciu d’inchiostro; Candelini (quest’ultimo un uso nel territorio catanese) [Bonazzi, 2003].

 

Descrizione macroscopica

Cappello inizialmente con andamento cilindrico, ogivale, stretto ed alto con tendenza ad aprirsi in maturazione verso forme campanulato-coniche, espandendosi fino a disfarsi completamente per deliquescenza iniziando dal margine ed allargandosi verso la parte apicale. Le dimensioni oscillano tra i 6 ed i 15 cm. di altezza e, in alcuni esemplari, possono raggiungere anche i 20-22 cm. con una larghezza di circa 3-7 cm. La superficie si presenta inizialmente sericea, asciutta, bianca per decorarsi, successivamente, con fioccosità squamulate biancastre, bruno-chiaro, brunastre su fondo chiaro e tra di loro sovrapposte; la calotta si presenta ocracea con squamette tra di loro unite e spesso frastagliate a forma di stella. Imenoforo costituito da lamelle molto fitte, libere al gambo (quando si interrompono prima di giungere al gambo con il quale, di conseguenza, non hanno alcun contatto) inizialmente bianche, tendenti, verso la maturazione ed iniziando dal margine, ad assumere un colore prima rosato poi sempre più nero, andando progressivamente verso la deliquescenza. Gambo alto, slanciato, può raggiungere anche i 30 cm. di altezza, facilmente separabile dal cappello (concetto di eterogeneità -vedi sopra), subcilindrico, più o meno attenuato all’apice ed ingrossato alla base con un bulbo a forma di ampolla, liscio e tenace nella parte esterna, cavo all’interno, di colore bianco; decorato nella parte medio-bassa da un anello fragile, scorrevole, evanescente, bianco, a volte nero per il deposito sporale. Carne bianca, poco consistente, molto fragile nel cappello; fibrosa nel gambo, di colore bianco negli esemplari giovani, nerastra a maturazione; odore e sapore delicatamente gradevoli.

Coprinus comatus
Coprinus comatus foto Franco Mondello
Inonotus tamaricis superficie fertile
Coprinus comatus foto Franco Mondello
Inonotus tamaricis carpofori maturi
Coprinus comatus Foto A. Miceli
Inonotus tamaricis vecchio esemplare
Coprinus comatus Foto A. Miceli

Habitat

La prima fruttificazione inizia nel periodo primaverile per prolungarsi fino al tardo autunno, cresce in gruppi di numerosi esemplari, in maniera saprofitica, prediligendo i margini delle strade, dei sentieri, delle radure, dei prati, specialmente su terreno abbondantemente concimato e ricco di sostanze organiche in decomposizione.

 

Commestibilità

Senza ombra di dubbio è l’unica specie appartenente al genere Coprinus che può essere considerata commestibile. E’ ritenuta, da alcuni autori, una delle specie migliori in assoluto per l’utilizzo in cucina con l’accortezza, considerata la esiguità della carne, di sottoporla ad una cottura non prolungata e di privarla del gambo in quanto coriaceo. In considerazione della delicatezza della sua carne, si presta ad essere consumata cruda in insalata o appena saltata nel burro con aggiunta di pepe verde [Buda, 2012]. Visto la particolare proprietà della deliquescenza a maturazione avanzata, si deve consumare nel primissimo stadio di sviluppo e nella immediatezza della raccolta, quando le lamelle si presentano ancora perfettamente bianche, prima che, per l’avanzare della maturazione, prendano sfumature rosa o rosa-nerastre. E’ opportuno, al fine di rallentarne la maturazione dopo la raccolta, provvedere al trasporto degli esemplari privandoli del gambo.

La specie è stata da sempre ritenuta, con le limitazioni di cui sopra, un ottimo commestibile tanto che, in merito, l’Abate Giacomo Bresadola (Ortiseé, 14 febbraio 1847 – Trento, 9 giugno 1929) si esprimeva in tal senso: “mangereccio e di ottimo gusto, assolutamente innocuo, purché sia mangiato nel suo primo sviluppo, quando cioè le lamelle sono ancora bianche o rosee. Mangiato quando il cappello è decomposto, o anche quando comincia a decomporsi, può riuscire velenoso, non perché la specie sia per natura venefica, ma per i veleni caratteristici delle sostanze organiche in decomposizione” [Bresadola, 1954].

 

Proprietà medicinali

C. comatus per le numerose vitamine, proteine e minerali quali vanadio, potassio, calcio, ferro, rame e zinco, contenuti, viene utilizzato in medicina con azione ipoglicemizzante risultando molto utile nel trattamento del diabete. Viene anche utilizzato per la cura della stipsi e nel trattamento delle infezioni intestinali. E’ stato anche dimostrato che ha capacità inibitorie verso lo sviluppo delle cellule nel carcinoma prostatico riuscendo ad abbassare i livelli di PSA (Antigene Prostatico Specifico) [Cazzavillan, 2011].

 

Specie simili

Per la sua particolare conformazione morfocromatica e strutturale è una specie facilmente riconoscibile con poche probabilità di confusione con specie similari tra le quali, in ogni caso, è opportuno evidenziare:

  • Coprinus vosoustii Pilàt (1942)

È quello che presenta maggiori tratti di similarità con C. comatus ed analoga commestibilità, si differenzia per le dimensioni minori, per la deliquescenza poco accentuata, per la forma del cappello inizialmente ovata-subsferica e per la calotta discale che si rompe a forma di stella.

  • Coprinus sterquilinus (Fr.) Fr. 1838

Si differenzia per l’habitat di crescita tipicamente costituito da accumuli di sterco, per le dimensioni più piccole che difficilmente superano i 6 cm. di altezza e per le dimensioni delle spore.

  • Coprinus atramentarius (Bull. Fr.) Fr. 1838 = Coprinopsis atramentaria (Bull. : Fr.) Redhead, Vilgalys & Moncalvo 2001

Differisce per le dimensioni minori, per il cappello scanalato in senso radiale e di un tenue colore grigio-argento, grigio-brunastro; per la caratteristica forma di crescita cespitosa e su residui legnicoli. Specie tossica, responsabile, se consumato in associazione a bevande alcooliche, di sindrome coprinica. (2)

 

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  1. Con il termine sporata o spore in massa, si è soliti identificare l’accumulo delle spore ottenuto in maniera artificiale adagiando il cappello dello sporoforo, dal lato della zona fertile (imenoforo), su una lastra di vetro trasparente o su un cartoncino dove, dopo qualche ora sarà possibile osservare il deposito sporale che, raggruppato in massa, manifesterà il colore delle spore apprezzabile ad occhio nudo.

  2. Viene inserita tra le cosiddette “Sindromi a breve latenza” (quando gli effetti tossici si manifestano entro sei ore dal consumo dei funghi), è conseguente all’ingestione di “coprina”, tossina contenuta in dose elevate nel C. atramentarius, in associazione con bevande alcooliche. La sintomatologia si manifesta quasi nell’immediatezza del consumo dei funghi evidenziando disturbi cardiocircolatori, arrossamento del collo e del viso, vampate di calore, cefalea, tachicardia. Si tratta di disturbi che si risolvono spontaneamente ma che possono avere conseguenze serie su soggetti cardiopatici. [Milanesi, 2015]

 

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Foto Angelo Miceli, Franco Mondello

 

Bibliografia di approfondimento

  • A.M.G.T. (Associazione Gruppi Micologici Toscani) – 2013: Io sto con i funghi. Seconda Edizione. Edit. La Pieve Poligrafica, Villa Vernucchio (RN)

  • AMINT (Associazione Micologica Italiana Naturalistica Telematica) -2007: Tutto funghi. Giunti editore, Firenze (ristampa 2010)

  • Bellù Francesco, Veroi Giulio - 2014: Per non confondere i funghi. Casa Editrice Panorama srl, Trento

  • Bertolini Valerio – 2018: Coprinus comatus: notula storico-bibliografica. Funghi e dintorni – Supplemento a Rivista di Micologia n. 1: 44:45. A. M. B. Associazione Micologica Bresadola, Trento

  • Bianchi Marco – 2018: Coprinus comatus. Funghi e dintorni – Supplemento a Rivista di Micologia n. 1: 37:43. A. M. B. Associazione Micologica Bresadola, Trento

  • Boccardo Fabrizio, Traverso Mido, Vizzini Alfredo, Zotti Mirca - 2008: Funghi d’Italia. Zanichelli, Bologna (ristampa 2013)

  • Bonazzi Ulderico - 2003: Dizionario dei nomi volgari e dialettali dei funghi in Italia e nel Canton Ticino. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento

  • Bresadola Giacomo – 1954: Funghi mangerecci e funghi velenosi. Comitato onoranze Bresadoliane Milano-Trento. Museo di Storia Naturale, Trento

  • Buda Andrea – 2012: I Funghi degli Iblei. Vol. I. Ass. Micologica Bresadola – Gruppo di Siracusa, Siracusa

  • Cazzavillan Stefania 2011: Funghi medicinali, dalla tradizione alla scienza. Nuova Ipsa Editore, Palermo

  • Garau Mariano, Merlo Erica, Rosso Michele, Traverso Mido -1982: I nostri funghi. Sagep Editrice, Genova

  • Cetto Bruno - 1970: I funghi dal vero, Vol. 1. Saturnia, Trento

  • IF - Index Fungorum database. www.indexfungorum.org (ultima consultazione maggio 2018)

  • La Spina Leonardo – 2017, Funghi di Sicilia - Atlante illustrato. Tomo II. Eurografica, Riposto (CT)

  • MB - Mycobank database. www.mycobank.org (ultima consultazione maggio 2018)

  • Milanesi Italo - 2011, Conoscere i funghi velenosi e i loro sosia commestibili. A.M. B. Associazione Micologica Bresadola, Trento

  • Oppicelli Nicolò – 2012: I funghi e i loro segreti. Erredi Grafiche Editoriali, Trento

  • Papetti Carlo, Consiglio Giovanni, Simonini Giampaolo - 2004: Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, Vol. 1 (seconda ristampa). A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento

  • Phillips Roger - 1985: Riconoscere i funghi. Istituto Geografico De Agostini, Novara