Fomes fomentarius, (L. : Fr.) Fr. 1849

Comunemente noto e conosciuto come “Fungo dell’esca” fino dai tempi più remoti, deve tale denominazione volgare all’uso comune da parte dell’uomo primitivo, che lo utilizzava, grazie alla sua facile infiammabilità, come esca per accendere il fuoco, utilizzando il primo strato di sostanza, quello posto tra la superficie crostosa del cappello ed i tubuli, opportunamente trattato, avvicinandolo alle scintille scaturite dallo sfregamento della cosiddetta “pietra focaia”.

Tale sua particolarità è stata confermata, nel tempo, da diversi ritrovamenti quale, ad esempio, l’ultimo in ordine cronologico che fa riferimento al rinvenimento, in Trentino Alto Adige, della mummia di “Ötzi” (1) nel cui corredo, tra i numerosi oggetti, furono trovati resti del carpoforo e pezzetti di selce.

 

Fomes fomentarius trova diffusione in tutte le parti del mondo associandosi, nella doppia conformazione comportamentale di parassita-saprofita, a numerose essenze arboree prevalentemente di latifoglie (pioppo, faggio, quercia, olmo, platano…). La sua presenza sull’albero ospite, sia in piedi che abbattuto, è indicata da vistosi corpi fruttiferi lignificati che si posizionano all’esterno del tronco operando, in maniera molto attiva, quali agenti di carie del legno (2) [Goidànich G. 1975]. Dopo la morte dell’albero ospite e la caduta a terra dello stesso, modifica la sua posizione rispetto al suolo riuscendo a compiere una rotazione su se stesso per riportarsi, con la superficie fertile, in posizione parallela al suolo per meglio diffondere le spore; tale proprietà è conosciuta scientificamente come geotropismo [AMINT, 2007]. Veniva impiegato, in passato, come emostatico ed utilizzato dai barbieri per affilare i rasoi; pratiche queste ormai da tempo abbandonate [AMINT, 2007], risulta, comunque, possedere proprietà antivirali ed antibatteriche.

Fomes fomentarius
Fomes fomentarius Foto: Emilio Pini
Inonotus tamaricis superficie fertile
Fomes fomentarius Foto: Emilio Pini

Viene posizionato, in maniera informale, nel gruppo dei Polipori nel quale vengono inserite specie fungine caratterizzate da imenoforo a tubuli, non asportabile dalla carne soprastante con la quale forma un insieme strettamente omogeneo. I basidiomi possono essere sessili (privi di gambo) o stipitati (muniti di gambo), in tal caso il gambo può essere centrale, sub centrale o eccentrico.

I pori, a seconda delle varie specie, possono essere di forma regolare, arrotondata o irregolare e più o meno allungata. (Boccardo F. e altri 2008)

 

Genere fomes (Fr.) Fr. 1849

Al genere appartengono basidiomi pluriennali (quando l’accrescimento si protrae per più anni consecutivi aggiungendo nuovi strati di crescita su quelli già esistenti), privi di gambo (sessili), ungulati (quando assumono l’aspetto di uno zoccolo). La superficie sterile si presenta liscia, solcata, crostosa, zonata con colori che vanno dal grigio chiaro al bruno scuro. La superficie fertile, di colore bruno ocraceo, è caratterizzata da pori piccoli, rotondi, con tubuli pluristratificati. La carne, di colore bruno ocraceo, si presenta di consistenza coriaceo-fibrosa.

 

Fomes fomentarius (L.) Fr.

Summa veg. Scand., Sectio Post. (Stockholm): 321 (1849)

 

Basionimo: Boletus fomentarius L. 1753

Posizione sistematica: classe Basidiomycota, ordine Poliyporales, famiglia Polyporaceae, genere Fomes

Etimologia: dal latino fomes = esca, inteso come alimento per il fuoco con riferimento all’uso che un tempo veniva fatto

Principali sinonimi: Agaricus fomentarius (L.) Lamm. 1783; Polyporus fomentarius (L.) Fr. 1821

Nomi volgari: fungo dell’esca

Nomi dialettali: Lisca (nome dialettale cosentino) Funcia d’isca, Isca di voscu (nomi dialettali siciliani) [Bonazzi U.].

 

Descrizione macroscopica

Carpoforo di grandi dimensioni, può raggiungere anche 30-40 cm di diametro ed oltre 2 Kg di peso. Di consistenza legnosa, privo di gambo (sessile) a forma di grosso zoccolo equino (ungulato), margine ricoperto da un leggero tomento (peluria), crescita pluriennale.

Superficie sterile di colore grigio, grigio-bruno, liscia, con evidenti zonature che indicano i vari strati di crescita, ricoperta da una crosta consistente e spessa, margine ricoperto da una leggera peluria, zonato, di colore bruno chiaro.

Superficie fertile costituita da tubuli pluristratificati di colore bruno-ruggine con pori di piccole dimensioni rotondeggianti di colore ocra, ocra-chiaro scurenti in maniera evidente al tocco o allo sfregamento.

Carne spessa circa 2-3 cm, di consistenza tenace, legnosa, fibrosa, di colore brunastro. E’ caratterizzata, nel punto di attacco alla pianta ospite, dalla presenza di una consistente massa di nucleo miceliare di colore bruno con chiazze bianche. Odore acidulo da giovane, sapore acre.

Habitat: inizialmente parassita, continua a fruttificare da saprofita anche su piante morte. Generalmente solitario anche se sullo stesso albero fruttificano, spesso, diversi esemplari. Agente di carie bianca causa la degradazione dei tessuti legnosi dell’ospite fino a causarne la morte. Fruttifica tutto l’anno con larga distribuzione.

 

Inonotus tamaricis superficie sterile
Fomes fomentarius Foto: Emilio Pini
Inonotus tamaricis superficie fertile
Fomes fomentarius Foto: Emilio Pini
Fomes fomentarius
Fomes fomentarius Foto: Emilio Pini.
 

 

Commestibilità: NON commestibile perché particolarmente legnoso.

Specie simili

  • Fomitopsis officinalis  (Vill. : Fr.) Bondartsev & Singer, 1941

di dimensioni generalmente minori, si differisce per la superficie sterile liscia o solcata, di colore bianco, bianco-grigiastro o nocciola, ricoperta da una sottile crosta di consistenza gessosa; per la superficie poroide di colore bianco tendente all’ocra chiaro verso la maturazione, con pori rotondi di piccole dimensioni.

  • Piptoporus betulinus (Bull. : Fr.) P. Karst., 1881

Si differisce per le dimensioni inferiori; per la superficie sterile liscia, di colore bianco, grigio-bruno o nocciola ricoperta da una sottile pellicola papiracea che spesso si presenta screpolata; per il margine involuto che si incurva fino a ricoprire leggermente la superficie fertile caratterizzata da pori piccoli, rotondeggianti, di colore bianco crema tendente a scurire verso la maturazione e per la presenza, anche se non sempre, di uno pseudo gambo che può raggiungere 5-6 cm.

 

Ringraziamenti

Un grazie particolare va rivolto all’amico Emilio Pini per la cortese concessione e l’autorizzazione alla pubblicazione delle foto.

 

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  1. Fu casualmente rinvenuta, nel settembre del 1991, da una coppia di turisti tedeschi in Trentino, nella Val Venosta, nel ghiacciaio del Similaun. Si tratta di un corpo mummificato tra i più antichi del mondo appartenuto ad un uomo di circa 40-50 anni d’età, ucciso da una freccia che lo ha colpito alle spalle recedendo l’arteria succlavia, vissuto nell’età del Rame tra il 3350 ed il 3120 a. C. [Zirk A. e altri, 2012]. Il nome di Ötzi, gli fu imposto con riferimento al diminutivo tedesco del luogo del suo ritrovamento. La scoperta riveste notevole importanza dal punto di vista antropologico, biologico e micologico.

 

  1. La carie, o marciume del legno, è una patologia vegetale che causa la progressiva degenerazione dei tessuti legnosi di piante vive o del legname in conservazione o in opera. Viene diversificata, generalmente, in carie bianca e carie bruna (per maggiori approfondimenti si rimanda ad un testo specifico). Viene causata da numerose specie fungine appartenenti a diversi generi di funghi quali, ad esempio, Fomes, Ganoderma, Phellinus, Polyporus, che assumono, nella fattispecie, la denominazione di “parassiti da ferita” in quanto trovano facilità di attecchimento in corrispondenza delle ferite del tronco arboreo, nei tagli di potatura, nelle ferite provocate da insetti, nelle lesioni traumatiche della corteccia. Normalmente l’attacco invasivo viene realizzato dal micelio che, dopo aver condotto un periodo di vita saprofitario su organi morti della pianta, riesce a penetrare all’interno della massa legnosa attaccandone le parti vive [Goidànich G. 1975].

 

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Foto: Emilio Pini

 

Bibliografia essenziale

  • AMINT (Associazione Micologica Italiana Naturalistica Telematica) -2007: Tutto funghi.  Giunti editore, Firenze (ristampa 2010)
  • Balestreri Stefano – 2012: Fomes fomentarius. Estratto da “Appunti di Micologia” (www.appuntidimicologia.it)
  • Bernicchia Annarosa – 2005: Polypocaceae s. l.. Edizioni Candusso, Alassio (SV)
  • Boccardo Fabrizio, Traverso Mido, Vizzini Alfredo, Zotti Mirca - 2008: Funghi d’Italia. Zanichelli, Bologna (ristampa 2013)
  • Bonazzi Ulderico: Dizionario dei nomi volgari e dialettali dei funghi in Italia e nel Canton Ticino. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento
  • Consiglio Giovanni, Papetti Carlo – 2009: Atlante fotografico dei funghi d’Itala. Volume 3. A.M.B. Fondazione Centro Studi Micologici, Trento
  • Goidànich Gabriele – 1975: Manuale di patologia vegetale. Vol. II,. Edizioni Agricole, Bologna
  • Phillips Roger - 1985: Riconoscere i funghi. Istituto Geografico De Agostini, Novara
  • Zirk Albert, Franco Alessia, Piombino-Mascali Dario, Egarter-Vigl Eduard, Gostner Paul – 2012: I segreti di Ötzi. Archeologia viva, Anno XXXI n. 154: 46:56. Giunti Editore, Firenze

 

 

Riferimenti siti web